Tuulikki Bartosik – Storied Sounds (RootBeat Records, 2016)

#CONSIGLIATOBLOGFOOLK

“Storied Sounds” è un disco che conferma la buona salute musicale della scena nu-trad estone (una visita al Tallinn Music Week Festival o al Viljandi Folk Festival ve lo confermeranno), caratterizzata dal coinvolgimento transnazionale di molti artisti, dalla loro pratica di collaborazione fondata sullo scambio, su patrimoni sonori condivisi per scelta estetica oltre che per appartenenza nazionale. A dire il vero, se riducessimo a espressione del neo folk estone la musica contemporanea prodotta dalla quarantenne fisarmonicista Tuulikki Bartosik (suona fisarmonica a bassi sciolti, metallofoni e canta) peccheremmo di approssimazione, considerata l’apertura compositiva di un’artista di formazione classica con un master in musica tradizionale conseguito all’Accademia Sibelius di Helsinki. Tuulikki proviene dalla contea sudorientale di Võrumaa, di cui ha subito il fascino del patrimonio naturalistico (foreste, specchi d’acqua, fauna) e sonoro, padroneggia cinque lingue e tre linguaggi musicali (estone, finlandese e svedese). La sua fisarmonica si espone liberamente nel duo Chatterbox in coppia con l’inglese Hannah James, nel sodalizio con la cantautrice estone Mari Kalkun e con il gruppo Pastacas, e, naturalmente, in questo CD a suo nome, che la vede protagonista con l’ottimo pianista finlandese Timo Alakotila, suo mentore da più di vent’anni, con il connazionale Villu Talsi al mandolino e con il valente chitarrista Dylan Fowler. nato in Libia ma di origini gallesi. “Storied Sounds”, pubblicato da una piccola label indipendente inglese, è infuso profondamente del fascino dei luoghi, tanto che le tracce composte da Bartosik si alternano o si mischiano a registrazioni dell’ambiente naturale e del mondo animale. 
Musicalmente, Bartosik attinge alle tradizioni di Scandinavia ed Estonia, con influenze classiche e sequenze di segno improvvisativo. Nell’inziale “Daniels Polska” le atmosfere minimali e liquide del piano diventano un tema danzante con l’ingresso della fisarmonica. Il fluire dell’acqua di un fiume e il crepitare della legna di un caminetto s’intersecano alla bella melodia della fisa in “November”; incursione di gabbiani in “Tormilind”, sviluppata in dialogo tra mantice e pianoforte. Se in “Time?/Aeg?” Bartosik spinge sul piede della sperimentazione, le figurazioni di “Leo Slängpolksa” si impongono a tale punto che il brano è tra i picchi del disco, anche in virtù della presenza del mandolino di Villu Talsi. Invita a cogliere le sfumature la melodia sottile di “Theo the Tiger/”Theo valss”, che vede il mantice di Tuulikki in felice combinazione con la chitarra di Fowler. Altrove, i quasi nove minuti di “Josefins Vaggvissa” portano in primo piano l’assetto in trio, che si produce in un gioco emozionale, fondendo improvvisazione e voce riflessiva della fisarmonica. Se “Zeltini secrets/ Zeltini saladused” è un intermezzo di umore nipponico, la successiva “Orsa” ci trasporta di nuovo nell’ambito coreutico della Scandinavia. Quanto alla magnetica “Moon Salutation”, essa è costruita su una sorprendente combinazione timbrica di bordone e vocalizzi. Si cambia registro nei due brani che conducono alla conclusione di questo disco, “To Hannah&Ben” e “Karins Brudpolska”: in entrambi è evidente non soltanto il processo di assimilazione di forme tradizionali, con un’accentuazione del portato ritmico di espressione danzante nella polska finale, ma anche la cifra estetica innovativa di chi come Tuulikki Bartosik, trabocca di memoria, ma è vincente nell’allargare gli orizzonti e le possibilità dello strumento sulla scia di altri campioni nordici della fisarmonica. 


Ciro De Rosa
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