giovedì 5 gennaio 2017

Mei Han and Red Chamber – Classical and Contemporary Chinese Music (ARC, 2016)

Si chiama zheng, viene dalla Cina È una cetra a ponticelli mobili, dotata di corde tese su tutta la cassa di risonanza. Le ventuno (o sedici) corde di metallo sono pizzicate con unghie artificiali. Storicamente connesso sia a musica di ambiente cortigiano sia di area folklorica, è strumento suonato principalmente da donne, che in tempi recenti ha assunto un ruolo di rilievo con lo sviluppo di nuove tecniche e un repertorio solista che attinge numerose fonti. Nata nella Cina dei primi anni Settanta, Mei Han ha iniziato a suonare lo zheng a undici anni alla maniera antica con il leggendario maestro di Shandong Gao Zicheng (1918-2010). Già a diciannove anni è assurta a solista di spicco nel suo Paese. Da lì ha proseguito con studi di etnomusicologia in patria, ottenendo, poi, il dottorato in Canada. Oggi l’artista è professore associato alla Middle Tennessee State University negli USA e direttrice di un centro per la musica e cultura cinese nell’area di Nashville. L’artista affida a questo nuovo CD ottimamente il suo soliloquio strumentale e il suo dialogo affiatato con i musicisti della Red Chamber (pipa, sanxian,, daruan, zhongruan, basso acustico). La formazione etnomusicologica la porta a non rivolgersi soltanto al repertorio classico per zheng, ma, per esempio, a trasporre brani scritti in origine per altri strumenti come accade con l’iniziale “Dao Chuilian”, proveniente dal sud cinese, eseguito in origine sul yangqin, la cetra a corde percosse, oppure con “Snow Spring and White Snow”, che da pezzo per solo p’i-p’a è rielaborato per trio (p’i-p’a, zheng e zhongruan). Altrove, Mei Han propone composizioni originali di ambientazione balcanica “Dark Red Ruby” e “Girls Picking Flowers”, traporta sui cordofoni cinese una danza bulgara (“Gakino Horo”) e una melodia popolare delle popolazioni del Borneo settentrionale (“Datun Jelut”). Ancora sul versante ascrivibile alla sperimentazione è “Nokoto”, duetto dai passaggi improvvisativi con il basso acustico di Laurence Mollerup, ispirato dalla musica di Tado Sawai, un innovatore del del koto giapponese. L’artista sfodera solismi preziosi nelle melodie che compongono il set “Xian Melody”, ma soprattutto nel capolavoro “Pink Lotus”, pieno di cambi modali, in cui l’artista cinese ha la capacità di mostrare la sua tecnica, che le consente di sollecitare tutte le possibilità espressive dello strumento. Il fremito del piccolo ensemble di corde seduce l’ascoltatore anche in “Peng Baban” e “Dance of the Yao People”, la prima è un tradizionale della provincia di Shandong, la seconda è una melodia delle popolazioni Yao, minoritarie nel sud-ovest del Paese, riletta con una buona dose di impovvisazione a commiato di questo magnifico album. 


Ciro De Rosa

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