giovedì 23 maggio 2019

Sam Sweeney – The Unfinished Violin (Mighty Village Records/Island Records, 2018)

Nel fiorente panorama dell’odierno folk inglese quello di Sam Sweeney è un nome che conta. Nativo di Nottingham (1989), violinista dall’età di sei anni, Sam è stato uno degli alfieri dei fantastici Bellowhead, è un membro del trio Leveret (con Andy Cutting e Rob Harbron) e duetta con Hannah James. Tanti sono i riconoscimenti e i premi ricevuti da un artista dalle numerose collaborazioni: il suo archetto ha impreziosito, infatti, il lavori di Jon Boden & The Remnant Kings, The Fay Hield Trio, Rachael McShane e Sam Carter. È stato co-arrangiatore di “The Transports”, nuova produzione della storica e ambiziosa ballad opera di Peter Bellamy e direttore artistico del National Youth Folk Ensemble. A fine novembre del 2018 la Island Records ha licenziato il concept album “The Unfinished Violin”, primo album a nome di Sweeney, in cui il musicista si è avvicinato a un patrimonio di memoria e storia, mettendosi a caccia di fonti, cercando tra spartiti e raccolte, interpretando temi legati all’esperienza bellica della prima guerra mondiale: quel bagno di sangue senza precedenti di un secolo fa che – come sappiamo dall’esemplare lavoro di ricerca sul repertorio italiano, realizzato da Castelli, Jona e Lovatto in “Al rombo del cannon” – è  stato anche una straordinaria fucina di canti e musiche popolari.  Così è nato “The Unfinished Violin”, gran disco, che dà voce a chi non l’ha mai avuta, rifuggendo la retorica patriottarda e celebrativa della grande guerra che è stata un grande trauma per il Paese d’oltremanica. Al di là del valore storico, “The Unifinished Violin” è un disco notevole per la scelta accurata dei materiali, per la qualità dei musicisti coinvolti, per la loro abilità di interpretazione. In un certo senso, il lavoro è la prosecuzione del live “Sam Sweeney’s Fiddle: Made in the Great War”, lo spettacolo che ha girato il Regno Unito tra il 2014 e il 2017. Al centro c’è un violino che l’allora diciannovenne Sweeney aveva comprato dal liutaio di Oxford Roger Claridge. Il violino portava la data del 1915 e al suo interno il nome di Richard S. Howard. Dopo l’acquisto, Sweeney e suo padre hanno iniziato a indagare la storia dello strumento, scoprendo che Howard, musicista di music hall e liutaio, aveva iniziato ad intagliare lo strumento ma non lo aveva mai ultimato, perché chiamato alle armi nel 1916 e morto un anno dopo nella battaglia di Messines. 
La vicenda ha spinto il violinista di Nottingham ad ideare lo spettacolo “Made in the Great War” e poi, dopo l’apparizione in un programma di BBC 4 per parlare della storia del violino, arrivò ad accettare la proposta di realizzare il disco “The Unfinished Violin”. Dello storico violino e delle musiche raccolte per questa splendida e sentita avventura discografica abbiamo parlato con Sam Sweeney.

“The Unfinished Violin” è il primo album a tuo nome. Che differenze con le tue esperienze precedenti, soprattutto quella con una band consistente di numero come i Bellowhead?
Non avrei mai pensato di fare un album da solista. Da quando ho lasciato la scuola a diciotto anni e mi sono subito unito ai Bellowhead, ho sempre suonato in gruppi guidati da altre persone o in line-up dove non sono io al centro dell’attenzione. Mi è piaciuto davvero tanto fa parte dei Bellowhead, sono stato nella band per nove anni e siamo diventati come una grande famiglia. Suonare in formazioni numerose è meraviglioso. Non mi sono mai innervosito, era come partecipare a una grande festa ogni sera sul palco con migliaia di persone. Mi manca enormemente! Suonare davanti alla mia band è molto diverso. La musica di “The Unfinished Violin” è suonata in un registro più basso rispetto a quello usato con i Bellowhead, è più musica da ascolto che da ballo. Mi sto ancora abituando ad essere un front man, ma finora, mi sta piacendo, seppure in un modo molto diverso dallo stare sul palco con i Bellowhead. È decisamente più stancante essere al centro dell’attenzione, ma la mia band è così brillante che è fantastico avere una bella coperta di sicurezza intorno a me.

Qual è il cammino che porta dallo spettacolo “Made in the Great War” a “The Unfinished Violin” ?
Ho creato lo show “Made In The Great War” nel 2014, insieme al miglior narratore d’Inghilterra, Hugh Lupton. Si è trattato più di una sorta di pièce teatrale con una versione leggermente romanzata della storia del mio violino. 
Abbiamo fatto un tour di quel concerto, poi, nel 2017, ho deciso di andare oltre, mettendolo a riposo. Pensavo che sarebbe stata la fine di un episodio della mia vita ... ma quanto mi sbagliavo! Nel 2017, dopo aver partecipato allo show di BBC Radio 4 “Saturday Live” per parlare di “Made In The Great War”, un tipo della Island mi ha telefonato e mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto fare un album di musiaca, suonata con il mio violino del 1915, per commemorare il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale. Ci ho pensato per un po’, non solo perché avevo deciso di passare oltre, ma anche perché non sapevo se fosse possibile fare un intero album di musica per violino legata alla Prima Guerra Mondiale. Dopo alcuni giorni di ricerche, tuttavia, ho trovato parecchie melodie molto belle con cui realizzare il disco e mi sono entusiasmato per davvero. Ho scritto e prodotto il demo dell’intero album in sei giorni in una stanza di casa mia. È stato un periodo molto elettrizzante: ero così entusiasta all’idea di creare la mia musica per la prima volta, che mi alzavo ogni giorno alle cinque del mattino e scrivevo, arrangiavo e producevo materiale fino a che l’album non è finito.

Ti attendevi l’interesse della Island, un’etichetta che è stata protagonista della storia del folk elettrico inglese?
Nemmeno per sogno, me lo sarei aspettato! La musica folk non attira davvero l’attenzione mainstream nel Regno Unito, o almeno non molto spesso. I musicisti folk hanno un seguito molto devoto e leale, di cui sono sempre grato, ma non è guidato dai media mainstream - è molto più sotto il radar che altri generi della scena musicale. È stato un onore così fantastico essere invitato a realizzare un album per la Island, dato che hanno un catalogo fenomenale di artisti che risalgono a decenni fa, inclusi anche alcuni album folk leggendari.

Come ti sei innamorato di quel violino scovato in un negozio di Oxford?
Due dei Bellowhead avevano comprato i violini da Roger Claridge a Oxford, così decisi di fargli visita per vedere se avesse dei bei violini. Ho provato circa 25 o 30 violini quel giorno e mi sono subito innamorato del mio violino del 1915. È strano perché non era il miglior violino o il violino più costoso nel negozio di Roger. Tuttavia, provare i violini è un po’ come il Wand Shop di Olivander nei libri di Harry Potter. Il violino ti sceglie, non il contrario, e qualcosa mi ha attirato verso questo violino. Non credo tanto nel destino, ma sembra che questo violino mi stesse chiamando così che la sua storia potesse essere scoperta!

Quando hai pianificato il progetto, eri consapevole dei rischi di una celebrazione sciovinista e trionfalista di ciò che in realtà era una guerra voluta da stati imperialistici? 
Quando è arrivata la telefonata per offrirmi di fare questo album, ci ho dovuto pensare un po’, poiché l’ultima cosa che volevo era creare un disco di musica nazionalistica, che celebrasse uno dei peggiori conflitti della storia umana. Solo che una volta iniziate a fare delle ricerche, ho scoperto il lato umano di molta musica che circonda la Grande Guerra. Sono state le storie dei ricercatori, dei collezionisti, dei compositori e le stesse melodie che mi hanno davvero attratto e, una volta iniziato, non potevo smettere di cercare altri brani, ancora più belli da includere nel disco. Per esempio, molti brani sono marce dei reggimenti dell’esercito britannico, molte di queste melodie sono vecchie melodie popolari, adottate dalle forze armate per trasformarle in marce militari. Per me, il processo di prendere queste melodie con connotazioni militari e di spogliarle del sentimento ampolloso di un banda di ottoni, scoprire la bellezza che soggiace è stata una grande sfida. Si scopre che molti di questi brani, diventati musica militare funzionale, in realtà, sono melodie meravigliose ed esistevano molto prima che fossero ‘rifunzionalizzate’. Questo album è diventato la ‘riappropriazione’ di alcuni di quei brani, svincolati dalla loro associazione con la guerra. Ho dato loro lo spazio per respirare di nuovo come musica.

Prima parlavi di album folk leggendari: come è stato registrare nello studio dei Fairport?
Stranamente, ho visitato i Woodworm Studios da piccolo, a circa otto anni, perché Dave Pegg (dei Fariport Convention) vendeva molte vecchie attrezzature. Mio fratello ha finito per comprare l’amplificatore per basso di Pegg, che usava durante i suoi incantesimi con i Jethro Tull! Quindi è stato molto bello tornare a Woodworm per registrare parti del mio album. È un grande spazio acustico e ha un’atmosfera molto bella. Sulla strada per la control room, le parole e i testi di un sacco di vecchi brani di Fairport sono incollati al soffitto in modo da non poter evitare l’eredità del luogo in cui lavori. Mi piacerebbe tornare là e registrare qualcosa altro un giorno - è un posto fantastico, e nei dintorni fanno un ottimo curry!

Come hai scelto i musicisti che suonano con te?
In realtà, è stato molto facile scegliere i musicisti per l’album. Suono con Rob Harbron da molti anni e in un sacco di band diverse. È il musicista con cui ho un rapporto più naturale. Suonare con lui è così facile e lui è il tipo di musicista che ti fa solo suonare meglio, quindi è stata una scelta ovvia, una volta che avevo deciso di fare il disco. Ben Nicholls è probabilmente il miglior contrabbassista inglese, e amo il suo groove da anni, quindi, di nuovo, è stata una scelta facile. Ammiro Jack Rutter con la sua band Moore Moss Rutter, lui è anche un buon amico, quindi sono stato molto contento di farlo suonare sull’album. Becky Price vive vicino a me, e quando abbiamo sessioni nel pub locale suona la fisarmonica, ma è anche una pianista fenomenale. Sapevo di volere pianoforte nell'album e il suo orecchio per l’armonia e lo spazio è meraviglioso, quindi le ho chiesto di suonare su alcuni brani. Sono così contento di averlo fatto perché penso che il suo pianoforte che compare in “St Patrick’s Day / Young May Moon” e in “A Lament” rendono davvero l0album quello che è.

Ci è voluto molto a progettare la tracklist? 
Mi ci sono voluti secoli. Sapevo che volevo iniziare l’album con “Highland Soldier”, dato che era la prima traccia che ho arrangiato per l’album e l’arrangiamento è avvenuto quasi immediatamente. Avevo una tracklist che si concludeva con “The Battle Of The Somme”, ma non funzionava. Ho sentito che l’album aveva bisogno di un finale più tenero e gentile, motivo per cui ora termina con “A Lament”. Ho finito per mettere “The Battle Of The Somme” alla fine del – diciamo così - lato 1. È la traccia più lunga del disco e segna il punto a metà strada, prima che l’album prenda una direzione diversa. È interessante notare che ho ricevuto alcuni messaggi da persone che dicevano quanto piaceva l’ordine delle tracce sull’album. Al giorno d’oggi, la gente ascolta in streaming determinate tracce o ascolta gli album in ordine casuale, quindi sentire che alla gente piace ascoltare il disco nell’ordine in cui doveva essere ascoltato, è meraviglioso. Ma ci sono volute settimane per decidere!

Come dicevi prima, apri il disco con un tema toccante, che è “Highland Soldier”. Che storia ha dietro?
Quando ho deciso di realizzare l'album, ho approfondito direttamente il materiale raccolto di George Butterworth poiché conoscevo il suo legame con la Prima Guerra Mondiale. Siamo fortunati in Inghilterra perché abbiamo l’archivio completo, collezioni digitalizzate dei principali ricercatori e collezionisti di canzoni popolari del folk revival e si può accedere a tutti gli oltre 50.000 materiali online. Ho trovato le melodie di George Butterworth in una canzone intitolata “Highland Soldier” e due delle tre melodie raccolte sono diventate la prima traccia del disco. La storia della vita di Butterworth, combinata con il tempo in cui queste melodie sono state raccolte e con la loro pura bellezza, ha fatto sì che il brano “Highland Soldier” fluisse dritto dalle mie dita. Qualcosa del motivo e dell’arrangiamento mi ha proiettato nell’Inghilterra dei primi del ventesimo secolo e penso che conferisca davvero bene il tono all’album.

Hai scelto anche delle melodie irlandesi…
Chris Wood era solito dire che «le melodie non portano passaporti». Amo questa frase e la uso molto nella mia didattica. Molti brani del disco appaiono in più Paesi e si potrebbe dire che provengono da molti posti. Ma sì, ci sono alcuni brani irlandesi lì, così come molti brani scozzesi, alcuni brani tedeschi, un motivo svizzero, un motivo gallese e una melodia che è stata raccolta in Nord America e nel Regno Unito. Essendo uno che si guadagna da vivere suonando brani prevalentemente raccolti in Inghilterra, erra importante rappresentare molte delle nazioni coinvolte nella Prima Guerra Mondiale. Tuttavia, è stato incredibilmente difficile trovare brani di altri Paesi europei, in quanto la maggior parte di loro sembra marciare su brani d’opera!

Molto interessante è anche “The girl I left Behind”…
La conosco da prima che imparassi a suonare il violino. È uno dei brani più suonati in Inghilterra ed è stato adottato nel corso dei secoli come canzone da marcia militare e una canzone, con molte versioni diverse che sono emerse in tutto il Regno Unito e nel Nord America. La melodia è così comune qui che ho voluto metterla nell’album, ancora una volta nel tentativo di reclamarla come una melodia bellissima e non solo qualcosa che è stata distrutta come standard e ha avuto pochissima considerazione.

Molti brani potrebbero non essere stati suonati per molto tempo? Come ti sei avvicinato a questo materiale?
Il mio lavoro nella musica tradizionale si basa sull’idea di trovare vecchie melodie e spazzare via la polvere per scoprire cosa c’è sotto. Mi sono avvicinato a questi brani nello stesso modo in cui avrei cercato di reperire repertorio per l’altra mia band, i Leveret, o per qualsiasi altro gruppo. La colonna sonora scritta per molti di questi brani ti fornisce solo uno scheletro sul quale potrebbe effettivamente adagiarsi una melodia. Una volta trovati questi frammenti di musica, si trattava di suonarli per cercare di individuare ciò che ogni melodia stava cercando di dire... 
In un caso, la canzone “Sad Am I” è stata scritta con tutti le ornamentazioni per cornamusa delle Highlands e dovrebbe essere un reel. Una volta che ho strappato via tutti gli abbellimenti scritti e l’ho suonato molto più lentamente del tempo di reel, mi sono reso conto che avesse molto altro da comunicare… Naturalmente, tutte queste interpretazioni sono soggettive, sono solo la mia opinione, ma sento che molti dei brani dell’album sembrano avere più qualcosa da dire rispetto a quando sono ascoltati suonati da una banda musicale o effettivamente scritti su uno spartito.

È un viaggio emozionante. Quali sono le storie più commoventi?
Per me, la parte più emozionante di questo album è stata portare il violino alla tomba di Richard e suonarlo per lui. È possibile che Richard si sia unito all’esercito britannico pensando che non sarebbe mai tornato a casa per finire di suonare il violino, quindi portargli lo strumento completo e suonare per lui è stata un’esperienza incredibile. Ho interpretato “The Wellesley” per lui, che era la marcia del suo reggimento, quindi conosceva molto bene questa melodia, e mi piace pensare che avrebbe potuto suonarla anche sul suo violino. In termini di tracce dell’album, penso che ci siano alcune storie davvero incredibili intrecciate con i brani. Le melodie per cornamusa hanno il maggior peso. Molti dei brani della collezione “Pipes of War”, che ho usato nella mia ricerca, sono stati scritti in prima linea dai suonatori di cornamusa, che erano chiamati ad avanzare dalle trincee: camminavano disarmati direttamente nel fuoco nemico. “The Battle of the Somme” è stata scritta da Pipe Major William Lawrie, un uomo elogiato per il suo immenso coraggio, reso invalido dalla Somme a causa di una malattia contratta nelle trincee. Morì in ospedale a Oxford, in Inghilterra, senza mai tornare a casa dalla sua famiglia in Scozia. “Highland Solider” fu raccolto da George Butterworth che si era arruolato volontario  allo scoppio della Grande Guerra. In realtà è stato premiato con la croce militare per il suo coraggio, ma non è vissuto per riceverlo: 
è stato ucciso alla Somme il 5 agosto 1916. La tragedia per me è che, conoscendo la bella musica che questi uomini hanno raccolto, composto e arrangiato, il loro potenziale creativo è stato interrotto in quel terribile conflitto, proprio come è stata interrotta la vita di Richard Howard, proprietario del violino. Chissà cosa avrebbe potuto fare Richard se avesse vissuto la guerra e fosse tornato a casa…

Come mai hai scelto i temi di “Eventide”?
Il brano “Eventide” è un mix di due brani. Stavo leggendo un racconto su “Abide With Me” (l'inno che usa la melodia “Eventide” di William Monk), che veniva cantato nelle trincee dai soldati delle forze alleate per portare loro una specie di speranza. È anche comunemente cantato nelle funzioni in memoria. Volevo includere qualcosa con un sentimento simile che non fosse britannico, e mi sono imbattuto in un motivo che viene utilizzato nelle funzioni tedesche, ma in origine era un valzer svizzero tradizionale adattato allo scopo. Le melodie sono andate così bene insieme, sia musicalmente che sentimentalmente e ho pensato che si adattassero davvero bene come penultima traccia. 

“Lament” è l’intensa conclusione del disco…
“A Lament” è stato scritto dal piper George Fleetwood, è stato uno dei brani più meravigliosi che ho trovato nella mia ricerca, ma non importa quanto avessi potuto lavorarci, non avrei mai potuto farlo suonare bene sul violino. Quando stavamo registrando l’album, stavo cercando di elaborare una versione in duetto con Becky Price, la pianista, e alla fine ho detto: «Becky, suona da sola»!». Sapevo che avrebbe fatto un arrangiamento migliore di quanto avrei mai potuto fare io, e così lei ha registrato la sua parte per prima. Poi ho messo il violino in lontananza in seguito ed è stata l’ultima cosa che ho registrato per l’album. Penso che sia la fine perfetta per il disco e sono davvero commosso da questo motivo ogni volta che lo sento.

Vorrei citare due figure seminali di musicisti, che sono state molto influenti nel tuo approccio alla musica: Chris Wood e Dave Swarbrick…
Dave Swarbrick è stato il primo violinista che abbia mai sentito e visto dal vivo. Ricordo che avevo circa cinque o sei anni ed ero totalmente ispirato dal suo stile selvaggio. È stata la mia influenza iniziale quando ho iniziato a suonare il violino, e dall’età di sette anni, ho suonato prevalentemente melodie irlandesi e scozzesi. Non è stato fino che all’età di quindici anni, quando ho incontrato Chris Wood, che ho scoperto che esisteva la musica inglese. Ho frequentato la Summer School di English English Collective Collective di Chris Wood e ho avuto una vera e propria epifania. Ho scoperto la musica inglese, ho esplorato il mio stile, ho suonato con alcuni musicisti fantastici e alla fine di cinque giorni di quel corso, la direzione della mia vita e della mia musica era completamente cambiata. Il modo in cui Chris pensa la musica e il suo stile di insegnamento, insieme al suo modo unico di suonare la musica inglese sul violino, mi hanno enormemente influenzato, anche se si tratta di solo una quindicina di anni fa.

In conclusione, quali sono le presenti e le prossime iniziative di Sam Sweeney?
Questa è una buona domanda! È un momento di incertezza e transizione nella mia vita in questo momento. Sto suonando in un minor numero di gruppi di quanti ne abbia mai avuti, e anche il mio lavoro come direttore artistico del National Youth Folk Ensemble si sta concludendo quest’estate. Ho intenzione di iniziare la mia scuola di strumenti a corda folk nel 2020, perché voglio continuare a lavorare nel campo della didattica. Voglio anche continuare a girare con la mia band. In seguito, forse, comincerò a pensare a un secondo album da solista ... chi lo sa?



Sam Sweeney – The Unfinished Violin (Mighty Village Records/Island, 2018)
#CONSIGLIATOBLOGFOOLK 

Registrato presso lo studio dei Fairport Convention nell’Oxfordshire, “The Unifinished Violin”, è un concept album firmato da Sam Sweeney (violino, viola, violoncello, nyckelharpa), il quale ha convocato Rob Harbron (concertina e harmonium), Becky Price (piano), Ben Nicholl (contrabbasso), Jack Rutter (chitarra Acustica), Sam Fisher (flicorno e cornetto) e un trio d’archi che allinea Morven Bryce(violino), Helen Bell (viola) e Lucy Revis (violoncello). Il violinista si è messo a caccia di fonti, cercando tra memoria spartiti e raccolte, per dare vita a una toccante narrazione dell’esperienza bellica della prima guerra mondiale. Sweeney e compagni presentano sedici composizioni. stemperando spesso la sontuosità marziale di temi di tradizione e d’autore divenuti parte del repertorio delle bande militari, per riportarli, con gran classe, a passo e respiro popolari.Le due belle melodie che compongono il brano d’apertura, “Highland Soldier, provengono dalla raccolta del compositore George Butterworth, il quale cadde nella battaglia della Somme. La successive marce ”St. Patrick’s Day/ Young May Moon” sono la testimonianza della circolazione dei temi popolari, oltre che il segno della partecipazione irlandese al conflitto nei ranghi britannici. Il violino di Sam conduce, sostenuto dagli squisiti interventi di piano e concertina. “Sad am I” fu scritta in Francia dal piper scozzese Iain MacPherson, che è stato tra i fondatori della Scottish Piper’s Association; il jig “The Shell that shook the billet” proviene da una importante raccolta di melodie composte proprio durante la Grande Guerra, intitolata “The Pipes of War” e pubblicata nel 1920. Popolare tema danzereccio, motivo simbolo della Guerra stessa, “The Girl I Left Behind Me” è una folk song molto diffusa. Non volendo limitarsi a brani di matrice britannica, Sweeney ha inserito una marcia tedesca (“Locksmarsch”) giustapposta a “Begone Dull Care”, una melodia da danza inglese settecentesca. Un altro tema che porta dietro la storia tragica del suo autore è l’elegiaca “The Battle of the Somme”, cui seguono “The Valiant Soldier” e “The Rising of the Lark”. Si giunge, quindi, alla emozionante “The Wellesley”, la marcia veloce del reggimento intitolato al Duca di Wellington, al quale era aggregato proprio Richard Howard, il proprietario del violino protagonista del disco. Si tratta della melodia intonata da Sweeney sulla tomba dello stesso Howard nel cimitero dei caduti nelle Fiandre. Coautore Rob Harbron, partner nel trio Leveret, Sam ha scritto “Rose Howard”, un delicato pezzo intitolato alla figlia di Howard, composto per lo spettacolo “Made in The Great War”, mentre “The Old Brags” è un jig tradizionale di possibile fattura irlandese, anch’esso utilizzato a lungo in forma di marcia militare. Dopo “The King of Prussia’s March”, eccoci a “Eventide, un altro episodio di punta del CD”. In realtà, si tratta di due tunes messe insieme: la prima è un tradizionale svizzero, mutato nel ritmo al fine di renderlo un’aria adatta alle commemorazioni in uso nell’esercito tedesco (con il titolo di “Der gute Kamerad”), la seconda è proprio “Eventide” di William Monk, prestata all’inno “Abide With Me”, tuttora suonato nei funerali militari e civili. Invece, il capitano scozzese George Fleetwood scrisse “A Lament”, composizione dal tono malinconico, che porta a conclusione questo lavoro di gran valore e pieno di umanità. www.samsweeneymusic.com


Ciro De Rosa
Foto di Elly Lucas eccetto 10

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