Balkan Beat Box – Give (Crammed Discs/Materiali Sonori)

Considerati ormai tra i principali esponenti della scena new balkan, i Balkan Beat Box partendo dal movimento gyspy rock hanno dato vita ad una originale commistione sonora che parte dalla musica tradizionale balcanica, abbraccia i suoni world e arriva a lambire l’elettronica dancefloor. A distanza di due anni da Blue Eyed Black Boy il trio newyorkese torna con Give, disco ispirato dai grandi movimenti di protesta sviluppatisi nel corso del 2011 ed in particolare alle proteste sociali nate in Israele, alla Primavera Araba e ad Occupy Wall Street. Pur essendo sostanzialmente rimasta invariata la loro proposta musicale, il loro sound presenta ritmiche e timbriche più potenti ed abrasive che rimandano all’uso che fanno dell’elettronica certi gruppi di Africa e Sud America. Parallelamente anche i loro testi si sono fatti più impegnati come dimostra già la copertina a fondo rosso e con in primo piano un kalashnikov-megafono. Per l’occasione al trio base composto da Ori Kaplan (sassofono, sintetizzatori), Tamin Muskat (batteria, programmazione e sintetizzatori) e Tomer Yosef (voce, percussioni e chitarra), si è aggiunta una lunga serie di ospiti come Yaron Ouzana (trombone), Itamar Ziegler (chitarra e basso), Beno Helder (basso), Ron Bunker (chitarra), Tom Darom (voce), The Baby Voice Orchestra P.T. City (voci), Moran (voci) e Jovica Ajdarevic (scratch trumpet). Sin dalle prime note di Part of the Glory si percepisce chiaramente come il trio abbia cercato con questo disco di dare corpo al suono dei nostri tempi, quello nel quale si mescolano influenze musicali che spaziano in lungo ed in largo attraverso il nostro globo e che racchiudono dei testi che mettono in luce senza mezzi termini il fuoco di protesta che si leva contro le politiche capitalistiche delle grandi potenze economiche e contro i governati su cui pende l’accusa di essere stati loro complici. Brani come l’esplosiva Political F*ck, Urge to Be Violent ed Enemy in Economy sembrano essere la colonna sonora di un documentario su Occupy Wall Street con i loro suoni che spaziano dall’hip-hop al reggaeton fino a toccare la musica dance con i fiati di Kaplan a rimandare alle sonorità balkan, filo rosso che tiene insieme i vari brani. Completano il quadro brani come Money, What A Night, e Porno Clown, che pur non parlando direttamente di politica puntano ad una critica dei costumi e delle mode della nostra società tra la mercificazione del sesso, le vuote apparenze e il consumismo a tutti i costi. Vertice del disco è la conclusiva No Man’s Land che mescola le sonorità e ritmi dell’hip-hop con quelle delle fanfare balcaniche dando vita ad un crescendo molto coinvolgente. Nel complesso Give è ha tutta l’aria di essere una sorta di istant disc con il quale i Balkan Beat Box hanno cercato di cristallizzare non solo la situazione politica attuale ma di interpretarne in qualche modo anche il suo suono. 



Salvatore Esposito