Ramiz Guliyev - Dialogues With The Tar (Felmay Records)

“I concerti di Ramiz Guliyev sono un miracolo. Lui è il Paganini dell’Est”, così il direttore d’orchestra Mstislav Rostropovich descrive l’originalissimo stile esecutivo dello strumentista azero nato e cresciuto a Garbag in Azerbaijan, e noto non solo per aver ricevuto numerosi riconoscimenti come il titolo di Artista del Popolo dell’Azerbaijan nel 1988, l’Humay Award nel 2005, e il Shohrat (Glory) Order nel 2007, ma anche per essere un virtuoso del tar. Attivo come insegnante di musica sin dal 1974, e successivamente Capo Dipartimento della sezione Folk Music Chair, Ramiz Guliyev è attualmente professore alla Baku Music Academy e vanta tra i suoi allievi, alcuni dei più grandi suonatori di tar a livello mondiale come Malik Mansurov. Strumento musicale tipico della musica e della cultura azera, appartenente alla famiglia dei liuti e caratterizzato da un manico lungo e da una cassa armonica a forma di otto, il tar nel corso dei secoli si è diversificato in varianti diversi con due, tre, quattro, cinque e sei corde, ed oggi è ampiamente diffuso anche in tutta l’Asia Centrale e l’Iran. In particolare quello tipico dell’Azerbaijan viene suonato con un plettro, posizionando lo strumento contro la parte alta del petto del musicista, e presenta undici corde e 22 tasti, rappresentando la versione dall’utilizzo più dinamico in ambiti anche diversi da quello tradizionalmente noto del Mugham, come dimostra il suo utilizzo anche nella musica classica e da camera. A darci una visione molto completa dei vari ambiti in cui è utilizzato il tar, è proprio Ramiz Guliyev che di recente ha dato alle stampe lo splendido “Dialogues With The Tar” disco che raccoglie dieci brani, il cui pregio è quello di offrirci anche una sorprendente panoramica sulla grande versatilità stilistica dello stesso strumentista azero. Ad aprire il disco è una dolcissima ninna nanna composta da Firat Amirov, ed eseguita con l’accompagnamento dell’Orchestra della Tv di Stato dell’Azerbaijan, che ci introduce a “Mugham Choban Bayati” eseguita in duetto con Shirzad Hasaov al nagara. Se l’evocativa “Mugham Humayun” è eseguita dal solo Guliyev al tar, il brano successivo “Garanfil” di Vasif Adigozalov, lo vede accompagnato dall’Orchestra da Camera di Stato, a dimostrazione di come questo strumento trovi una perfetta collocazione anche nella musica prettamente classica. Nell’alternanza tra Mugham suonati in solitaria e brani orchestrali brillano così il sontuoso “Concert Piece” di Adil Babirov, con il tar di Gulieyev che dialoga in modo sorprendente ora con gli archi ora con i fiati, “Concerto n.1 for tar and synphony orchestra (2nd moviment) di Hadji Khanmammadov, ma soprattutto il brano conclusivo “Gaytaghi” di Tofiq Guliyev. Mescolando musica tradizionale e composizioni classiche dei principali autori azeri, Ramiz Guliyev ci ha regalato una preziosa perla discografica, il cui ascolto è assolutamente consigliato. 


Salvatore Esposito