Rafael Carvalho – 9 Ilhas 2 Corações (Autoprodotto, 2018)

Le nove isole sono quelle dell’arcipelago delle Azzorre, i due fori a forma di cuore fregiano la cassa armonica della viola da terra, lo strumento elettivo di queste terre di transito atlantiche.  Ne parla Rafael Carvalho, il musicista e compositore azzorriano che in un doppio album ha raccolto i tesori musicali del cordofono.

Azzorre, arcipelago nel cuore dell’Atlantico, regione autonoma del Portogallo costituita da nove isole principali e da isolotti minori. Le isole sono Flores e Corvo a ovest, Graciosa, Terceira, São Jorge, Pico e Faial al centro, São Miguel e Santa Maria a est. Terre vulcaniche lussureggianti, piene di meraviglie naturalistiche, incastonate in un mare in cui transitano le balene, un tempo cacciate dagli isolani, oggi divenute attrazione da ammirare per i turisti. Come introduzione allo spirito isolano non c’è che da leggere “Donna di Porto Pim” di Antonio Tabucchi e “Gente felice con lacrime” di João de Melo e, ancora, lasciarsi prendere dalle melodie della viola da terra, il cordofono a forma di otto, dotato di due fori di risonanza a forma di cuore sulla cassa armonica, suonato con corde metalliche. Secondo la credenza  popolare i due cuori rappresentano due persone che vivono lontane l’una dall’altra, associando la foggia dello strumento alla forte emigrazione azzorriana verso le Americhe e il Portogallo. La viola da terra è stata sviluppata a partire da strumenti introdotti nel quindicesimo secolo dai primi coloni. Nel tempo, è diventata centrale nell’accompagnamento di danze, canzoni e repertori lirici, ma anche dei “derriços”, le gare di improvvisazione poetica. Il cordofono mostra analogie con gli strumenti pizzicati presenti nel Portogallo continentale (viola braguesa, toeira, amarantina, beiroa e campaniça); si presenta con forme diverse, con nomi da ricondurre alle isole di São Miguel e di Terceira. La viola da terra micaelense possiede cinque ordini di corde doppie, i primi tre accordati all’unisono e i due rimanenti, che sono ordini tripli, accordati in ottava per  un totale di dodici corde. 
La viola da terra terceirense monta un sesto ordine di corde, raggiungendo complessivamente quindici corde, si pensa che questa adattamento più recente sia stato dovuto all’influenza spagnola. Esistono anche esemplari che aggiungendo un ulteriore ordine di corde portano il totale a diciotto. Lo strumento, immortalato nei dipinti di Domingos Rebélo (1891-1975), fa la sua parte nelle feste popolari, dal Carnevale di Graciosa alle celebrazioni associate al calendario religioso, come O Divino Espìrito Santo, dalle riunioni popolari pubbliche a quelle a carattere privato. Negli scenari contemporanei di patrimonializzazione la viola da terra sta riguadagnando visibilità come strumento identitario regionale: è presente nei musei, nelle immagini turistiche, nelle iniziative pedagogiche: insomma, è parte integrante delle politiche pubbliche. Nuovi liutai e musicisti hanno creato nuove tipologie (per esempio modelli elettro-acustici) e imbracciato lo strumento, il cui repertorio si è maggiormente diversificato, la viola è entrata nelle sale da concerto. Tra le iniziative concertistiche di divulgazione su base regionale, che hanno chiamato a raccolta i migliori suonatori, si segnalano gli “Encontros de Violas Açorianas” o, allargando il raggio d’azione a tutto il campionario strumentale portoghesi, gli incontri chiamati Violas de Arame” e quelli di carattere internazionale “Violas do Atlântico”. Oggi, lo strumento fa la parte del leone anche in manifestazioni musicali del circuito world music, di cui la più importante è il “Festival Cordas”, rassegna di musiche del mondo che mette al centro proprio i cordofoni. Diretto da Terry Costa di MiractecArts, il giovane festival si svolge nella splendida isola di Pico nel mese di settembre. Dal Festival Cordas è stata lanciata anche la proposta di dichiarare il 2 ottobre il giorno della viola da terra. I luoghi della rassegna musicale sono davvero incantevoli, dal paesaggio idilliaco del Jardim Saudade alla Galeria Costa, una tenuta di 24.000 metri quadrati dedicata all’arte nella natura, dal santuario degli alberi di drago nel Museo del vino alle lagune e piscine naturali, dai campi di lava al cratere del vulcano della montagna più alta del Portogallo. I venue coperti sono il bell’Auditorium del Museo dei Balenieri, a forma di balena, e il nuovissimo Auditorium di Madalena do Pico. La quarta edizione si svolgerà dall’11 al 15 settembre 2019; gli artisti e i turisti interessati possono ottenere maggiori informazioni scrivendo a info@mirateca.com o visitando www.festivalcordas.com.
Il CD “As violas dos Açores”, volume 2 della collana “A Mùsica Regional Açorioana”, prodotto da Emiliano Toste, una raccolta di registrazioni effettuate tra il 1995 e il 2017, insieme ad alcune antologie proposte da scuole regionali (per esempio A Relva e suas músicas”) hanno rappresentato i documenti sonori  più interessanti per ascoltare lo strumento, testimonianze del più recente interesse verso la viola da terra da parte di associazioni musicali, cultori e studiosi locali, di musicisti di più ampia formazione musicale e di costruttori di strumenti. Rafael Costa Carvalho, trentottenne nativo dell’isola di São Miguel (il suo sito è www.violadaterra.webs.com), fa parte di una nuova generazione di musicisti che portano avanti la tradizione dello strumento. Rafael suona la viola a dodici corde, insegna al Conservatorio Regionale di Ponta Delgada, ha scritto tre libri di didattica dello strumento per tre livelli, rivolti a chi vuole intraprendere lo studio della viola da terra. Come concertista si propone anche in trio con il gruppo Musica Nostra, con Ana Medeiros (violino e canto) e Ricardo Melo (viola da terra). Se nel suo primo album, “Origines”  (2012) Carvalho ha ripreso i repertori tradizionali locali, con “Paralelo 38” (2014), seguendo le suggestioni delle coordinate geografiche dell’arcipelago, ha provato a immaginare in musica gli incontri e apporti musicali arrivati con le caravelle che solcavano l’oceano, ha evocato l’immancabile saudade, stato d’animo familiare dell’identità insulare, ha inserito anche elementi di fusione che arrivano dal suo presente di compositore. Nel terzo lavoro, “Relheiras” (2017), il musicista di São Miguel si è spinto oltre, presentando temi in prevalenza originali, intendendo esplorare nuove sonorità e sperimentare tecniche esecutive, allargando il repertorio della per viola da terra, proponendo anche brani provenienti da altre tradizioni. Nel 2018 Carvalho ha dato alle stampe “9 Ilhas 2 Corações”,  un doppio album di ottanta tracce, che propone materiali tra i più rappresentativi delle nove isole dell’arcipelago. Di recente, il periodico “Diário de Notícias” lo ha definito un “guardião da viola dos dois corações” (“custode della viola dai due cuori”), proprio per l’impegno nella salvaguardia e nella valorizzazione del patrimonio sonoro della viola da terra, ma al contempo nella risolutezza con cui intende renderla uno strumento aperto al dialogo. Abbiamo raggiunto il compositore, strumentista e didatta azzorriano, per parlare con lui della viola, del suo apprendistato musicale, dei repertori e della sua più recente pubblicazione.

Come ti sei avvicinato alla viola da terra?
Il mio primo contatto con la viola da terra l’ho avuto che ero molto giovane. A Natale abbiamo una tradizione molto antica in cui un gruppo di persone porta il Bambino Gesù in tutte le case del villaggio, suonando e cantando: è una questua per chiedere donazioni per la chiesa. Da bambino, vedevo e sentivo lo strumento suonato da quei gruppi, ma non ne sapevo nulla. All’età di 12 anni ho iniziato a studiare il violão (la chitarra a 6 corde) con mio padre. Allo stesso tempo, nella mia città natale, Riberira Quente, si è formato un gruppo folclorico. Ho iniziato ad andare alle prove, con mio padre, suonando canzoni al violão. Poi, hanno messo su la prima classe di viola da terra a Ribeira. Era il 1994 quando ho iniziato a imparare lo strumento con Carlos Quental. Ciò che più mi attraeva era il suono dello strumento ed anche quanto fosse bello con i due cuori nella cassa armonica.

Quale la funzione sociale della viola da terra? 
Tradizionalmente, la viola da terra si suonava tutto l’anno, tranne che a Quaresima. Nei giorni che precedevano la Pasqua lo strumento era avvolto in un lenzuolo e lasciato riposare come rispetto religioso. Per il resto dell’anno la si suona a gennaio per i “Reis” (I Re Magi, ndr), a febbraio per l’ “Estrelas” e a Carnevale,  soprattutto nel corso delle feste del Divino Spirito Santo. Naturalmente tutto dipende anche dalle tradizioni di ciascuna isola. Ma lo strumento ha avuto l’importanza principale nel far riunire le persone dopo le dure giornate di lavoro. Ai nostri giorni lo strumento è ancora presente con una forte tradizione. Certo, ci siamo dovuti adattare. Lo strumento ha perso qualche visibilità, ma è ancora suonato in tante occasioni per tutto l’anno.

Quale la situazione dei costruttori di viola da terra nelle Azzorre? 
Abbiamo alcuni liutai sulle isole. Molti, ovviamente non possono vivere solo di questo, ma, dopo alcuni decenni, in cui ne abbiamo avuti solo tre o quattro, ne troviamo all’incirca una dozzina in tutto l’arcipelago. Per fare qualche nome: Raimundo Leonardes, Antonio Mota, José Agostinho Serpa e Dinis e Hugo Raposo, che sono padre e figlio. Alcuni sono giovani e disposti a innovare, a costruire strumenti migliori con legni migliori. Ci danno strumenti dal suono decisamente migliore. Abbiamo ancora strumenti provenienti da Braga (nel Portogallo continentale, ndr). Tutto dipende da  quanto si vuol spendere per una viola da terra.

Ci sono differenze nel modo di suonare nelle diverse isole?
In sintesi, abbiamo tre diverse tecniche. Alcuni musicisti suonano solo premendo con il pollice tutte le corde, altri usano l’indice per la melodia e il pollice per riempire, gli altri non fanno la melodia ma l’accompagnamento ritmico usando il “rasgado” .

Le Azzorre sono al centro della rotta atlantica, che influenze ci sono state? Che rapporti con altri strumenti a corda?
Abbiamo ricevuto influenze che hanno nei secoli per la nostra posizione geografica. Successivamente, il popolo delle Azzorre ha iniziato ad emigrare in tutte le parti del mondo, specialmente in America, nel Canada e nell’America meridionale, portando con sé la cultura delle Azzorre. Lo strumento a corda che ha influenzato la nostra viola da terra dovrebbe essere lo stesso che è alla base delle chitarre portoghesi. Oggi continuiamo a subire influenze, ma è difficile dire cosa abbia influenzato la nostra musica tradizionale. Vivendo in un mondo globalizzato, personalmente cerco di imparare ogni giorno da altri musicisti, provare a portare altre influenze sullo strumento. Questo aiuta a rendere la mia musica originale. 

Per chi dovesse venire alle Azzorre,  chi sono i principali musicisti da cercare e ascoltare?
È difficile da dire. Ho le mie preferenze, collegate ai miei percorsi e alla musica che sento e che mi piace ... Se parli di musica tradizionale, consiglierei a chiunque venga qui a cercare i suonatori di viola da terra. Ascoltarli nella loro funzione tradizionale e originale, suonando chamarritas a Pico e a Faial, o al “Bailes Regionais” a São Jorge e a Graciosa. 
Oppure nei “Foliões do Espírito Santo” (le feste dello Spirito Santo, ndr) a São Miguel. Occorre cercare la musica che identifica le Azzorre. Andare a Terceira a Carnevale è una raccomandazione. Se poi si cercano altri stili musicali, altri gruppi e compositori contemporanei, allora ci sono alcuni musicisti e gruppi che sono stati un riferimento, come Aníbal Raposo, António Bulcão, Luis Alberto Bettencourt, Luís Gil Bettencourt o Zeca Medeiros. Gruppi come Ronda da Madrugada, Myrica Faya, Musica Nostra, Ronda das Nove, Cantos do Mar e da Terra. Abbiamo anche una nuova generazione di musicisti come Maria Bettencourt, Sara Cruz, Romeu Bairos, Cristovam, Vania Dilac e altri. Allo stesso tempo, puoi trovare luoghi per ascoltare fado e, anche, jazz suonato da musicisti locali. Dipende tutto dalle isole che visiti e da ciò che stai cercando. Suggerirei un po’ di tutto, ma non dimenticarsi di iniziare con la musica tradizionale.

Insegni al Conservatorio , hai sviluppato un tuo metodo di insegnamento?
Insegno da undici anni al Conservatorio di Ponta Delgada (isola di São Miguel, ndr). È l’unica scuola ufficiale del Paese che insegna la viola tradizionale. Ho sviluppato un metodo di insegnamento e realizzato tre libri che presentano l’apprendimento dello strumento per livello di difficoltà.

Il tuo training classico ha influenzato il tuo modo di suonare uno strumento popolare?
Ho iniziato come studente al Conservatorio all’età di 26 anni. Avevo anche quattro anni di chitarra classica. E sono stato insegnante e studente a scuola dal 2008. Studio ogni giorno, come tutti immagino. Tutto il mio apprendimento influenza il modo in cui suono, insegno e compongo. Posso dire che la mia più grande preoccupazione è il suono che posso ottenere dallo strumento. 
Perché sia puro, bello, pulito, devo studiare molto e le mie lezioni di chitarra classica con Gianna De Toni, mi hanno aiutato molto, soprattutto  nel suono e nella tecnica della mano sinistra. Ho dovuto creare un programma di dodici anni per lo strumento partendo da zero: immagina lavorare ogni giorno per questo obiettivo e di aggiornare, ogni anno, il programma e il repertorio degli studenti.

C’è interesse per la viola da terra nelle giovani generazioni?
Ho molti giovani studenti, la loro età va dai 6 ai 18 anni al Conservatorio. Hanno anche una classe di dieci studenti a Fajã de Baixo di e età da 12 agli 84. E quando ho iniziato a insegnare a Ribeira Quente ho avuto studenti dagli 11 ai 60 anni. C’è interesse ad ogni età. Oggi abbiamo molti giovani che vogliono imparare. Ciò accade perché abbiamo fatto un lavoro di promozione dello strumento sui social network.. Vado anche in altre scuole, quando posso, e parlo dello strumento e suono per gli studenti. Dobbiamo promuovere lo strumento ogni giorno. Detto semplicemente: se i giovani non lo conoscono, non lo cercheranno! 

Fin dalle tue prime registrazioni, hai composto ed eseguito musica originale insieme a pezzi tradizionali. Qual è il tuo approccio per scrivere nuova musica per viola da terra. Quali esplorazioni hai seguito sullo strumento? 
In tutti i miei concerti presento la tradizione e il contemporaneo. Il pubblico deve conoscere il nostro passato per capire la vera essenza dello strumento. Allo stesso tempo, portando la mia musica originale, posso dimostrare che lo strumento può evolversi, mantenendo i suoi percorsi. Sono stato influenzato da altri musicisti portoghesi, collegati agli strumenti tradizionali. 
Uno dei musicisti che più mi ha influenzato è Carlos Paredes. Poi ci sono i suonatori di viola brasiliana. Tuttavia, il tipo di suono associato alla mia musica ha iniziato a fluire come parte della mia sperimentazione, cercando di far evolvere la tecnica del mio dito pollice. Sviluppando la tecnica, la velocità di esecuzione, la pulsazione degli ordini simultanei di corde. Ho creato il mio suono. Tutto il mio lavoro dell’ultimo decennio ha questa base di idee. Così ho pubblicato i miei primi tre album “Origens” (2012), “Paralelo 38” (2014) e “Relheiras” (2017).

Come lavori quando arrangi un brano? 
Quando scrivo gli arrangiamenti per altri strumenti come il violino, il flauto e il violoncello, scrivo, sempre, con la mia intuizione. Dopo di ciò, cerco di analizzare l'armonia e capire se le diverse voci si combinano bene o se ci sono delle incongruenze nella composizione. A volte prendo porto i miei arrangiamenti al mio insegnante di Conservatorio e chiedo opinioni e correzioni, ma il processo è sempre molto intuitivo. Altri compongono apprendendo le regole dell'armonia, scrivendo sullo spartito prima ancora di suonare. Compongo quasi sempre con lo strumento.

Ora hai realizzato un nuovo lavoro molto impegnativo, intitolato “9 Ilahs 2 Corcções”...
Il mio ultimo lavoro è un doppio album. Dopo aver realizzato i miei altri tre CD, con musica originale e musica tradizionale, con i miei arrangiamenti, ho deciso di registrare un CD di sola musica tradizionale. Questo doppio CD contiene ottanta brani, provenienti da tutte le nove isole, suonate da una sola viola da terra, con l’intenzione di lasciare un archivio musicale di musica tradizionale delle Azzorre.

Cosa ti ispirato nella scelta dei brani?
Volevo mettere almeno tre brani per ogni isola delle Azzorre. Poi ho iniziato a registrare fino un massimo di cento canzoni ... All’inizio, ho scelto le canzoni che non erano così conosciute come le altre. Poi ho scelto le canzoni che rappresentano il ruolo strumentale durante l’anno: “I Re”, “Le stelle”, “Carnevale”,”Feste dello Spirito Santo”, “Natale”. Infine, ho scelto le canzoni più conosciute. Considerato lo spazio nei due CD, ho dovuto selezionare fino a un massimo di ottanta temi. In un prossimo lavoro ho intenzione di lavorare solo sui temi della mia isola, São Miguel.

Non hai mai suonato in Italia, mandiamo un  messaggio ai promoter italiani come ambasciatore della viola da terra e delle Azzorre? 
Quello che intendo mostrare è la nostra cultura musicale, interpretata dalle corde della viola da terra, nel passato e nel presente. È tempo che la chitarra battente incontri la viola delle Azzorre!



Rafael Carvalho – 9 Ilhas 2 Corações (Autoprodotto, 2018)
Da didatta, ricercatore e concertista, il compositore azzorriano sta dando un contributo di primo piano allo sviluppo della tradizione musicale della viola da terra, il cordofono simbolo dell’arcipelago portoghese atlantico. Dopo tre dischi in cui ha presentato la sua rilettura di materiali o le sue composizioni originali, Carvalho propone un album doppio con un programma di ottanta temi tradizionali, appresi dai maestri locali e dalle raccolte. Il primo disco ne contiene quarantatré e il secondo trentasette: si configura come una sorta di archivio sonoro della viola da terra. È un viaggio strumentale imperniato sul suono argentino della viola da terra nella versione micaelense (ossia dell’isola di São Miguel), con cinque ordini di corde doppie e due di ordini tripli. Impossibile passare in rassegna tutti i brani proposti, che rappresentano la ricchezza culturale delle isole, da quelli che accompagnano le feste più importanti del ciclo dell’anno alle canzoni più sentite dalla popolazione azzorriana. Il musicista ribeiraquentese utilizza le diverse tecniche strumentali in questo florilegio musicale che mette insieme melodie molto note al pubblico locale o presenti nelle incisioni discografiche, ed altre che, invece, sono poco conosciute (per esempio “Pasodoble”, “Moda do Menino Jesus” e “Abóbora Menina). Alcune, addirittura non mai stati registrate (“Saloia” e “Merciana” tipiche dell’isola di Santa Maria). Il disco rivela atmosfere molto diverse, in equilibrio tra episodi sostenuti , a carattere danzante, ed altre sequenze più liriche, che richiamano lo spirito più emozionale ed intimista isolano ma anche lusitano continentale. La cifra strumentale di Carvalho impone rispetto e attenzione mentre si destreggia tra brani di differente fisionomia.  Con un palinsesto così vasto, risulta difficile elencare le proposte più rappresentative. Ad ogni modo, nel primo CD svettano “Mouraria”, “Marchinha de Carnaval”, “Balho da Povoação” , “Chamarita do Mejo” (suonata con il toque rasgado), “Sol Baixinho”,  “Tanchão”, “Folia do Espírito Santo”  e “Olhos Pretos”. Nel secondo disco, si segnalano “Pezinho Velho”,  “Fofa”, “Sapateia”, “Moda do Menino Jesus”, “Bela Aurora”, “Chamarrita do Meio”, “Abòbora Menina”, “Sou Marinheiro”, “São Gonçalo” (con toque rasgado), “Pezinho da Vila” e “Balho furado”. “9 Ilhas 2 Corações” ci restituisce uno spaccato dell’affascinante cultura dell’arcipelago e porta all’attenzione la passione e il valore di Rafael Carvalho. Se l’album è un imperativo per i cultori di cose lusitane, è pure fortemente raccomandato agli strumentisti di cordofoni popolari. Per tutti, che, sia una spinta per un viaggio nelle magnifiche isole atlantiche. 


Ciro De Rosa

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