Ambrogio Sparagna – Stories 1986-2016 (Finisterre 2016)

Pubblicato sul finire del 2016, questo doppio CD offre una retrospettiva della carriera discografica trentennale (ma nel complesso quarantennale) dell’organettista Ambrogio Sparagna, autore ormai noto anche al grande pubblico. Il compositore di Maranola (LT) è da sempre un «musicista organico», per dirla con Giovanna Marini (dalle note di presentazione del debutto discografico “Il paese con le ali”, 1986), una figura chiave nell’Italia musicale che si ispira alle musiche di tradizione orale, per la sua attitudine a inventare e creare a partire dalle espressioni sonore del mondo orale. Sparagna è artista che porta con sé il bagaglio di conoscenze provenienti dagli studi etnomusicologici e antropologici, che lo hanno condotto a scrivere tenendo ben presente i principi compositivi della musica tradizionale, soprattutto quelli dell’area centro-meridionale, coniugandoli con la sperimentazione. È didatta, organizzatore con il sodale Erasmo Treglia del festival “La Zampogna”, maestro concertatore che ha portato la musica popolare sui palchi del Salento di fronte a centinaia di migliaia di persone, divulgatore in programmi della TV nazionale, direttore artistico che riempie di folk l’Auditorium romano. Non sarà l’organettista più innovativo della sua generazione, ma è un formidabile trascinatore e un grande ideatore di eventi. Lo si comprende appieno scorrendo i titoli e le musiche dei trentuno brani contenuti nei due CD, organizzati in una scaletta di tutto rispetto sul piano della fruizione. Si comprende il numero considerevole di progetti artistici messi in opera dal maranolese, a partire dall’esordio con “Il Paese con le Ali”, title-track di un disco uscito in anni in cui molti pensavano che il folk in Italia fosse morto quando, invece, gli artisti italiani giravano per festival folk europei e mondiali come ora non succede, un disco che rifletteva la tradizione ma era contemporaneo, perché dentro c’erano il virtuoso tamburellista Carlo Rizzo, il violino di Mathias Grube, capace di passare dai fraseggi country ai quarti di tono, la voce colta e popolare di Lucilla Galeazzi. In seguito, c’è stata la Bosio Big Band, un’orchestra di strumenti omofoni - tanti organetti diatonici tutti insieme – per la quale Sparagna ha trovato un sistema di scrittura adatto allo sviluppo articolato delle singole parti. Però, qui ci piace non dimenticare il Trillo (“Sogna fiore mio”), un notevole trio che vedeva Sparagna accanto a Rizzo e Galeazzi. La retrospettiva raccoglie brani tratti dai progetti “La Via dei Romei”, dove si esplorano i rapporti tra musica antica e popolare, la proiezione mediterranea del raccontare, rappresentata da “Giofà, il servo del re”, “La Chiarastella” , l’opera tutt’ora portata in scena nel periodo natalizio, “Fermarono i cieli”, il canto del ciclo dell’Avvento, ispirato al mondo spirituale di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, “Litania”, una produzione composta con Giovanni Lindo Ferretti, “Trillillì”, dedicato al mondo popolare degli zampognari e “L’Avvenuta Profezia”. Quanto agli episodi di “Vorrei ballare”, ci riportano alle pendici dei monti Aurunci e alla ‘madre’ di tante musiche popolari italiane: la ‘tarantella’. Non potevano mancare un omaggio al poeta-contadino Rocco Scotellaro (“Noi non ci bagneremo”) né lo Sparagna che diventa, finalmente, cantautore (“Invito”). Naturalmente, ci sono estratti live dell’impressionante (per numero di strumentisti) Orchestra Popolare della “Notte della Taranta”, di cui Sparagna è stato cerimoniere e arrangiatore per tre anni, proprio nella fase in cui la notte di Melpignano è diventata un evento cool, un fatto sociale totale. L’antologia si riempie di ospiti eccellenti della musica italiana tout court: Francesco Di Giacomo (“Senza fucili e senza cannoni”), Francesco De Gregori (“Babbo in prigione/L’asino che balla”), Lucio Dalla (nella versione ‘pizzicata’ di “Disperato erotico stomp”), Carmen Consoli (“Aremu rindineddha”), Piero Pelù (“Maggio”), Peppe Servillo e Simone Cristicchi (“Viene Suonno da lu cielo”). Ancora, ci sono brani dei repertori di un’altra invenzione quale è l’Orchestra Popolare Italiana, del Coro Popolare diretto da Anna Rita Colaianni, quella dell’Orchestra Sparagnina, formata da giovani leve di Corigliano d’Otranto all’interno di un progetto didattico, e un estratto dalla colonna sonora del recente docu-film di Gianfranco Pannone “Lascia stare i Santi”, dedicato alle forme della religiosità popolare con materiali storici tratti dall’Archivio dell’Istituto Luce, in continuità e giustapposizione con materiali filmati oggi negli stessi luoghi, pellicola cofirmata da Sparagna, ed è stato pubblicato in formato DVD+CD. Nel programma di “Stories” si segnala “Ballo d’aprile”, arricchito dalla straordinaria presenza del clarinetto di Gabriele Mirabassi, ispirato al mondo sonoro di Marc Perrone, l’artista transalpino di famiglia originaria della Val di Comino, senza il quale alcuni dei principali protagonisti del revival dell’organetto in Italia non avrebbero preso tra le mani il mantice. Ai vertici della compilation anche “Nerina” per due voci, organetto e le note intagliate dal piano dell’immensa Rita Marcotulli, e l’inedito “Kendime”, altro magnifico brano su un testo arbërësh, cantato da Eleonora Bordonaro, mentre nella sua immediatezza “Suspiri de core” riprende il ritmo della pizzica e la vertigine del pensiero e desiderio d’amore. Insomma, quarant’anni festeggiati bene con centotrentuno minuti di musica, ascoltando i quali ci si accorge che passa molto del meglio del canto popolare e popular. 


Ciro De Rosa
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