Nu Indaco – Hibiscus (Autoprodotto)

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A tre anni dalla pubblicazione di “Su Mundu”, i Nu Indaco tornano con “Hibiscus”, disco dalla lunga gestazione ma che si pone come una vera e propria evoluzione del loro approccio alla world music. Se nel precedente eravamo la band romana esplorava la “musica di confine” in questo nuovo lavoro la loro ricerca abbatte i confini per approdare ad una “musica senza confini”, dove i suoni, le atmosfere e i colori del mediterraneo si sposa con il rock e l’elettronica dando vita ad un sound globale, che abbraccia oriente ed occidente. Inciso tra la primavera e l’estate del 2011 e prodotto da Antonio Nastasi, Mario Pio Mancini e Valentino Saliola, il disco raccoglie undici brani di eccellente fattura che spaziano dalle sonorità world, alla psichedelia fino a toccare la tradizione sarda e la musica antica. Ad aprire il disco è “Sorraht” un breve intro in cui i suoni elettronici, ci conducono alla titlte track, un brano dalla melodia trascinante, guidato dal bouzuki di Mario Pio Mancini e dalla voce della talentuosa Monica Cucca, e nel quale sono brillano le percussioni di Arnaldo Vacca e la ciaramella di Raffaello Simeoni. Monica Cucca è di nuovo protagonista nella successiva “Deus Ti Salvet Maria”, brano tradizionale sardo, qui proposto in una versione intensa ed evocativa, con la fisarmonica di Alessandro Severa a tracciare la linea melodica. Se suoni irlandesi della cornamusa di Raffaello Simeoni, ci introducono a “Juta”, un brano vibrante dal testo che mescola italiano e siciliano in un intreccio di grande suggestione, la successiva “Blu Indaco” è la riscrittura in chiave elettronica di un brano anonimo italiano del XIII secolo, in cui protagonisti sono l’alchimista dei suoni dei Nu Indaco, ovvero Antonio Nastasi che ne ha curato l’arrangiamento e Monica Cucca, la cui voce qui tocca uno dei vertici interpretativi del disco. La rilettura in chiave world di “Set The Controls For The Heart Of The Sun” dei Pink Floyd con ospite Simone Pulvano alla darbouka, funge da perfetto apripista per il rock world di “Wating For Kundalini” firmata da Mario Pio Mancini, il cui bouzouki dialoga in modo sorprendente con la chitarra elettrica di Martino Cappelli. Arriva poi uno dei brani più accattivanti del disco ovvero “Cadenza Scadenza” le cui sonorità pop nascondono lontane linee melodiche che rimandano al tango e al sud america, ma è con la splendida “La Voce”, riscrittura di un brano tradizionale azero, che si tocca uno dei vertici del disco, con la complicità del sax di Peppe D’Argenzio. Chiudo il disco altri due brani di grande spessore ovvero “Tharros” con la voce di Francesco “Big” Di Giacomo che duetta con quella di Monica Cucca e “6 Terra” in cui i Nu Indaco incontrano la voce e la tammora di Nando Citarella, in un brano in cui il prog-rock dialoga con la tradizione musicale napoletana. Da band in continuo movimento i Nu Indaco con Hibiscus hanno firmato, senza dubbio, una delle loro produzioni musicali più preziose e complesse di questi ultimi anni. E’ il coronamento di un percorso di ricerca cominciato, prima che in Italia si parlasse di world music, un percorso che li ha visti in anticipo e che ora li vede protagonisti di una proposta musicale di alto profilo, che unisce la ricchezza del suono e la qualità delle composizioni con la capacità di dialogare con altri musicisti dal diverso background, che fungono non da semplici ospiti ma come parti integranti di questo grande progetto che non si pone confini. Una sensazione questa che nasce non solo dall’ascolto di Hibiscus, ma anche dall’averli visti dal vivo. Sul palco infatti i Nu Indaco danno il meglio di loro stessi, liberi di sperimentare, improvvisare, attraversare in lungo ed in largo quei suoni globali di cui sono profondi conoscitori, stravolgerli, trasformarli e farli propri dando vita ad un esperienza sonica difficile da rintracciare in Italia. 


Salvatore Esposito