Serena Spedicato – My Waits (Dodicilune/I.R.D.)

Poeta maledetto dell’America dei bassifondi, cantautore visionario degli ultimi, Tom Waits nelle sue canzoni è riuscito a racchiudere nelle sue canzoni un immaginario poetico popolato da prostitute, ubriaconi e dannati di periferia, dando vita ad una cifra stilistica e un personalissimo songbook difficilmente replicabile, sebbene sia lunghissima gli artisti che siano stati ispirati da lui e che lo abbiano omaggiato con dischi ed omaggi di varia natura. In questo senso “My Waits” della eclettica cantante salentina, Serena Spedicato, rappresenta non semplicemente un atto di coraggio ma una prova di grande maturità artistica. Chi approccia il repertorio di Tom Waits tanto come semplice ascoltatore quanto come interprete, è certamente dotato di quella sensibilità necessaria a penetrare il suo approccio non solo musicale ma anche poetico. Accompagnata da un gruppo di eccellenti musicisti composto da Gianni Iorio (pianoforte, bandoneon), Antonio Tasques (chitarra), Pierluigi Balducci (basso) e Pierluigi Villani (batteria), la Spedicato ha dato vita ad un suggestivo percorso attraverso i primi dischi di Tom Waits nel quale rilegge in una brillante veste jazz alcuni brani tratti da dischi che vanno da “Closing Time” a “Heartattack and Wine”. La splendida voce di Serena Spedicato, unita ai raffinatissima arrangiamenti elaborati da Pierluigi Balducci, conferiscono ai vari brani un eleganza sonora tale non solo da impreziosire le linee e le strutture melodiche originali ma anche di svelarci i brani sotto una nuova luce. Durante l’ascolto brillano così il sinuoso tango di “Please Call Me Baby”, la fascinosa “Muriel”, il blues after midnight di “Burma Shave” ma soprattutto quel gioiellino che è “Invitation To The Blues”, dove la voce della Spedicato tocca uno dei vertici interpretativi di tutto il disco. Non manca qualche piccola sorpresa come la ballata “A Sight For Sore Eyes”, un bella versione di “On The Nickel” e una trascinante “Saving All My Love For You”. Chiudono il disco “Ruby’s Arms”, la ben nota “Blue Valentine” in una versione riuscita e allo stesso tempo particolarmente suggestiva, e “Tom Traubert’s Blue”. In dieci brani Serena Spedicato è riuscita a regalarci la sua visione dell’opera di Tom Waits, senza cedere a sperimentalismi estremi, ma puntando a valorizzare tanto il sostrato poetico quanto soprattutto l’aspetto prettamente melodico. “My Waits” è dunque un disco di grande pregio che non dovrebbe mancare accanto ai dischi del buon vecchio Tom. 


Salvatore Esposito