Cochi & Renato, Teatro Sistina, Roma, 27 Ottobre 2012-10-30

Sebbene la parentesi del loro successo sia durata poco meno di un decennio, tra il 1964 e il 1975, Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto sono, senza dubbio, il duo comico italiano più famoso, e questo non solo per il grande successo dei loro spettacoli teatrali e televisivi, ma anche per le loro canzoni. Cresciuti praticamente insieme, e successivamente approdati sul palco del Derby di Milano nei primi anni sessanta, Cochi & Renato, insieme ad Enzo Jannacci, Dario Fo, Lino Toffolo, Felice Andreassi e Beppe Viola, compongono quella “scena milanese” che in Gino Negri aveva visto il suo progenitore. Percorrendo quello stretto sentiero che si trova tra musica e teatro, cabaret e satira, il duo lombardo ha scritto pagine memorabili della comicità e della canzone italiana, tuttavia la loro esperienza si esaurì in modo quasi naturale, quando entrambi i musicisti intrapresero strade differenti. 
Ritornati insieme nel 1999 per una fiction in sei puntate su Rai Uno, “Nebbia In Val Padana”, Cochi & Renato hanno ripreso a lavorare fianco a fianco con sempre maggiore regolarità, e non è un caso che in questi anni abbiano raccolto un grande successo con i loro tour teatrali e due dischi “Le Canzoni Intelligenti” e “Finchè c’è la Salute”, che raccoglievano il meglio della loro produzione e alcuni brani nuovi. Il tour teatrale 2012 dal titolo “Quelli del Cabaret”, che segue il grande successo di pubblico e critica di “Finchè c’è La Salute” dello scorso anno, è una sorta di contenitore antologico nato, come raccontano i due, “con l’intenzione di rispondere con i fatti a chi ci chiede come fosse il cabaret negli anni Sessanta e Settanta”. Sul palco del Teatro Sistina a Roma, Cochi e Renato hanno dato vita ad un vivace spettacolo a metà strada tra cabaret e canzone, nel quale nonostante l’età e qualche acciacco più o meno evidente, hanno ripercorso in lungo ed in largo tutta la loro carriera. 
Loro “che nel sessantatré, senza saperlo, hanno inventato il cabaret”, oggi sono dei settantenni che si divertono e fanno divertire il loro pubblico, proprio come durante i giorni dell’Osteria Dell’Oca o del Derby, sempre pronti a mettere mano alle proprie valige piene di canzoni. Ciò che colpisce del loro modo di approcciare il loro repertorio passato, è la capacità di farlo rivivere attualizzandolo con grande disinvoltura, perché “l’umorismo è sempre figlio del tempo presente” e immancabile arriva anche la battuta sull’attuale governo tecnico: “Cos’ha da dire il Mario Monti/che non riesce a quadrare i conti,/alla mattina sposta il lenzuolo/ prende lo spread e se lo mette… Puli Puli Pu fa Il Tacchino… Qua Qua Qua l’Ochetta..”. 
Pur non amando particolarmente la satira politica, ma preferendo da sempre mettere alla berlina la società in generale, dipingendola con canzonato acume e la loro classica comicità surreale, Cochi e Renato non hanno risparmiato anche l’ex premier, tirando fuori dal cilindro l’esilarante battuta: “i figli degli impiegati sono convinti che Berlusconi sia nato a Nazareth”. Lo spettacolo, la cui regia è stata curata dallo stesso Renato Pozzetto, viaggi su ritmi e tempi ormai collaudati e consolidati nel tempo, con i due comici milanesi che spesso si interscambiano nel ruolo di spalla. Ad accompagnarli sul palco c’è un versatile quartetto con non manca di caratterizzare con il proprio sound brillante e coinvolgente i vari brani. Scorrono così grandi classici del loro repertorio come “La Gallina”, per l’occasione associata ad Alba Parietti, “Canzone Intelligente”, “E La Vita, La Vita”, “Come Porti I Capelli Bella Bionda”, ma anche brani più recenti come “Nebbia In Val Padana”, “L’Aeroporto di Malpensa” e il loro manifesto degli ultimi anni “Finchè C’è La Salute”. Non manca anche un omaggio agli anni d’oro della scena milanese con “Ho Visto Un Re” di Enzo Jannacci e Dario Fo e una divertentissima “L’Uselin De La Comare”, applauditissima dal pubblico. Ben lungi dall’essere uno spettacolo nostalgico, Quelli del Cabaret è uno spettacolo che raccoglie un pezzo della storia della nostra musica, e quando passa la storia è bene inchinarsi. 


Salvatore Esposito