Kiepò – Kiepò (Phonotype/Europlay)

Sono ancora pochi i documenti sonori che testimoniano la vita musicale del Cilento. Va accolto con interesse questo album dei Kiepo, pubblicato dalla storica etichetta napoletana Phonotype. La formazione è composta da Tommaso Sollazzo (zampogna a chiave, chitarra battente, basso acustico e voce), Nicolino Cortazzo (fisarmonica e organetto), Carmine Antonio Cortazzo (ciaramella e voce), Gianluca Campanino (chitarra battente colascione), Francesco Citera (fisarmonica), Pietro Ciuccio (percussioni). Gli aerofoni sono stati costruiti da Francesco e Pietro Citera, la chitarra battente e il calascione dal liutaio Pasquale Scala di Praiano. Ci troviamo di fronte ad alcuni tra i più noti suonatori di area cilentana, taluni peraltro molti giovani, appartenenti a storiche famiglie di costruttori e suonatori di aerofoni, come i Cortazzo di Cannalonga o i Citera di Massicelle, questi ultimi conosciuti come ottimi suonatori di zampogna già nell’800. Chi ha visto il film di Mario Martone Noi Credevamo ricorderà una lunga sequenza festiva comprensiva di danze, con un trio di musicisti che suonano una tarantella e una polka. Ebbene, rispettivamente a suonare zampogna e alla ciaramella sono proprio Tommaso Sollazzo e Antonio Cortazzo. Il primo nasce come chitarrista classico, che in seguito si rivolge alla chitarra battente cilentana, per poi approdare alla zampogna , in virtù dell’incoraggiamento e degli insegnamenti dei Citera. Il secondo è figlio di Nicola Cortazzo, uno dei più grandi suonatori cilentani viventi, vero e proprio testimone della tradizione, ritratto magistralmente insieme a sua moglie Vincenza, cantatrice a sua volta, dal documentario “Storie di chitarre e zampogne” di Pietro Cannizzaro. L’arte di Nicola si può ascoltare nel CD Suoni del Cilento Antico, curato da Gianfranco Marra e Luigi Mogrovejo. Suo figlio Antonio è versatile ed istrionico innovatore, capace di adattare la ciaramella a diversi generi musicali. Il repertorio del disco si compone di dieci brani tradizionali, in larga parte provenienti dalla memoria storica cilentana. Si va dall’iniziale “Lunedì” alla virtuosistica tarantella di Montesano, da un valzer a una polka, da “Turibbio” a “Pastorello”, canzone con passaggi a carattere licenzioso, diffusa in tutta l’area lucana, che viene eseguita con un’alternanza tra canto e fraseggio di ciaramella, con la zampogna in funzione di accompagnamento. È musica che va accolta così com’è: fatta per ballare, schietta, diretta e coinvolgente, senza pretese world oriented. 



Ciro De Rosa