Damadakà - Të voglië cuntà (Autoproduzione)

La premessa è che esiste in Campania un mare magnum di gruppi musicali votati a vario titolo alla rilettura di forme e stili della tradizione contadina. Cosicché non è sempre facile imbattersi in proposte che lascino il segno. I Damadakà fanno tesoro di quanto hanno fatto “padri e madri” del folk revival campano ma al contempo nascono e vivono sul campo la loro passione e la prassi musicale, partecipando alle feste devozionali, dove conseguono il riconoscimento di cantatori e suonatori ancora contigui all’universo contadino. Attivo sin dagli anni ’90, il sestetto vanta una vittoria nel 2006 alla competizione che si svolge all’interno del Festival spagnolo Eurofolk. Esibisce uno strumentario acustico articolato (fiati e ance popolari, percussioni, idiofoni, mantici, plettri) con interessanti innesti timbrici di aerofoni (doppio e triplo flauto, flauto armonico, sisco) e col timbro cristallino della chitarra battente (bella la suonata in “Madonna delle Grazie”), ma soprattutto si presenta con un interessante assetto polivocale, ora con canto all’unisono ora con combinazioni differenziate di voci, tratto stilistico specifico del gruppo, che li pone una spanna sopra altre proposte folk revivalistiche. L’album, il cui titolo deriva dal verso della fiaba popolare "’A nuvella" del cantastorie e poeta improvvisatore giuglianese Eugenio Pragliola, arriva dopo anni e anni di concerti e frequentazioni del calendario musicale del “popolo della tammurriata”. I Damadakà scelgono la metafora del racconto della tradizione popolare, vista dalla loro angolazione, mettendo in copertina una “vecchia” sedia impagliata. Il loro viaggio nel Sud si compone di un repertorio composito, con inserti vocali di cantatori e cantatrici della tradizione, che sono al contempo omaggio alla lezione dei maestri, condivisione di esperienze sonore e legittimazione della propria riproposta musicale. Si susseguono canti sul tamburo, temi tradizionali profani e canti religiosi, alcuni molto noti altri meno, che toccano diverse aree della Campania fino al Molise. Ensemble in gran vena nel canto procidano “Nferta” per voci e marranzano, nei canti d’amore “Rondinella che vieni dalla Frangia”, cilentano, e “A llegna a la muntagna”, avellinese, nella polifonia religiosa molisana “E una so’ li stelle”. 


Ciro De Rosa