Tarantula Garganica, i suoni e i ritmi del Gargano

Il loro nome, Tarantula Garganica, ispirato ad un celebre brano tradizionale della Capitanata, evoca un patrimonio musicale antichissimo la cui magia musicale è ancora in vita grazie agli ultimi cantori rimasti in vita. Rapiti dal fascino di queste antichissime musiche da ballo e dalle voci dei cantori, questi quattro musicisti di Monte Sant’Angelo qualche anno fa hanno intrapreso un percorso di ricerca volto alla riproposta dei brani tradizionali del Gargano. Abbiamo intervistato Giuseppe Totaro, voce e chitarra battente dei Tarantula Garganica per ripercorrere con lui la loro vicenda artistica, approfondire i loro dischi e parlare dei loro progetti futuri. 

Come nasce il progetto Tarantula Garganica? 
Il progetto Tarantula Garganica nasce a Monte Sant’Angelo nel 2002. Il gruppo è formato da quattro musicisti con la passione per la musica popolare. Prendiamo il nome dal tipo di musica che suoniamo e dalla nostra terra, un nome che è il simbolo delle tradizioni popolari pugliesi; nome che evoca subito il suono e il ritmo della tarantella, della chitarra battente e delle castagnole, magia musicale ancora vivissima e tutta da scoprire: con i suoi cantori, i suoi danzatori, la loro musica travolgente, fonte inesauribile di canti, balli e poesie. 

Come si è indirizzata la vostra ricerca attraverso le fonti della musica tradizionale del Gargano? 
Monte Sant’Angelo ha un grande patrimonio tradizionale ed uno stretto legame con la tarantella, dovuto al fatto che da secoli è meta di pellegrinaggi al Santuario di San Michele Arcangelo. In passato si fabbricavano funi e le si commerciavano con Napoli, punto di passaggio della transumanza. Quindi Monte è stata negli anni un centro di raccolta e di divulgazione delle tradizioni popolari musicali dell’intero Gargano e non solo. I primi passi li abbiamo mossi interrogando gli anziani cantori dei vari centri del Gargano (Monte Sant’Angelo, Carpino e San Giovanni Rotondo), consultando libri, vecchi filmati e registrazioni, riscoprendo e valorizzando i canti, le poesie, i balli di una cultura ormai lontana che ancora appartiene al Gargano, iniziando un viaggio oltre i confini del magico mondo della musica e della poesia popolare, cercando di scoprire cosa si nasconde dietro il fascino della Tarantella del Gargano. Fascino che cerchiamo di trasmettere ad un pubblico sempre più numeroso. 

Spesso si identifica la tradizione musicale della Puglia con il Salento, dimenticando l'importanza del Gargano con la sua tarantella, i suoi cantori ma anche con le strapullette...Quali sono le differenze tra la Tarantella del Gargano e la Pizzica? 
Le differenza tra queste due tradizioni sono siderali. Queste differenze sono spiegabili innanzitutto dal punto di vista socio-morfologico. Il nostro territorio per la propria conformazione presenta pochi paesi sparsi su un territorio enorme. Quindi si possono scorgere differenze notevoli tra i vari territori con differenze musicali, dialettali e abitudinali. Questo offre un panorama tradizionale molto eterogeneo ancora tutto da scoprire. Al contrario il Salento è posto su un territorio molto più omogeneo e confortevole. Molti paesi posti a poca distanza l’uno dall’altro, ridimensionando di contro le differenze tra gli stessi. Se si guarda alle differenze strettamente musicali si nota subito la differenza tra le due culture. Differenze percepibili nel ballo, cadenze, ritmo e strumenti usati. Allo stato attuale il Salento enfatizza soprattutto il ritmo, vedi l’uso abnorme di tamburelli all’interno delle varie formazioni musicali. Il Gargano mette l’accento soprattutto sulla melodia. Melodie a volte borderline, ovvero sempre al limite dell’intonazione intesa i maniera canonica. In altri casi con intonazioni perfette. Tutto questo in alcuni casi avveniva anche all’interno degli stessi gruppi, vedi Cantori di Carpino. 

Esiste ancora una tradizione rurale nel Gargano o è del tutto sparita con la morte progressiva dei vari cantori? 
Se esiste tuttora una tradizione rurale nel Gargano non so dirlo con certezza ma ho qualche dubbio. Ci possiamo affidare di contro alla mole sterminata di materiale che i cantori, anche grazie all’ausilio di antropologi e studiosi vari ci hanno lasciato. La tradizione rurale garganica si basava su canti della fatica, e oggi ho l’impressione che abbia assunto un aspetto puramente ludico. Questo al cospetto dei cambiamenti socio-economici. La morte di un cantore è paragonabile all’incendio di un intera biblioteca. Per fortuna oltre al materiale che ci hanno lasciato, c’è tanta gente giovane come noi che ha avuto la fortuna di conoscerne alcuni di loro, interrogarli, passare delle giornate a suonare insieme. Sicuramente non è la stessa cosa ma si ha un buon punto di riferimento per continuare a tramandare la tradizione nel migliore dei modi. 

Il vostro primo disco Sope A Na Muntagne mescola i sonetti di Carpino con le tarantalle di Monte Sant'Angelo e San Nicandro Garganico, cosa unisce queste particolari tradizioni musicali locali? 
Sope A Na Muntagne contiene, oltre a qualche brano nostro, le tarantelle più rappresentative del Gargano con brani che spaziano dai bellissimi sonetti di Carpino, alle tarantelle di Monte Sant’Angelo, a quella di San Marco in Lamis. Un discorso musicale incentrato perfettamente sulla tarantella, evidenziandone due aspetti fondamentali: il ballo e la poesia. Ascoltando questo lavoro si ha la sensazione che i brani siano tutti collegati tra loro come tante radici che fanno parte dello stesso albero. 

In Quelle Strette Vie del Sud, oltre ai brani tradizionali del Gargano trovano posto due tradizionali campani, come mai questa scelta? 
In Quelle strette vie del Sud avevamo iniziato un lavoro di allargamento di orizzonti, spostando le nostre attenzioni anche su altri panorami musicali, con il tempo ci siamo resi conto che c’era ancora tanto da scoprire all’interno della nostra tradizione. Da questo punto di vista quindi si può dire che abbiamo fato un passo indietro. 

Chi Non Capisce L'Amore Abbastanza invece focalizza la sua attenzione su San Giovanni Rotondo, altro paese importantissimo per la tradizione musicale del Gargano.. 
Chi Non Capisce L’Amore Abbastanza è il nostro lavoro più compiuto, quello che in generale preferiamo, sia perché abbiamo dato spazio alle trascinati tarantelle di San Giovanni Rotondo, sia perché abbiamo inserito dei brani nostri Pe st’ammore e Chi arrobbe li donn, che rispecchiano in pieno il titolo dell’album. 

Puoi parlarci del disco All'Use Antiche con i Cantori di Monte Sant' Angelo? 
Il senso del disco All’Use Antiche (trad. Usanze Antiche) è tutto racchiuso nel titolo. In questo album ci siamo messi a completa disposizione dei Cantori di Monte San’Angelo, riportando alla luce il loro vero modo di cantare, suonare e interpretare i vecchi brani. Attraverso questi brani abbiamo dato meno spazio alla sperimentazione e alla contaminazione, proprio per mettere in risaldo l’energia dei Cantori. Questo disco segna anche la rinascita per Monte Sant’Angelo di un grandissimo Cantore “Michele Totaro” detto “Ciuquette” che era finito nel dimenticatoio. 

Nel 2009 avete realizzato un libro con cd dedicato a Michele Totaro “Ciucquette” cantore di Monte Sant’Angelo, puoi raccontarci di questo albero di canto e del libro a lui dedicato? 
E’ una persona splendida, molto allegra. La sua presenza in ogni contesto era garanzia di divertimento, aveva un aneddoto per ogni cosa, era un piacere stare con lui perché non ci si annoiava mai. Ciò che lo rendeva particolarmente accattivante, sublime ed inimitabile, era la sua voce con la quale interpretava le miriadi di canzoni popolari facendole rivivere, dandole un senso perché le note, prima di uscire dalle sue corde vocali, venivano filtrate dal cuore, dalla sua sensibilità, dal suo modo di essere e di porsi. Era un fiume in piena. Esternava senza sosta il suo vissuto, le sue impressioni e considerazioni su quanto gli era accaduto nella vita: lavoro, tempo libero, la sua partecipazione al gruppo folkloristico “La Pacchianella”, il suo rapporto con gli amici con i quali si esibiva in piacevoli “quadretti” di spensieratezza ed allegria. La gente gradiva la sua giovialità e lo ricorda ancora con affetto. La sua collaborazione con noi è durata pochissimo, a causa della sua scomparsa improvvisa avvenuta il 3 gennaio 2009 all’età di 87 anni. Ha partecipato alla realizzazione dei 2 cd assieme ai Cantori di Monte Sant’Angelo ed ha effettuato, con noi, una sola esibizione live a Monte Sant’Angelo, dove c’era tutta la città ad acclamarlo. Il materiale contenuto nel libro-cd a lui dedicato e prodotto nel 2009, è per la maggio parte la registrazione effettuata negli intervalli trascorsi tra la preparazione dei brani degli ultimi cd dei Cantori di Monte Sant’Angelo All’Use Antiche e ‘nfanne ‘nfanne. Nel libro, racconti, canti e aneddoti registrati sono stati fedelmente tradotti per permettere a quanti non avessero dimestichezza nella lettura del dialetto montanaro, di poterli cogliere e apprezzarli con più facilità. I suoi aneddoti, le sue esternazioni, i suoi accenni a motivetti della passata gioventù, sono la sintesi significativa del personaggio. 

Quanto è importante per voi la dimensione live? 
 La dimensione live è la nostra vera linfa. Quello che ci permette di andare avanti, confrontarci crescere, conoscere. Il live ci mette sulla stessa lunghezza d’onda del pubblico, ci sincronizza nel bit; il gruppo suona, il pubblico balla. L’empatia che si crea è difficile da spiegare con le parole, si può avvertire solo facendo parte di questa magia. Nel vostro DNA musicale c'è più riproposta o più sperimentazione sonora? Nel nostro dna vi è un chiaro compromesso: riproporre pezzi musicali del passato, ovvero brani che hanno fatto la storia musicale garganica, senza mai perdere di vista la sperimentazione sonora, la contaminazione “soft”, ovvero non stravolgere la struttura del brano e non eccedere con strumenti non consoni; Fondere in maniera indolore riproposta e sperimentazione. 

Quali Sono i vostri progetti per il futuro? 
Attualmente stiamo registrando il nostro quarto disco, in più vogliamo portare avanti il Raduno dei Suonatori di Tarantella che quest’anno ha avuto la prima edizione a Monte Sant’Angelo con una grande partecipazione di musicisti, ballerini e simpatizzanti. Da ultimo stiamo pensando alla realizzazione di un documentario sui Cantori di Monte Sant’Angelo. 


Tarantula Garganica: una retrospettiva discografica 
Il progetto Tarantula Garganica nasce nel 2002 a Monte Sant’Angelo allorquando quattro musicisti del luogo, Giuseppe Totaro, Matteo Ortuso, Antonio Silvestri e Andrea Stuppiello si ritrovano a fare musica con l’intento di riproporre quel prezioso corpus di canti tradizionali legati alla musica del Gargano, il tutto senza perdere di vista anche la dimensione coreutica ed infatti al gruppo ben presto si uniscono due ballerine, Carmela Taronna e Nicoletta La Torre. Nell’estate del 2004 arriva il loro primo disco, Sope A Na Muntagne, che raccoglie undici brani tra i più rappresentativi della tradizione musicale del Gargano. Durante l’ascolto si spazia dai Sunette di Carpino alle tarantelle di Monte Sant’Angelo e quelle di San Marco in Lamis, il tutto caratterizzato da arrangiamenti semplici ma allo stesso tempo efficaci, in grado di mantenere intatto il fascino degli originali. In questo senso va lodato l’ottimo approccio vocale di Totaro e Ortuso, che rifacendosi ai cantori del luogo approcciano i vari brani in modo elegante e rispettoso. Emergono così brani come l’inziale Fidele Avima Ess, il canto devozionale Sante Michele, una splendida Rodianella di Carpino e la Zampognata che chiude il disco. 
A distanza di un anno viene pubblicato Quelle Strette Vie Del Sud, altra bella autoproduzione nata sotto l’egida dell’associazione culturale Museca, e che prosegue il cammino del primo disco, allargando il raggio della ricerca verso la tarantella campana. Il gruppo per l’occasione oltre ai quattro componenti originari, vede la sua line up arricchita da alcuni ospiti come Anna Maria d’Apolito (voce), Michele Sansone (flauto), Luigi Notarangelo (controbbasso) e Antonio Bisceglia (organetto). Rispetto al disco precedente il suono è più ricco e il gruppo si mostra completamente a suo agio anche quando approcciano brani come Il Canto dei Sanfedisti e Michelemmà, provenienti dalla Campania, certo si nota una certa disomogeneità del repertorio, ma il tutto è funzionale ad un percorso di ricerca per recuperare il filo rosso che unisce la Capitanata alla tradizione musicale napoletana. Durante l’ascolto non si può non restare favorevolmente impressionati dall’ascolto di canti come ‘mbasciatore, La Vije La Funtanella e una splendida Viestana, riproposta in una bella versione con chitarra battente e percussioni in grande evidenza. 
L’ultimo disco del gruppo in ordine di tempo è Chi Non Capisce l’Amore Abbastanza, pubblicato nel 2006 e dedicato a tre dei principali cantori del Gargano ovvero Andrea Sacco, Matteo Salvatore e Matteo Giuliani. Il disco raccoglie dieci brani e si apre ripartendo da dove si era cominciato con il primo lavoro in studio, ovvero con due Rodianelle di Carpino per poi spaziare a brani originali composti da Giuseppe Totaro come Pe St’Ammore, Zumparella e Pifferata, a belle riproposizioni di brani tradizionali come la Cerignulana, Iamece A Retrà e Tarantella alla M. Giuliani, provenienti dall’area di San Giovanni Rotondo. Proprio l’essersi focalizzati su un’altra area importante del Gargano quale quella della città di Padre Pio, rappresenta un’importante novità per questo disco rispetto ai precedenti, infatti attraverso questi nuovi recuperi riemerge un lato poco noto della musica tradizionale di quel luogo, area fortemente rurale e ben nota agli etnomusicologi per le Sunette e le Strapulette. L’attività di ricerca del gruppo prosegue nel 2008 con la fortunata collaborazione con i Cantori di Monte Sant’Angelo, con cui realizzando due splendidi dischi All’Use Antiche e ‘Nfanne ‘Nfanne nonché un libro con cd dedicato a Michele Totaro, storica voce della tradizione montanara. Ascoltare le produzioni dei Tarantula Garganica, è come fare un viaggio in dietro nel tempo, riscoprendo antichi suoni e melodie che appartengono al mondo rurale della Capitanata. Il loro percorso di ricerca, ma soprattutto il contatto diretto con i cantori del luogo ha fatto si che il loro stile fosse completamente estraneo alla contaminazione, ma si sia indirizzato verso una rielaborazione rigorosa dei materiali tradizionali.



Salvatore Esposito