Michele Fedrigotti, Danilo Lorenzini – I fiori del sole (Song Cycle Records, 2017)

“I fiori del sole” è uno dei più interessanti lavori di musica sperimentale italiana emerso dai tardi anni settanta. Originariamente pubblicato nel 1979 per la Cramps Records di Gianni Sassi è oggi finalmente ristampato in vinile per l’etichetta Londinese Song Cycle Records. Nato come raccolta di composizioni del duo, l’album è affidato alle cure di Franco Battiato, che al culmine della sua “stagione sperimentale”, produsse sempre per la Cramps anche il leggendario Motore Immobile, firmato dall’amico e collaboratore recentemente scomparso Giusto Pio. In ottica retrospettiva, “I fiori del sole” è si l’esordio di Fedrigotti e Lorenzini ma rappresenta anche l’ormai prossimo capolinea di un percorso con protagonisti Franco Battiato e molti dei musicisti che con lui collaborarono nel periodo 1977 - 79, anni di sperimentazioni radicali e controverse. Già presenti nello splendido esordio di Pio, ora, Fedrigotti e Lorenzini affidandosi ai soli organo e pianoforte, rifuggono molte delle soluzioni talvolta astruse e cerebrali in voga al tempo, abbracciando invece una “semplicità ascetica” che ancora oggi sorprende per grazia e bellezza. Gli insegnamenti di: Debussy, Satie, il Cage di “Dream”, “In a Landscape” o “Cheap Imitation”, riecheggiano in queste undici composizioni, originando un linguaggio davvero personale pregno di un profondo misticismo che talvolta ci fa pensare al grande Florian Fricke, che forse qualcuno ricorderà come leader e mente dei Popol Vuh. “I fiori del sole” è un lavoro unico figlio di quei tardi anni settanta che ci hanno regalato veri e propri capolavori come: “Motore Immobile”, “Prati bagnati del monte analogo” di Raul Lovisoni e Francesco Messina, pubblicato poco dopo e anch’esso prodotto da Battiato, oppure, lo splendido e di qualche anno antecedente Dialoghi del presente di Luciano Cilio, un album davvero imprescindibile. L’ascolto di Fedrigotti e Lorenzini è rivelatorio, di particolare interesse anche per gli estimatori di Franco Battiato, qui a un passo dall’imminente svolta de “L’era del cinghiale bianco” che tra l’altro vantò anche la collaborazione degli stessi Fedrigotti e Lorenzini al pianoforte nel brano “Luna Indiana”. Questo è un album pregno di bellezza, che aspetta solo di essere sfilato dalla custodia e adagiato cautamente sui vostri piatti… Chi ama i lavori del Battiato più introspettivo come: “L’egitto prima delle sabbie”, “Juke Box” e naturalmente “Motore Immobile” non può assolutamente lasciarselo sfuggire. 


Marco Calloni
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