Agosto in Salento… la musica che gira intorno

Fare un resoconto di ciò che abbiamo visto dal vivo in Salento nella seconda parte del mese di Agosto non può prescindere da una riflessione che inevitabilmente prenda le mosse da La Notte della Taranta. Analizzando, infatti, questo festival nella sua complessità spesso si tende a sottovalutare come, negli anni, abbia rappresentato un fondamentale elemento di stimolo per la scena culturale salentina, diffondendo un humus di sana concorrenzialità che ha generato un progressivo aumento di rassegne, festival ed eventi culturali, che ogni sera compongono un immenso cartellone di eventi, da imbarazzo della scelta per chi non ha voglia di seguire le affollate tappe della ragnatela del Festival Itinerante de La Notte della Taranta. Certo le proposte sono assolutamente variegate, spaziando nella stessa sera dalle sagre paesane con la pizzica pizzica a buon mercato sparata sui palchi, a concerti di grande spessore artistico fino a toccare convegni di approfondimento scientifico. Tutti questi eventi vengano raccolti con meticolosa puntualità da un quindicinale locale, che rappresenta una guida preziosissima per quanti decidono di trascorrere le vacanze estive nel Salento, una bussola da acquistare obbligatoriamente una volta varcato il confine della provincia di Lecce. Insomma, alla Notte della Taranta va almeno riconosciuto in questo senso il ruolo di involontaria forza propulsiva, con buona pace di chi non ha mai risparmiato “mazzata pesanti” a torto o a ragione. 
Il nostro originale itinerario attraverso le serate salentine si è aperto il 16 agosto a Trepuzzi con l’appuntamento conclusivo dello splendido festival Bande A Sud, giunto quest’anno alla sua quinta edizione proponendo un ricco cartellone di concerti con l’immarcescibile Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana ad aprire le danze, gli scoppiettanti Camillo Cromo e Bandakadabra, il balkan atipico dei DubiozaKolektiv, i salentini Mascarimirì nel progetto originale GitanistanOrkestra, nonché recital di musica classica e sacra. La chiusura della rassegna trepuzzina è stata all’insegna del jazz declinato nella originale cifra stilistica della Minafrìc Orchestra di Pino e Livio Minafra che hanno proposto dal vivo il loro recente e straordinario album omonimo. Non potevamo perdere l’occasione per rivedere dal vivo il large ensemble pugliese, dopo averli apprezzati nell’edizione dello scorso anno del Talos Festival, ed ovviamente non hanno assolutamente tradito le attese, proponendo un live travolgente, intenso e serrato nel quale non sono mancante anche le fascinose e mistiche voci delle Faraualla ad impreziosire l’inconfondibile sound minafroamericano. La conduction impeccabile di Pino Minfra, le composizioni di Livio (pianoforte) e gli straordinari fiati di Vito Francesco Mitoli (tromba), Marco Sannini (tromba), Roberto Ottaviano (sax soprano, alto e conduction), Gaetano Partipilo (sax soprano e alto), Sandro Satta (sax), Nicola Pisani (sax baritono e conduction), Giorgio Distante (tromba), Giorgio Albanese (fisarmonica), gli immancabili Carlo Actis Dato (sax tenore), 
Sebi Tramontana (trombone) e Beppe Caruso (trombone), magistralmente supportati dalla impeccabile sezione ritmica composta da Giorgio Vendola (contrabbasso), e i due batteristi Vincenzo Mazzone e Giuseppe Tria, sono un spettacolo da non perdere per nessuna ragione con i brani che scorrono man mano come suite tra cambi di tempo ed atmosfere, evocazioni e riflessioni, oltre ogni barriera e confine definito. Si parte con il manifesto programmatico “Minafrìc”, si prosegue con le suggestioni latin e le storie di emigrazione di “Maccaroni” e quel gioiello che è “Masciare” delle Faraualla arrangiata da Ottaviano, per giungere alla travolgente “La Girandola” e la gustosa “La Danza del Grillo”, ma il vero vertice del concerto arriva con quel piccolo grande capolavoro di musica contemporanea che è “Fabula Fabis II” di Nicola Pisani dal pregevole “Cypriana”, ma qui impreziosita dal marchio di fabrica Minafrìc che la rende ancor più suggestiva ed accattivante. Non possiamo non sottolineare uno dei pregi di Bande A Sud, ovvero quello di offrire al pubblico una serie di importanti concerti, tutti gratuiti e con posti a sedere, una vera rarità di questi tempi ma che è la cartina tornasole dell’incontrovertibile sforzo e della dedizione della direzione artistica nella gestione di questa rassegna. Sorvolando il concerto di Peter Hook & The Light di cui abbiamo raccontato nel numero precedente e l’eccellente “Bella Ciao” nel riallestimento curato da Riccardo Tesi visto a Sternatia di cui invece vi raccontiamo nella cronaca del Festival Itinerante de La Notte della Taranta in questo numero, 
ci spostiamo nelle campagne di Corigliano d’Otranto, a Lu Mbroia, bella realtà messa in piedi dal cantautore salentino Massimo Donno che il 24 agosto ha ospitato il doppio appuntamento con la presentazione della biografia di Riccardo Tesi “Una Vita a Bottoni” e il concerto solo acustic di Lucilla Galeazzi. Nella prima parte della serata l’organettista toscano ha presentato il volume ha lui dedicato, stimolato dalle domande del sottoscritto, mentre a seguire la cantautrice umbra ha presentato un coinvolgente recital nel corso del quale ha raccontato attraverso canti tradizionali e composizioni originali, gli anni della sua formazione, la sua carriera, l’impegno politico, civile e sociale. Le sole corde della sua chitarra ad accompagnare la sua voce intensa e piena, i racconti, le storie raccolte nelle fabbriche e dagli informatori hanno rappresentato le perle vere di un affresco musicale di rara bellezza. Qualche giorno più tardi, il 21 agosto a Montesardo, piccolo centro abitato sull’altura che sovrasta Alessano, ha preso il via il Festival “Il Montesardo. Musica Antica, Arte e Cultura” con la Direzione Artistica di Doriano Longo del quale abbiamo avuto modo di seguire il convegno di apertura “Filosofia, Musica e Magia in Terra d’Otranto tra Rinascimento e Barocco” che ha offerto una preziosa occasione per riflettere su alcune delle più importanti figure della cultura rinascimentale italiana dall’alchimista Matteo Tafuri al martire del pensiero libero Giulio Cesare Vanini fino a toccare gli studi sul Tarantismo di Giorgio Baglivi e la musica di Girolamo Melcarne. 
Introdotto da una prolusione storica di Manuel De Carli e moderato da Vincenzo Santoro, il convengo ha visto gli interventi di Ennio De Bellis, il quale ha proposto alcune riflessioni sui maestri salentini di Galileo Galilei: Girolamo Balduino da Montesardo, di Francesco Securo da Nardò e di Marcantonio Zimara da Galatina; Luana Rizzo che ha illustrato la Magia Naturale in Matteo Tafuri; Adele Spedicati che ha parlato degli Arcana Naturae in Giulio Cesare Vanini, ed Andrea Carlino che ha presentato alcune riflessioni sull’opera di Baglivi, in conclusione non è mancato un focus a cura di Pierluigi Ostuni sull’opera di Girolamo Melcarne detto il Montesardo, le cui musiche suonate dal vivo da Doriano Longo hanno intercalato i vari interventi. Anche quest'anno non abbiamo perso una tappa al ristorante Origano di Cantine Menhir dove gli ottimi vini di casa e l'eccellente cucina, sono spesso accompagnate dalla musica dal vivo, e quest'anno abbiamo riascoltato con piacere tra un calice di negroamaro e l'altro Le Train Manouche, che con il loro elegante approccio al gipsy jazz di Django non mancano mai di regalare belle sorprese come una minor swing che ha concluso la serata, esaltando i sapori di un aleatico passito. Avendo perso per un soffio il doppio appuntamento dell’11 e 12 agosto con Ballati! a Muro Leccese, il 25 non potevamo mancare la tappa a Sanaricadel festival organizzato da Claudio “Cavallo” Giangnotti. Diventato un vero e proprio format, Ballati! si è affermato negli anni come una di quelle prezioserealtà volte a valorizzare la cultura tradizionale del Salento, e non solo dal punto di vista musicale. 
Aperta dal suono dei tamburi a cornice della ronda in piazza, la serata è entrata subito nel vivo con il bel set, totalmente unplugged, di Anna Cinzia Villani che, sul sagrato della chiesa di Sanarica, ha proposto un recital intenso e coinvolgente spaziando da performance per soli voce e body percussions, ad altre in cui ad accompagnarla è stato il tamburo a cornice o l’organetto.  La serata è proseguita sul palco con il concerto dei Mascarimirì che, nella ormai rodata line-up a quattro, hanno dato vita ad una performance serrata, intensa e potente. I nuovi arrangiamenti e un sound ancor più affilato e moderno hanno spostato ancora più avanti il confine della loro peculiare tradinnovazione, segnando in modo determinante il passo nella loro continua ricerca sonora nelle musiche tradizionali dell’Italia Meridionale. Dal Salento alla Calabria, dalla Campania alla Basilicata, Claudio “Cavallo” ci regala perle vere come una torrenziale “Giulianese” e la superba nuova versione di “Occhi Turchini” sospesa tra i canti alla stisa del Salento e il canto polivocale dei marsigliesi Lo Cor De Plana. Ad impreziosire il tutto sono alcuni estratti da “TAM!” come “Lu Ballu” resa ancor più incisiva rispetto al disco, e alcune perle di quel capolavoro che è “Gitanistan”, disco che a cinque anni di distanza dall’uscita, ha ancora tanto da regalarci. I bis finali con la complicità di Papet J dei Massila Sound Sistem è il preludio alla lungo dj set di quest’ultimo che ci accompagna fino a notte fonda. 
Abbiamo chiuso la nostra parentesi estiva in Salento, giovedì 1 settembre a Lecce in Via Delle Giravolte, dove è andata in scena la presentazione del singolo “Le Giravolte” di Lucia Minutello, e del film “Amara” per la regia di Claudia Mollese, che tra musica, parole ed immagini ci hanno condotto alla scoperta della storia di Mara, famoso travestito icona di quella Lecce popolare che non esiste più, una città che ha cambiato volto ma che rimane ancora oggi intrisa della sua essenza. La sua vita controversa spesa ad accumulare ricchezza ed immobili, lasciati poi in eredità alla Chiesa, ci è stata raccontata prima dalla splendida canzone, interpretata dalla Minutello, con testo di Giovanni Epifani, già autore per Mascarimirì ed Alla Bua e musica di Marco Leone Bartolo, e poi dalla intensa pellicola della Mollese. Mescolando le immagini di una città ormai sparita e le testimonianze di chi Mara l’ha conosciuta, la regista pugliese ha colto in modo toccante il dolore e le sofferenze che permeavano la sua vita, ed allo stesso tempo ha riportato alla luce un labirinto di esistenze sospese tra la trasgressione e la forte religiosità popolare. Insomma non poteva esserci una conclusione migliore per questa immersione affascinante nell’estate salentina. 


Salvatore Esposito
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