Megafaun - Megafaun (Hometapes/Materiali Sonori)

Siamo dalle parti di Bon Iver o Justin Vernon (vero nome di Bon Iver) è da queste parti? La barba è il denominatore comune, i riferimenti sono, secondo me, al di la’ delle etichette a uso e consumo dei vari shoegazers( psycho folk eccetera) The Band, il loro modo inavvicinabile di fondere la tradizione degli appalachi con new orleans, l’idea di un sud solo sognato da parte di quattro canadesi e un americano e la libertà mentale di chi ha fatto della musica una vita, una spruzzata di camicie scozzesi alla Neil Young e il George Harrison più obliquo. Certo, se vi aspettate The Big Pink è meglio che teniate i soldi in tasca ma se volete belle atmosfere dilatate e cristalline e un certo drive ritmico che ricorda davvero Levon Helm alla batteria, bene, allora accomodatevi. Dove sono i punti di forza di questi piliferi amici? Le armonie vocali e la capacità di affrontarle, quel cantare tutti e armonizzare le voci che da noi in Italia è assolutamente inedito inoltre e' sicuramente simpatica l’idea di presentarsi come dei perfetti nerds barburi e un poco folli. La parte psichedelica sta prendendo il sopravvento sul banjo titillato degli esordi. Un qualche elemento di jazz della North Carolina. Le scelte sonore vanno in direzione di una bella analogicità, registrazioni su nastro analogico dal classico calore che puoi gustarti nelle mandibole, insomma quella tensione a voler sembrare comunque più vecchi di quello che sono realmente. E’ una tendenza di allontanamento dai tempi secchi e magri che stiamo vivendo che vedo anche attorno a me. Ragazzi di trent’anni con barbone risorgimentali che fanno finta di essere Garth Hudson travestiti da comparse di romanzo criminale, insomma forse che le rock girls amano le barbe? “Ho ascoltato il loro nuovo album e ho pianto. È perfetto”. (I've been listening to their new record the last couple days and just crying like a total pussy). Ecco cosa dice il signor Bon Iver dei suoi ex-sodali. Via il banjo avanti il piano elettrico. Le scansioni ritmiche sono poco scontate, il groove si sposta su direzioni aperte, solari. La North Carolina Wave sta portando i suoi frutti ed è bello sentire i ragazzi spingere in direzioni spesso contrastanti, eco di brianenoismi che si fondono con percussioni dal sapore world e sperimentazioni col panpot a palla. Date una possibilità a questo lavoro perché se lo merita. 



Antonio "Rigo"Righetti
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