Mandatari – Lissìa (Autoprodotto, 2018)

Se i grossi carichi di profilo internazionale della musica salentina si muovono con lusinghieri risultati nei territori sonori della world music e della nuova composizione, che guarda alle musiche popular, c’è chi nel variegato panorama sud pugliese persegue una via che lascia spazio a poche sperimentazioni ed azzardi, si produce in arrangiamenti essenziali con pochi a colpi ad effetto ma pieni di tenuta emozionale, giostrando su timbri interessanti e rileggendo materiali non sovraesposti o inflazionati. Parliamo dei Mandatari, giovane quintetto proveniente dall’area tarantina (Carosino, Fragagnano, Lizzano e San Marzano), esistente dal 2013 e composto da Salvatore Cavallo Galeanda (voce, tamburello e castagnette), Mattia Cito (organetto e fisarmonica), Niko “Zef” Friolo (chitarra e voce), Cosimo Pastore (voce, mandolino, bouzouki e chitarra battente) e Francesco Pastorelli (voce, tamburello e castagnette). Il gruppo propone un repertorio variegato (tra cui pizziche pizziche, pizziche tarantate, canti di lavoro, stornelli, serenate, canti devozionali). Dopo il più che vivace e promettente esordio di “Rotte le capase” (2017), presentano “Lissìa”, un lavoro che attinge proprio ai repertori popolari dell’area jonica, appresi direttamente da cantori locali o ripresi dall’archivio di Alfredo Majorano (1902-1984), storico ed etnografo tarantino, attivo tra gli anni ’30 e ’70 del secolo scorso. Il titolo fa riferimento al sapone fatto in casa, preparato con la cenere. Così spiega il Cosimo Pastore: «In qualche modo la “Lissìa” siamo noi che abbiamo preso dei brani della tradizione sporchi e dimenticati dando loro nuovo candore. Dall’altro c’è il riferimento alla cenere, come legame tra le vecchie e le nuove generazioni (le due mani nella foto di copertina), poiché la cenere di un vecchio albero può rendere fertile la terra ai nuovi germogli» Nelle tredici tracce del disco, tutte tradizionali, i Mandatari si fanno mediatori, favorendo i codici della musica contadina per portare a compimento “un’operazione che è, innanzitutto, di tipo culturale e storica nel dare voce ai testimoni della tradizione che hanno frequentato», rimarca Salvatore Cavallo Galeano. E ancora Pastore: «Non abbiamo un preciso gruppo storico salentino a cui ci ispiriamo, più che altro portiamo avanti la tradizione delle nostre famiglie e dei nostri paesi, cercando di rimanere più tradizionali possibili. Veniamo più o meno tutti da famiglie di suonatori questo genere di musica è nelle nostre vene. Ecco, più che altri gruppi, sulla nostra formazione musicale e sul nostro modo di suonare ha influito molto l’ascolto diretto dei suonatori e le registrazioni storiche, in particolare quelle di Majorano» Di tanto in tanto i Mandatari innestano elementi – a dirla tutta rivelatori di qualche ingenuità – che occhieggiano i nomi tutelari del revival meridionale, come si avverte in qualche passaggio del canto di lavoro “La scarola” e ne “La Funatnella”. Va detto, però, che sono piccole sbavature rispetto a una proposta che annovera tanti punti di forza per via dell’intesa corale (si ascoltino “La villanella o il canto di lavoro “La Patana”, dove sono in primo piano anche le voci delle sorelle “Scannitiéddi” Galeone), degli incastri strumentali (“Pizzica pizzica di Martina Franca”, “Pizzica tarantella di Mestru Edoardo”) e della forza ritmica esecutiva (“Pizzica Pizzica di Carosinio” e “Taranta di Lizzano”: quest’ultimo è uno dei temi che erano usati per il trattamento del “morso del ragno”). Quanto a “Pizzica Pizzica di Taranto”, in cui si ascolta la voce di Maria Pugliese, il brano è stata sottoposta ad un’invenzione-ampliamento, aggiungendo alcune strofe raccolte a Taranto da Majorano al frammento ascoltato in una registrazione. Davvero interessanti i due canti provenienti dall’enclave arbëreshë di San Marzano di San Giuseppe: “Të dua mirë” (La romanza del fidanzato) è un canto di amore dal taglio esecutivo folkeggiante, dove interviene il violino di Gianpaolo Saracino, il secondo, “Ndrikull’ Elvi’”, è un set di vjershe, sorta di messaggi in codice utilizzati dalle braccianti agricole di San Marzano per comunicare sfuggendo al controllo di altri colleghi ma soprattutto di capisquadra e padroni: qui al gruppo si unisce Davide Chiarelli ai tamburi. Invece, da Lizzano proviene la già citata “La funtanella”, un canto d’amore di ambientazione sonora garganica, noto in molte varianti diffuse su base regionale. Una chicca è senz’altro “Lu resu resu”, un canto corale di questua pasquale, cui i Mandatari hanno fatto precedere un frammento vocale di Ernesto Cavallo, anziano cantore di Fragagnano. Se “Lissìa” non è il disco che mancava al panorama musicale pugliese per fa parlare di nuove modalità espressive del folk, tuttavia, è un lavoro diretto e schietto, che merita di essere ascoltato e apprezzato, perché frutto dello studio e dell’entusiasmo di musicisti giovani, dotati di garbo e gusto, che dal vivo (ci dicono fonti dirette e attendibili) ci sanno davvero fare. Anzi, se ancora non li conoscete, procuratevi anche il loro disco di debutto. Mica poco in questi tempi di Salento tutto sole, mare e tarante massificate! Info a mandatari2013@gmail.com


Ciro De Rosa 

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