Naragonia Quartet – Mira (Homerecords, 2018)

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Il fatto che la scena musicale trad & world del Belgio non sia mediaticamente tra le più visibili porta con sé il rischio che possano passare inosservate proposte di spessore come quella del Naragonia Quartet, ensemble in circolazione da oltre una dozzina d’anni. Parliamo di Maarten Decombel, alla chitarra e alla mandola (già con Mandolinman, Snaarmaarwaar, Les Tisserands e Ialma), del violinista Luc Pilartz (Panta Rhei, Trio Trad, Faran Flad), della organettista e violinista Pascale Rubens (Musaraigne, Griff) e del polistrumentista Toon Van Mierlo (Hot Griselda), che imbraccia sax soprano, organetto diatonico e cornamuse. Pascale e Tonn sono conosciuti anche come duo Naragonia nel circuito del bal folk. Eravamo rimasti a “Idili”, album del 2014, quattro anni dopo hanno realizzato “Mira”, la terza produzione in quartetto, pubblicata con una nuova etichetta, la piccola ma intraprendente Homerecords. Ci sono perizia e cura nella qualità della registrazione di questo disco, aperto e chiuso dal canto di un merlo, il cui cinguettio malinconico si fonde con l’attacco strumentale della carezzevole title track. “Mira” è una stella gigante rossa che si trova nella costellazione della Balena, i Naragonia profilano un parallelismo tra il loro tragitto musicale e un viaggio d’esplorazione nello spazio alla ricerca di una stella come “Mira”, la quale è invisibile per la maggior parte del tempo. Quella proposta dal quartetto è musica da ballo, che si fa amare anche solo ascoltandola, costruita su linearità melodica, arrangiamenti eleganti e mai artificiosi, con un’ambientazione a tratti cameristica ma, soprattutto, una rodata quanto ispirata interazione tra i quattro musicisti. 
Potente nelle sue variazioni è la bourrée a due tempi “Naya/Castor”, dove entra la ghironda di un ospite d’eccezione come il maestro francese Gilles Chabenat. Arpeggio argentino in apertura dell’hanterdro “Fere/Poirot” – composto da Van Mierlo, che fa la parte del leone come autore, firmando otto sui dieci motivi dell’album – entrano, poi, organetti e violino per sviluppare pienamente la melodia. Si cambia registro con la scottisch “Lapwing/ Crossbills”, che prende sentieri più movimentati quando la cornamusa diventa lo strumento guida. Si procede con la dolcezza del valzer “Driving to Halsway/ Morining Charlotte”. Rientra la ghironda in una nuova schottisch, “De spiitigen duvel/Galleyhead”, episodio da collocare tra i vertici del disco. Segue “Angiolino/Valzer di Monticello”, set di valzer di umore italiano, composti di Maarten Decombel. Ci dondoliamo in allegrezza con la scottisch “Hekske /De Dieven”, per andare in crescendo con la bourrée a tre tempi, “Wiske’sbezem/De dieven”, in cui il quartetto è sostenuto nuovamente dai bordoni di uno Chabenat a pieno regime. Infine, eccoci all’incedere un po’ malinconico di “Astor”, una gavotte de l’Aven, firmata da Pascale Rubens, in cui il pizzicato del violino ci porta al commiato. Naragonia Quartet: che piacere! 


Ciro De Rosa 

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