Trio Tarante – Canti Migranti (Polo Sud Records)

Canti Migranti…canti che parlano d’incontri: quelli della tradizione dell’Italia meridionale, del Mare Nostrum e della più lontana Irlanda. Gli incontri diventano il fil rouge di un’avventura che è cominciata con un incontro: durante un concerto del dicembre 2004 sulle musiche tradizionali meridionali e partenopee per le festività Natalizie, si sono casualmente conosciuti Emidio Ausiello, eclettico percussionista, conoscitore della musica etnica e suonatore di tamburi a cornice, Luigi Staiano, calda voce di origini sorrentine, ma anche strumentista di fisarmonica, organetto, tammorra e Mimmo Scippa, voce toccante dalle espressività tradizionali e chitarra battente. Così, il galeotto incontro ha dato vita al Triotarantae! Dopo l’album d’esordio Tuoni e lampi, il secondo lavoro, Canti Migranti, nasce “con la consapevolezza di voler dimostrare una dovuta maturità e nello stesso tempo, riverenza, verso la tradizione popolare e tutto quello che essa rappresenta nella realtà odierna”,come loro stessi affermano. La scelta del titolo deriva dalla connotazione data alla musica, che diviene l’elemento di coesione tra le genti: “il migrare della musica, il sentirsi uniti attraverso sonorità che solcano l’aria, le vocalità di popoli differenti che si uniscono nella melodia facendo appartenere a tutti la musica stessa, ritmiche del nostro sud che si uniscono a quelle balcaniche, magrebine, irlandesi, il tutto in un solo viaggio…”. Da questo viaggio nel Mediterraneo nasce la collaborazione con Mbarca ben Taleb, voce del brano che da’ il nome all’album: Canti Migranti è un pezzo dalle sonorità tipicamente orientaleggianti, ma in questo vento dell’est ben si confonde il dialetto che racconta la sofferenza di chi lavora in condizioni disperate e i sogni di speranze malinconicamente disilluse. Un futuro al sud, è una canzone dedicata agli emigranti che lavorano nei campi, e che, talvolta, ne diventano schiavi, costretti a lavorare sotto il sole rovente che diventa insostenibile, lontani da casa: è questa la triste sorte “pe s’abbuscà à jurnat”. Facce, col suo ritmo sembra richiamare la danza dei cammelli a cui allude nel testo, con le carovane di gente e le navi di legno trasportate alla deriva dalla corrente con i volti provati dei clandestini che dall’Africa tentano disperatamente il viaggio delle speranza. Oltre alla ammaliante cantante tunisina, sono altrettanto importanti le partecipazioni di Sasà Zazzo Piedepalumbo (fisarmonica di Paoli e Mina), di Michele Signore (violino della Nuova Compagnia di Canto Popolare) e quella di Pasquale Valentino che in Figliuli, recita un suo componimento dedicato a coloro che alla ricerca di una vita migliore lontana dalla fame e dalla guerra, restano vittime della forza del mare e della disumanità degli altri esseri umani. Ricorre in questo, come in altri brani, la religiosità ed in particolare il culto Mariano, fortemente sentito in Campania. Quanno o sole e’ doce, racconta di un cammino, evoca il suono dell’acqua, simbolo di benedizione e con la sua nostalgica melodia narra il viaggio da terre lontane per trascorrere l’estate in patria per la festa della Madonna Nera.“… Viaggio con il quale quasi sempre apriamo i nostri concerti con un canto dedicato alla salita di Montevergine, ed il canto stesso diventa viaggio, sogno, realtà, …una realtà musicale pronta a migrare per in mari e i cieli delle nostre anime e delle nostre realtà culturali.” Le tammurriate, le pizziche, le tarantelle, le ninna nanne, le villanelle, i canti di lavoro, quelli d’emigrazioni, quelli della tradizione religiosa e dei suoi riti, i canti d’amore e serenate: ecco il background del Triotarantae, che ritroviamo nella loro musica e in Canti Migranti con Tarantella del Gargano, Sona battenti, A vita e’ na Taranta, che riprende il tema del morso della “taranta” legandolo a quello amoroso, Cu ti lu dissi, storia di uno sfortunato amore, La sciorta ca ngrata, che si conclude con un carpe diem volto ad eludere la sorte avversa. È primavera e Alli stagioni si rifanno l’una al risveglio della natura e dell’amore (il cui messaggio è portato da un fiore) e l’altra ai cambiamenti della terra, descritta da una metafora sull’alternarsi delle stagioni. Con la sua introduzione, A cantina e si Teresa, trasporta nella vera atmosfera dell’osteria: tutti bevono per dimenticare i problemi, anche i più gravi come la mancanza del lavoro, tema quanto mai attuale. Le botti del vino di zia Teresa si esauriscono aiutando gli avventori ad affogare i dispiaceri nell’alcool. Nelle loro performance live la formazione si completa con le ballerine Mariagrazia Lettieri e Marilù Poledro. Canti Migranti, prodotto dalla “Polo Sud”, trova una garanzia anche nel direttore artistico dell’etichetta Ninni Pascale, editore dei primi dischi di Pino Daniele, De Piscopo, Eugenio Bennato e dei Contemporanei Virtuosi di San Martino. 


Cinzia Lanzano