Diabel Cissokho - Kanabory Siyama (World Village)

Non sono un etnomusicologo o uno studioso di musica popolare africana, sono solo un musicista, per la precisione un bassista e cantautore italiano. Cosa mi succede quando ascolto musica come quella di Diabel Cissokho? Che reazione ha il mio orecchio occidentale ad ascoltare la musica di un griot senegalese che volentieri si mescola e contamina con musicisti di varia estrazione ma comunque fa riferimento ad una tradizione che va indietro a musicisti che vivevano come privilegiati perchè più vicini alle fonti della vita con la loro kora? Eredi di un tradizione di famiglia? Succede che godo perchè sento una musica necessaria registrata e realizzata con gioia e con gioia condivisa. Il titolo del cd uscito per la World Village nell’aprile di quest’anno fa riferimento a una volontà precisa di non allontanarsi dalle proprie radici, perchè solo vicino alle radici la linfa vitale scorre impetuosa e forte. Il multistrumentista Diabel si cimenta anche con la chitarra elettrica, il basso, l’ngoni e le percussioni, attorniato da oltre una dozzina di suoi parenti a suonare gli altri strumenti, dando così continuità a un fare musica radicato nel dna della sua orgogliosa discendenza da una famiglia che vanta oltre 100 generazioni di griot. La verità che si sente dietro al suono di questo cd fa impallidire il lamento che si sente provenire da quelli che da noi suonano solo come succedaneo a una carriera nella famigerata “societa’ dello spettacolo” di debordiana memoria: qui c’è davvero la fonte salvifica del fare musica, cellule poliritmiche che si srotolano cristalline mentre le corde della kora ricamano come acqua che scende a valle. Io ho imparato quello che so dal blues e dal suo suono ed etica, dal suo reagire a uno stato di cose negativo come la privazione dei diritti fondamentali, il male d’amore o il malocchio con un sorriso di scherno. Qui del blues ce n’è tanto e anche molto puro, privo di pose.




Antonio "Rigo"Righetti