Now You’ll See Some Morning Manic Music, in memoria di Ernesto De Pascale

E’ passato un anno da quando Ernesto De Pascale ci ha lasciati, da quel momento, più volte sono tornato sulle pagine de Il Popolo Del Blues, quasi per cercarlo. Ho trovato le sue parole, i suoi racconti, i suoi articoli, le sue interviste. Pagine di grande giornalismo, che rappresentano un importante solco da seguire, un esempio unico di come si possa fare critica musicale, parlando soprattutto della realtà che ci circonda. In questo, e in tante altre cose, lui era un maestro. Ernesto era però anche un musicista, e in pochissimi sono riusciti nello stesso tempo a fare musica e a raccontarla mantenendo sempre un profilo alto. Mi è sembrato naturale, ricordare Ernesto partendo dalla sua musica, e così ho deciso di pubblicare la versione integrale di un intervista, originariamente uscita su JAM in occasione della pubblicazione dello splendido Morning Manic Music, unitamente alle recensioni di quest’ultimo e di quel gioiellino che è My Land Is Your Land realizzato con Ashley Hutchings. Preferisco, dunque, lasciare che parli lui stesso della sua musica, delle sue passioni e soprattutto delle sue tante storie che aveva da raccontarci. 

Morning Manic Music il tuo primo album come solista, non è come ha scritto qualcuno, il tuo primo passo nel mondo della musica. Ci puoi parlare, in breve, della tua storia musicale, giusto per chiarire le idee ai lettori? 
I miei esordi discografici come musicista risalgono al 1982 con il gruppo fiorentino LIGHTSHINE (Base records), la mia avventura proseguì per tutto il resto di quel decennio con Hypnodance, con cui incisi quattro dischi (un EP, un singolo, un album, un dodici pollici) per la Contempo records. In quegli anni mi dedicai anche a produzioni altrui. La prima che mi viene in mente sono i DIAFRAMMA di Siberia e Tre Volte Lacrime. 

Quanto ha influito la tua esperienza come conduttore radiofonico in fase compositiva, hai pensato ad un possibile airplay dei tuoi brani o hai cercato di soddisfare le tue istanze artistiche personali?
La radio è nel mio cuore da sempre e conducendo programmi dal 1976 ( Ernesto de Pascale lavora con la RAI dal 1980 ed è stata una delle voci storiche di RAI STEREONOTTE ndr) ci sono alcuni principi che si accompagnano naturalmente alla mia visione della musica: i tempi delle canzoni, le loro stesure, gli intro, i finali, la disposizione delle tonalità, la gestione degli assoli. Questi sono principi che quando li conosci i grandi compositori - vedi Brian Wilson, ma potrei andare indietro all’epoca del Tin Pan Alley - ti insegnano a sovvertire. Devi però prima conoscere l’arte della scrittura. 

Quanto è rimasto dei grandi giorni della Firenze degl’anni ottanta nella tua musica? 
Fu un decennio che iniziò magicamente sulla scia di grandi concerti come Patti Smith, Lou Reed, Iggy Pop, Peter Gabriel e generò nella mia generazione una voglia di sperimentare e condividere un modo di fare rock che si basava molto sull’attitudine prima ancora che sulla tecnica. Una attitudine che rivedo solo da pochi anni intorno a me, nel magmatico mondo delle band che partecipano al Rock Contest di Controradio e Assessorato alla Pubblica Istruzione, di cui sono presidente di Giuria.  

Ci puoi parlare di About girl and boy, brano del repertorio dei Lightshine, come mai hai deciso di utilizzarlo? 
E’ una canzone che descrive l’incontro fra due persone di differenti generazioni, sempre più una rarità al giorno d’oggi!, ed è costruita per “stanze” speculari l’una all’altra. E’ la canzone più vecchia del disco, composta nel 2005, e suonata originariamente durante la breve reunion dei LIGHTSHINE con Paolo Giorgi e Gianni Rosati, entrambi chitarrista, il primo straordinario cantante e seconda voce nell’intero disco, che infatti suonano nel brano. Il brano, lì dove è posizionato nella scaletta del cd, dà peso e autorevolezza a ciò che segue.  

Il filo rosso che tiene insieme i brani è il fare musica agli inizi del giorno, ma in effetti dal punto di vista dei testi quali sono state le tue ispirazioni? 
Troppe per citarle tutte, faccio qualche nome che ha per me sempre centrato il cuore dell’ascoltatore : Peter Hammill per la visionarietà, Van Morrison per la poesia, Elvis Costello per la profondità fra gli inglesi, Warren Zevon, un tardo genio beatnicks, Jackson Browne, Bruce Springsteen fra gli americani. Questi ultimi due perché hanno scritto di cose, persone, fatti, avvenimenti che io stavo vivendo in quel momento e continuo a vivere con loro. E poi c’è Bob Dylan. Quando entra in gioco lui, sgombra il campo da paragoni. 

Come mai hai scelto di comporre i tuoi brani inglese? Reputi forse giusta quella famosa affermazione di Franz Di Cioccio, che su un riff di chitarra sta meglio I Love You, piuttosto che su Ti Amo? 
Dipende dal riff, caro Franz! Però l’iperbole è azzeccata. I dischi delle band di cui ho fatto parte erano in inglese e i mezzi non convenzionali di comunicazione internazionale odierni parlano quella lingua, buona parte della mia attività professionale legata alla musica è svolta in inglese. Non mi programmo mai quando mi siedo davanti al pianoforte, questo me lo ha insegnato il Rythm & Blues!, quello mi ha piuttosto insegnato che ogni parola ha un peso e che una canzone può cambiarti la Vita. E la mia unica preoccupazione è esprimere dei contenuti. 

Nel disco, citando Van Morrison, dici che non hai un metodo, non hai insegnanti, ne guru ma guide spirituali, quanto hanno inciso figure come Luciano Bianciardi, Piero Ciampi, Ugo Tognazzi e Olver Nelson nella tua musica? 
 Lo scrittore grossetano Luciano Bianciardi ( 1922-1971) è l’uomo che aveva previsto l’Italia di oggi già nel suo capolavoro del 1962 “La Vita Agra”, Piero Ciampi, al quale sono legato anche per il mio impegno diretto come giurato in un premio a lui ispirato che si svolge a Livorno da 12 anni, è per me l’esempio della poesia come arte rivoluzionaria in musica, un altro uomo che aveva visto chiaro: Ugo Tognazzi è stato uno dei miei primi incontri romani agli albori della mia carriera RAI; i personaggi da lui interpretati - da La Vita Agra a Romanzo Popolare a Amici Miei - sono sempre speciali, un misto di agrodolce e lievità. Il suo amore per le donne, diverso dai canoni che individuiamo, un esempio. Il grande arrangiatore jazz Oliver Nelson,al quale la mia società Il Popolo del Blues, nel 2001 dedicò un disco, rappresenta lo stile della musica, l’intelligenza, l’orgoglio di un nero che in silenzio elevò il jazz scritto per Big Band un gradino più su. Le sue musiche, da The Blues and The Abstract Truth a Six Million Dollar Man, da The Last Tango in Paris a What a Wonderful World, restano immortali per swing e spessore. E nella vita ci vuole swing! 

Tu hai sempre scritto canzoni, ma che cosa differenzia i brani di Morning Manic Music dalla tua produzione precedente? 
Penso ed ho sempre pensato che si debba pubblicare quando si ritiene di avere davvero qualcosa da dire. Questo è quello che cerco di comunicare ai più giovani. Poi, ci sono i più prolifici e i meno prolifici. Questo era il momento giusto per Morning Manic Music, il momento era maturo. Le canzoni sono recenti, la realizzazione degli ultimi18 mesi. Sono canzoni scritte nei miei viaggi di questi ultimi due anni, dopo il mio matrimonio. 

Nel presentare questo disco hai detto, citando la frase celebre di Grace Slick, che questa è la musica ispirata dalle prime ore del mattino? 
Cosa c’è di speciale nel comporre una canzone mentre il sole non è ancora alto? Hai con te le ultime scene dei sogni, vuoi solo fermare cose belle - tutti vogliono iniziare bene la propria giornata! - la mente è riposata, ci sono note che aleggiano dai sogni. Per uno che ascolta decine e decine di cd al giorno è importante che la propria musica venga prima degli altri. Inoltre, cosa non trascurabile, il cellulare è spento! 

Hai composto quasi tutti i brani al pianoforte, come hai lavorato poi in fase di arrangiamento? Confermo di aver composto tutto al pianoforte. Gli arrangiamenti sono cresciuti con la composizione; avendo abitudine alle produzioni sono andato in studio con le idee molto chiare. Non amo perdere tempo in studio.

Al disco hanno collaborato artisti importanti di livello internazionale come Joe Broughton e Ken Nicol, ma come sempre hai valorizzato anche i musicisti fiorentini, tanto la talentuosa Giulia Nuti, quanto anche i sorprendenti Underfloor che spesso ti affiancano in diversi brani, da dove sono nate queste scelte? 
Non avendo pressioni esterne ed essendo io stesso il produttore esecutivo di Morning Manic Music man mano che vedevo suonare certi musicisti ho pensato al loro esatto utilizzo. La sezione ritmica dei fiorentini Underfloor mi accompagna per tutto il disco e dà continuità, la giovanissima Giulia ( la potete leggere sulle pagine di JAM) è un contrappunto con funzioni precise, le sue parti sono state tutte precedentemente decise insieme. La viola è uno strumento che, se ben usato, secondo me, può dare molto più alla musica del violino. Si pensi a John Cale e a Geoff Richardson con i Caravan e la Penguin Cafe Orchestra.  

Il disco ha un sound molto compatto, come sei riuscito a rendere uniforme i vari brani, visto che sono stati incisi quasi tutti con musicisti diversi? 
E’ il mio mestiere di produttore, no ? Ognuno di noi ha un suo proprio marchio di fabbrica e io sapevo come doveva suonare questo disco perché avevo individuato - come ti dicevo prima - i musicisti per le loro singole performance e un suono da produrre. Guido Melis degli Underfloor che ha registrato e mixato con me i disco, ha fatto il resto. La masterizzazione, fatta in uno studio di Leeds da un tecnico bravissimo con le orecchie aperte e nessun problema di ego, è stato l’ultimo step verso il risultato finale. Quello della masterizzazione è un processo delicato e per questa musica ci voleva qualcuno che conoscesse questo lessico: ho fatto moltissime valutazioni e comparato studi da tutte le parti del mondo. Volevo qualcosa di unico, molti italiani si rivolgono all’estero sempre alle stesse persone e agli stessi studi e pensano che un disco che suoni ad alto volume aggiunga valore al risultato finale. Non è così e in futuro lo sarà sempre meno. E’ come dover gridare per affermare i proprio contenuti. Se ne hai bisogno significa che non sei sicuro di ciò che hai fatto prima. Ogni disco ha una sua precisa identità e deve inoltre corrispondere all’uomo che ci sta dietro. Morning Manic Music è giusto così. 

Personalmente mi hanno sempre affascinato moltissimo i tuoi racconti “rock” di esperienze personali che spesso hai inserito sul Popolo Del Blues, quanto c’è di quelle esperienze nel tuo disco?
Moltissimo, naturalmente. Mi è stato insegnato a raccontare solo di ciò che ho testato con mano e in prima persona e Morning Manic Music è un disco on the road!!! 

Riascoltando il disco, ho posto maggior attenzione ai testi e devo dire che siamo di fronte a dei veri e propri racconti in musica, pieni di poesia e citazioni, in particolare mi piacerebbe che tu ci parlassi di uno dei brani più belli del disco Lost Hollywood.. 
La sensazione di decadimento che ho sentito sulla mia pelle ad Hollywood mi colpì fin dal mio arrivo. Nonostante abbia avuto la fortuna di girare con il gotha del rock losangelino vedevo e sentivo dalla loro voce e dai loro racconti il senso di un’epoca definitivamente finita. Ho visitato uno ad uno i luoghi storici del rock di quella città e ho trovato solo parcheggi, hotel, lounge bar lì dove una volta la creatività sbocciava. Ho cercato di fermare tutto questo in un brano che doveva avere, ed ha, varie dinamiche. All’euforia si alterna lo sconforto e i personaggi sono tutte comparse di un film che oggi si ripete sempre più mestamente per turisti. Per vedere qualcosa di nuovo devi scavare scavare scavare. Ma dal decadimento, sono sicuro, risorgerà qualcosa. 

Un'altra canzone meritevole di più ascolti per essere vissuta a pieno anche dal punto di vista del testo è It’s Tomorrow, un brano sul futuro sulla rincorsa al progresso, ce ne puoi parlare? 
E’ un invito alla positività “Domani sarà il giorno migliore della tua vita”. ed è detto da chi vede e ha visto molto anche se mai abbastanza. E’ il brano più recente del disco, l’ho composto a marzo scorso dopo un viaggio a Parigi, un luogo dove senti il senso del tomorrow… 

So che nei tuoi programmi e in quelli del Popolo Del Blues c’è un tributo ai Fairport Convention, con vari artisti importanti, ma soprattutto so che non hai abbandonato gli Hypnodance e i Lightshine, usciranno dei dischi con queste band, o sono semplicemente dei progetti live? 
In questo disco ci doveva essere un brano con i riuniti Hypnodance ma ho deciso di lasciarlo fuori perché era una cover e non volevo cover. No filler!. A Il Popolo del Blues si cerca di far tutto e i miei collaboratori lavorano sodo su più fronti, ma bisogna avere i piedi per terra: il tributo ai Fairport, concluso, per cui ringrazio tutti i musicisti che ci hanno partecipato, è subordinato alla pubblicazione del progetto anglo/italiano realizzato con Ashley Hutchings dei Fairport Convention insieme a un supergruppo internazionale. E’ una produzione complessa che richiede assicurazioni dall’etichetta inglese che ci rappresenterà. Per il resto, la musica deve essere una palestra sempre aperta, una condivisione. 

Porterai in tour Morning Manic Music? 
Ci saranno una decina di presentazione di Morning Manic Music fra novembre e dicembre con video e 3 brani suonati da me al pianoforte. Mi sono riservato questi due mesi per capire e ricevere offerte esplicite. Portare Morning Manic Music in concerto non è semplice: bisogna essere in sette, con 3 chitarristi e uno di essi deve necessariamente essere Ken Nicol, uno dei più grandi chitarristi sulla scena britannica a mio modesto parere, un musicista di incredibile versatilità. Vedremo, ci sono dei costi irrinunciabili. Per molti capisco sia quantomeno curioso vedere un giornalista professionista con molti impegni anche imprenditoriali da assolvere nella musica, impegnato nel ruolo di musicista ma la gestione diretta della musica può solo aiutare la musica. Io non ho realizzato un disco per competere con il mercato che è sempre meno presente presso gli ascoltatori della mia età, ma lo ho realizzato per parlare a quelli come me che sono tanti e che si manifestano direttamente o indirettamente un po’ sconfortati di essere stati lasciati ai margini. Loro sono la generazione che ci ha portato qui con l‘amore della musica, la passione intatta. Nel frattempo, la notizia migliore e più importante che posso comunicare è che io continuerò a scrivere sino a che avrò qualcosa da dire e da condividere. 


Ernesto De Pascale - Morning Manic Music (Il Popolo Del Blues/Audioglobe) 
“Now you’ll see some Morning Manic Music..” così Grace Slick salutò il pubblico di Woodstoock prima di esibirsi con i suoi Jefferson Airplane all’alba del 18 agosto del 1969. A questo concetto di musica che rinasce al risveglio si è ispirato Ernesto De Pascale, giornalista musicale e produttore indipendente, per comporre i brani del suo album di debutto come solista, che si intitola proprio Morning Manic Music. Si tratta di una raccolta di nove canzoni composte al pianoforte nelle prime ore del giorno ed ispirate al tema del viaggio come esperienza emozionale. Alle sessions di registrazione hanno partecipato molti musicisti del scena rock fiorentina come i giovanissimi Underfloor, La Macchina Ossuta, la Chicago Blues Revue, i Lightshine, ma anche talenti musicali tutti da scoprire come l’eccellente violinista Giulia Nuti, il polistrumentista Stefano Poggelli. Non mancano nemmeno ospiti di eccezione come Ken Nicol (Steeleye Span) e Kevin Trainor (Johno Manson Band) alle chitarre e Joe Broughton (Albion Band) al violino. L’ascolto rivela un sound scintillante dove il rock incontra influenze che vanno dal blues al folk inglese, passando per alcuni spunti soul e crooning. Ad aprire il disco è il crescendo rock di Alive, seguita dall’altrettanto energica Blackpool Babilon, è però con About Girl che il disco trova il suo primo vertice in una ballata dai toni acustici risalente composta nel 1976 per i Lightshine e riarrangiata nel 2005, mettendo ben in evidenza il violino di Giulia Nuti. Dopo la chitarristica It’s Tomorrow, arriva l’altro vertice del disco, Lost Tomorrow, una ballata a metà strada tra Jackson Brown ed Elton John, che introduce magnificamente alla seconda parte del disco. Arrivano così le elegantissime I’m Only Playing The Game e Endless Flying, entrambe baciate da arrangiamenti sontuosi di archi e piano. Chiudono il disco la rock ballad pianistica There Will Always Be The Light e la gradevolissima ‘Till Morning Comes. Sembrerà strano che un giornalista musicale si lanci nell’avventura di pubblicare le proprie canzoni, ma non ci sorprende l’ottimo risultato ottenuto da Ernesto De Pascale, in quanto è il frutto di una lunga esperienza maturate in tanti anni di musica, in quella Firenze che ha allevato band come Litfiba e Diaframma. 



Ashley Hutchings & Ernesto De Pascale - My Land Is Your Land (Cherry Red/Esoteric Recordings/Audioglobe) 
Una delle più belle sorprese dell’anno appena conclusosi è My Land Is Your Land, il progetto musicale nato dall’incontro tra il "Governatore del Folk Rock britannico" Ashley Hutchings, bassista e fondatore di band come Fairport Covention, Steeley Span e Albion Band e il giornalista e produttore Ernesto De Pascale. Da tempo ormai legati da una sincera amicizia e da una comunanza di interessi soprattutto musicali, Hutchings e De Pascale hanno realizzato un disco di pregevolissima fattura che celebra tanto l’incontro e la condivisione tra la cultura inglese e quella italiana tra sport, letteratura e buona cucina quanto l’epopea del folk rock inglese. Il disco, che comprende 13 brani tra originali e tradizionali, vede la partecipazione di un eccellente cast di musicisti che va da dall’ex Jethro Tull Clive Bunker a Peter Zorn della Richard Thompson Band, dai cantanti Graziano Romani, Marian Trapassi, Kellie While e Jo Hamilton a Ken Nicol degli attuali Steeleye Span fino alla formazione attuale dei Fairport Convention quasi al completo. Sono presenti inoltre come ospiti Stefano Pogelli, Emiliano LiCastro e Riccardo Marasco, il comico Vin Garbutt, senza dimenticare i più giovani Rainbow Chasers, la violista fiorentina Giulia Nuti, il fenomenale Joe Broughton al violino, e l'armonicista blues Fabrizio Berti. Durante l’ascolto si viene letteralmente trasportati in un viaggio attraverso ora la silenziosa campagna inglese ora le assolate colline del fiorentino ora indietro nel tempo a toccare eventi come l’epica sfida calcistica tra Italia ed Inghilterra del 1934 raccontata nella bellissima The Lion Of Highbury, cantata da Lester Simpson. A fronte degli oltre quaranta musicisti coinvolti e del continuo avvicendamento delle voci al canto dei singoli brani, il disco gode di un’ omogeneità sonora sorprendente e questo per merito di una produzione illuminata. Particolarmente interessanti sono brani come No Juliet Dreaming, in cui viene raccontata la storia shakespeariana di Giulietta e Romeo; You Are What You Eat in cui la voce di Graziano Romani da vita ad un confronto tra cucina italiana e cucina inglese; il travolgente ed ironico tradizionale Gone And Buy in cui Ernesto De Pascale duetta con Vin Garbutt; e la splendida ballata The Songs Of Two Bridge in cui le voci di Chris Leslie e Marian Trapassi ci raccontano la storia di Ponte Vecchio a Firenze e del Westminister Bridge di Londra. Il vertice del disco è senza dubbio rappresentato da Working Underground, brano già noto per essere stato incluso nel cofanetto che celebrava la carriera di Ashley Hutchings ma qui ripreso in una versione più curata dal punto di vista sonoro. La ciliegina sulla torta è la splendida copertina ad opera di Phil Smee, rinomato autore di copertina del folk rock inglese. Insomma un motivo in più, se mai ce ne fosse bisogno, per mettere This Land Is My Land giusto affianco ai dischi dei Fairport Convention nella vostra collezione. 

Salvatore Esposito

Blogfoolk ha inoltre il privilegio di presentare sulle sue pagine Deep Into Your Eyes, intenso brano scritto da Dario Lombardo in memoria di Ernesto De Pascale, e proprio al bluesman piemontese lascio il compito di presentare questa splendida canzone.

Dario Lombardo & Friends – Deep Into Your Eyes 
In occasione del primo anniversario della scomparsa di Ernesto De Pascale viene reso pubblico tramite radio e web Deep Into Your Eyes, il brano che ho scritto per Ernesto dopo il suo funerale e che ho poi registrato nell' agosto del 2011 a Pistoia. Il pezzo potrà poi in un prossimo futuro far parte o di un più organico progetto di tributo alla figura di Ernesto o di un eventuale prossimo mio lavoro. Ho conosciuto Ernesto nell' agosto del 1977, una conoscenza fortuita, casuale, in un campeggio in Puglia dove entrambi eravamo in vacanza. Dopo quell' estate non ci siamo più visti per alcuni anni, durante i quali entrambi abbiamo seguito le nostre vie professionali, lui come giornalista, DJ, produttore, io come Dj prima e musicista poi. E' con gli anni '90 che queste vie si incrociano di nuovo: da allora non si son più divise fino al febbraio del 2011. Ernesto è stato produttore di due miei lavori, il cd con Phil Guy del 1998 “Working together” e poi il secondo lavoro della mia Blues Gang, “Searchin' for gold”, del 2003. Entrambi i lavori sono stati pubblicati dalla sua etichetta “Il Popolo del Blues”. Ma non solo, Ernesto ha anche organizzato buona parte dei tour con Phil Guy dal '97 al 2006, e ha poi creato molte altre occasioni di lavoro per me e per la mia “famiglia” di musicisti, sia con concerti che con lavori radiofonici. E, in occasione delle registrazioni di“Searchin' for gold”, a fronte della momentanea indisponibilità della mia abituale sezione ritmica ha creato una formazione che poi per almeno due anni è stata quella principale della Blues Gang. Ho scritto Deep into my eyes tra il 15 ed il 19 febbraio del 2011, dopo il funerale di Ernesto. L' idea iniziale era di mettere in musica un poco di quel che provavo, anche perchè il modo migliore per ricordare un musicista è suonando. Per registrare Deep Into Your Eyes ho voluto raccogliere proprio la formazione della Blues Gang voluta da Ernesto De Pascale, e cioè Francesco Bocciardi, Daniele Nesi e Mario Marmugi. E poi ho pensato di chiamare alcuni amici ad impreziosire con i colori dei loro strumenti il tutto. Ed ecco quindi Giulia Nuti, la giovane violinista fiorentina anima del Popolo del Blues e ricercata strumentista, e poi i miei due “vecchi” compagni nella Model T Boogie, i chitarristi Nick Becattini e Sergio Montaleni. Sergio ha ricamato da par suo una parte ritmica a cavallo tra pop e funk, mentre con Nick abbiamo suonato un duetto finale, una cosa avvenuta molte volte dal vivo ma che per la prima volta viene registrata in studio. 



Registrata il 2 e 3 Agosto 2011, VaLore Recording Studio, Pistoia
Mix & Editing: 6 e 7 febbraio 2012, VaLore Recording Studio, Pistoia.
Produzione: Dario Lombardo
Produzione esecutiva: Daniele Nesi, Valentino Martone, Lorenzo Marchi
Registrazione: Lorenzo Marchi
Remix & Editing: Valentino Martone, Lorenzo Marchi, Dario Lombardo
Fotografia: Francesco “Fraz” Burchielli
La band:
Dario Lombardo, chitarra 6 & 12 corde, voce 
Nick Becattini, chitarra 
Sergio Montaleni, chitarra 
Francesco Bocciardi, lap steel guitar 
Giulia Nuti, violino e viola 
Daniele Nesi, contabbasso elettrico 
Mario Marmugi, batteria