Medimex – Mediterranean Music Expo, Fiera del Levante, Bari 29 Novembre – 2 Dicembre 2012

In una intervista raccolta per il Giornale della Musica qualche mese fa, in sede di presentazione della seconda edizione, Antonio Princigalli, coordinatore di Puglia Sounds e mente del Medimex, mi aveva sottolineato la volontà dell’Expo del sud-est italiano di consolidare “una manifestazione che, dal suo epicentro mediterraneo, guarda da un lato al raggio d’azione più ampio possibile, arrivando a lambire il nord Europa, dall’altro si sviluppa come luogo di occasioni in cui accrescere la propria professionalità”. Sin dalla sua nascita, in una fase storica terribile sul piano economico, e in un Paese in cui le istituzioni pubbliche sono a dir poco riluttanti ad investire in cultura, la fiera musicale barese è sembrata da subito una dirompente innovazione nello scenario dell’imprenditoria musicale della penisola. Medimex è l’atto politico di un’amministrazione regionale che ha voluto creare un’agenzia per lo sviluppo delle “proprie” musiche, nella consapevolezza che investire nella cultura serva non soltanto al progresso sociale ma anche alla crescita occupazionale. 
Aperta dalla bella serata “Meraviglioso Modugno”, al Teatro Petruzzelli, dedicata ancora una volta al canzoniere dell’artista di Polignano a Mare, e animata da Raiz & Radicanto, Ginevra Di Marco, Mannarino, Brunori Sas & Dente, Negramaro ed altri ancora, l’Expo è stato accolto negli 8000 mq della Fiera del Levante per una tre giorni intensissima, in cui sabato e domenica hanno visto la massima affluenza di pubblico agli stand e ai 23 showcase. La visione pugliese-centrica è inscritta nella logica politica e culturale della manifestazione, e la schiera di operatori stranieri presenti (dalla Francia all’Algeria, dall’Egitto allo stato brasiliano di Minas Gerais, oltre a rappresentanti di alcuni festival europei) dà ragione alla scelta di mettere in vetrina soprattutto prodotti culturali pugliesi. In ogni modo, non poche le novità di quest’anno, tra cui spazi interattivi e workshop per bambini, mentre il piatto forte restano gli speed meeting, attraverso cui gli operatori convenuti possono incontrare delegazioni di festival internazionali, istituzioni culturali e agenzie musicali di molti Paesi. 
Tuttavia uno dei problemi, già evidenziatosi lo scorso anno e ribadito da alcuni operatori italiani, è l’attenzione ridotta che un discografico o un promoter piemontese o lombardo (almeno all’interno del variegato universo world e nu folk italiano) può avere verso una fiera che si svolge dall’altra parte d’Italia e che arriva a meno di due mesi dal Womex. Un altro limite (su cui sicuramente si lavorerà per il futuro) è da ricercare nella natura stessa dell’evento, stretto da un lato dal ruolo mediterraneo che quasi automaticamente si traduce in vetrina per le musiche del mondo, con il rischio di possedere un appeal contenuto per gli operatori stranieri del settore world music, già attivi nei mesi precedenti nella catalana Manresa e Womex e poi a marzo a Babel Med (intendiamoci: Fiere con cui Medimex è gemellato o consorziato e con cui non intende porsi in concorrenza, anzi le prende ad esempio), e dall’altro dalla necessità di continuare ad avere orecchie aperte sulle produzioni indipendenti (soprattutto rock e canzone d’autore), considerata la collaborazione con il Meeting delle Etichette Indipendenti. 
Detto questo, si è concordi nel ritenere questa seconda edizione più frizzante e meglio organizzata, sotto tutti i punti di vista, della precedente. Come accennato, non sono mancati gli appuntamenti per la sedicesima edizione del MEI, con convegni sui 50 anni di musica indipendente, il Future Music Contest, i premi PIMI e PIVI, rivolti alla scena indie, la serata del Tenco Ascolta, Musica contro le Mafie e tanto altro ancora. Parlando di musica live, è doveroso entrare nel merito di quanto ha impressionato le nostre orecchie nel corso dei tanti showcase di 40 minuti che quest’anno sono stati accolti negli spazi della stessa Fiera con apertura al pubblico, e non riservati ai soli addetti ai lavori, come era accaduto lo scorso anno. Per iniziare, segnalazione doverosa per la postazione di Rai Radio 3, che all’interno della sua programmazione (Fahrenheit, Alza il Volume, 6 Gradi, File Urbani, Zazà), ha presentato live act, tra gli altri, degli energici Kalàscima, del chitarrista portoghese Frankie Chavez, di Aziz Sahmaoui, di Bandadriatica, nonché una reunion degli Area. 
Quattro i palchi, uno per i concerti pomeridiani e tre per i serali (con due palchi contigui sui quali i gruppi si alternavano). Limitandoci alla nostra propensione world, ci hanno colpito la rinnovata vocalità delle Faraualla in procinto di uscire con il nuovo lavoro “Ogni Male Fore”, ispirato ai formulari della medicina popolare. Alle quattro voci si aggiungono basso, elettronica e percussioni, conferendo potenza e nuovo appeal alle fanciulle. Notevoli anche il set del quartetto iraniano Chemirani (voce femminile, percussioni a calice e a cornice, saz), gustoso quello di Magnifico, turbofolk che viaggia tra Mitteleuropa e Balcani, così come Enzo Avitabile con i Bottari che ha raccolto grandi consensi da parte del pubblico nella serata di venerdì. Più a Oriente si impone Ilhan Ersahin’s Istanbul sessions. Di rilievo anche il tuffo nella storia di popoli in lotta nel Mediterraneo proposto da Stefano Saletti & Piccola Banda Ikona (con un superbo Gabriele Coen), il drive gnawa-chaabi-bambara-rock-funk di Aziz Sahmaoui & University of Gnawa, la polifonia (voci e human beat box) plurilingue del combo Radio Babel Marseille e la cocentissima pizzica-dub degli Insintesi, che si avvalgono delle voci delle fimmine salentine Miss Mykela, Raffaella Aprile, e soprattutto, Anna Cinzia Villani. 


Ciro De Rosa


Il Reportage Fotografico




Salvatore Esposito