The Magic Door – The Magic Door (Autoprodotto, 2018)

Nato dall’incontro tra la cantautrice Giada Colagrande, il polistrumentista Arthuan Rebis (chitarre, arpa celtica, nyckelharpa, bouzouki, esraj, hulusi e programming) e l’arpista Vincenzo Zitello (arpa celtica, violoncello, viola, violino, flauti, theremin, lama sonora, santur, xaphoon, drones), il trio The Magic Door propone un intrigante cifra stilistica che musicalmente affonda le sue radici in un grande universo sonoro, nel quale convergono il folk inglese, le sonorità del mediterraneo ed echi di musica orientale, il tutto impreziosito da una particolare cura per i testi. A cristallizzare il loro intenso lavoro di ricerca è il disco di debutto omonimo, ispirato alla leggenda che avvolge la Porta Magica di Roma, raccontata da Francesco Girolamo Cancellieri nel 1802. Fatta costruire tra il 1655 e il 1680 da Massimiliano Savelli Palombara, marchese di Pietraforte, nella sua residenza situata sul colle Esquilino (corrispondente all’odierna Piazza Vittorio dove è ancora collocata), la porta presenta un complesso insieme di epigrafi ermetiche e dai simboli esoterici che rimandano ad una millenaria tradizione misterica che, grazie alla Regina Cristina di Svezia, era ritornata alla luce nella Roma del Seicento. A riguardo, Giada Colagrande e Arthuan Rebis (al secolo Alessandro Cucurnia) scrivono: “The Magic Door è un progetto che attinge a un immaginario mitologico, da tradizioni sapienziali senza tempo, la sua attualità risiede nel mistero imperituro che la Porta Alchemica incarna”. Protagonisti sono il Marchese Palombara e un misterioso pellegrino (identificabile con l'alchimista Francesco Giuseppe Borri) che, una mattina, si addentrò nel giardino del nobile per cercare un’erba sconosciuta in grado di produrre l’oro. Scoperto dalla servitù e condotto dinanzi al Marchese, il viandante dichiarò di essere un alchimista in grado di realizzare la trasmutazione dei metalli in oro. Affascinato dalle sue parole, il nobile lo condusse nel proprio gabinetto alchemico dove l’uomo diede prova dalle sue straordinarie doti e della sua maestria. Giunta ormai la notte, chiese ed ottenne una camera vicina al laboratorio per poter controllare tutte le fasi del complesso procedimento alchemico a cui aveva dato inizio, promettendo che, solo alla fine, avrebbe risposto alle domande del Marchese. Il mattino seguente, il nobile ansioso di scoprire l’esito dell’esperimento, scoprì che l’uomo era fuggito attraverso la porta, lasciando dietro di sé alcune pagliuzze d’oro e dei fogli su cui erano appuntati diversi simboli e le sette epigrafi che ancora campeggiano sulla porta. Fu il Marchese a volere che fossero incisi proprio da dove era fuggito il viandante, affinché un giorno qualcuno riuscisse a decifrarli, svelando per sempre l’arcano. Inciso con la partecipazione speciale del maestro statunitense di tamburi a cornici Glen Velez (percussioni) e di Marco Cavanna (contrabbasso), il disco mette in fila dieci brani originali, in larga parte composti da Giada Colagrande e Arthuan Rebis che ripercorrono l’origine leggendaria della Porta Magica, disvelando pian piano il significato profondo dei simboli e delle epigrafi in essa incisi. L’ascolto svela una scrittura elegante in cui grande attenzione è riposta tanto nella cura delle melodie, quanto nella trama poetica che permea le liriche. La voce della Colagrande si muove agilmente nelle raffinate trame melodiche intessute dalle corde di Rebis e dall’arpa di Vincenzo Zitello con Velez e Cavanna ad impreziosire il tutto con i loro colori ritmici. Quasi fosse un ideale viaggio iniziatico, il disco si apre con l’introduzione affidata alla voce di Rebis che impersona il Marchese di Palombara e racconta l’incontro con il pellegrino e la sua fuga attraverso la porta. Varcata la soglia si entra nel vivo dell’album con la sequenza dei sette brani centrali che coincidono con le sette epigrafi e con i sette pianeti a cui rimandano. Il crescendo di “Saturnine Night” con le voci della Colagrande e di Rebis che si intrecciano, apre la strada prima alle evocazioni di lontane sonorità orientali di “Jupiter's Dew” e poi alla avvincente “Water of Mars” che si chiude con una coda strumentale per viola e percussioni. La ballata densa di lirismo “Venus the Bride” e il solo di percussioni di Velez in “Ancient Portal” fanno da preludio allo splendido trittico composto da “Mercury Unveiled”, “Sun in a Flame” e “V.I.T.R.I.O.L.” con quest’ultima che rimanda direttamente alla trasmutazione alchemica. Imperdibile l’epilogo finale con Vincenzo Zitello che interpreta il pellegrino cantando le sette epigrafi in latino. Intriso di amore per la “conoscenza altra” e vibrante di passione nell’approccio musicale, questa opera prima del progetto The Magic Door merita un ascolto approfondito per scoprire ogni sfumatura che lo caratterizza. http://www.themagicdoor.net


Salvatore Esposito

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