Refugees For Refugees - Amerli (Muziekpublique, 2016)

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“Chomolungma” si apre con il liuto dramyen del tibetano Kelsang Hula, che accompagna il suo canto e quello della connazionale Dolma Renqingi, evocando la bellezza sublime dell’Everest espressa nei versi di questa canzone tradizionale. Parliamo della produzione “Refugees for Refugees”, realizzata dalla fondazione non-profit belga Muziekpublique, con base a Bruxelles, che si occupa di musica, danza, corsi di strumenti musicali e concerti (si svolgono nella sala Molière, di 400 posti, nel quartiere ‘africano’ della capitale belga, dove è stato registrato questo disco), oltre ad essere un’etichetta discografica di world music. “Amerli” è un disco improntato all’incontro vis-à-vis e allo scambio culturale in senso davvero pratico, con l’intento di fare conoscere, anche attraverso concerti, grandi strumentisti e cantanti migranti. Parte dei proventi del CD sono devoluti a due organizzazioni (Globe aroma, una ‘open art house’ che accoglie artisti migranti e richiedenti asilo, e Synergy 14, che lavora soprattutto al sostegno amministrativo, legale, educativo e psicologico di minori in esilio), che consentiranno di sostenere le attività artistiche di altri rifugiati nel Paese. L’album mette insieme diciotto musicisti-richiedenti asilo provenienti da Siria, Iraq, Afghanistan e Tibet, con il contributo di otto musicisti locali di origine belga, turca e armena. Il titolo del disco deriva dal nome di una città settentrionale dell'Iraq, che ha offerto una strenua resistenza all’avanzata di Daesh. Proprio dell’Iraq è originaria “Fawq Alna Khel”, una canzone tradizionale diffusa in tutto il mondo arabo: a eseguirla sono Fakher Madallal (voce e percussioni), Tammam Ramadan (ney), Hussein Rassim (ud), con il belga Robbe Kieckens (percussioni). 
Con “Babylon” siamo ancora nell’antica terra tra i fiumi: composto per il disco da Ali Shaker Hassan Al-Bayati, il brano è espressione di un sentimento di tristezza per le distruzioni delle vestigia delle antiche civiltà, ed è suonato da un quintetto che annovera Ali Shaker Hassan Al-Bayati (qanun), Dahlia Mees (erhu), il virtuoso armeno Vardan Hovanissian (duduk), Simon Leleux (percussioni) e Pieter Lenaerts (contrabbasso). Ci spostiamo in Afghanistan per “Nowruz”, un tributo ai rituali e alla socialità del Capodanno (21 marzo), proibiti dalle autorità talebane: lo suonano Aman Yusufi (dambura e voce), Majid Zare (tabla), Dolma Renqingi (voce), Nilgün Aksoy (voce) e il turco Emre Gültekin (voce e saz). Di carattere introspettivo strutturato su moduli occidentali è “Spring”, con all’opera la chitarra dell’autore siriano Bassel Khalil, il doholla di Simon Leleux e il violino di Shalan Alhamwy. Segue un’improvvisazione nel modo Hijaz curdo per ney di Tamman Ramadan (“The Second Day Of Spring”), e dedicata alle vittime dell’attacco a Bruxelles del 22 marzo 2016. Le corde del sarod del pakistano Asad Qizilbash accompagnato alle tabla da Majid Zare, riprendono una celebre canzone tradizionale (”Gurriya”). Da parte loro, Tareq Alsayed Yahya (oud), Khaled al Hafez (voce, percussioni) e Tammam Ramadan (ney) si sono conosciuti al conservatorio di Aleppo; il terreno comune nelle partiche musicali li ha spinti a dare vita al gruppo Wajd. Qui rileggono il tradizionale “Qamarun Yajlo”. Di nuovo in Tibet per il tradizionale “Retonbo”, mentre “Caravan” evoca la condizione di transito e di passaggio di molti profughi: 
ne è autore il sarodista Asad Qizilbash, che costruisce uno splendido ponte sonoro con Simon Leleux (percussioni), Tristan Driessens (oud) e Vardan Hovanissian (duduk). Hussein Rassim ha intrapreso studi musicali di oud a Baghdad, poi le insorgenti difficoltà lo hanno condotto a seguire la rotta balcanica per raggiungere, infine, Bruxelles, dove prosegue la sua attività di musicista: “Amerli” è un suo omaggio alla città resistente con accompagnamento di Bassel Abu Fakher al violoncello. Un quintetto di due oud (Hussein Rassim e Tristan Driessens), saz (Emre Gültekin), violoncello (Bassel Abu Fakher) e percussioni (Simon Leleux) esegue “Jiran” (‘Vicini’), una canzone tradizionale irachena imperniata su ritmi asimmetrici. Si parla d’amore in “Jeljelaak Mui Dari”, una poesia tradizionale afgana in lode di una donna suonato in coppia da Aman Yusufi (dambura e voce) e Majid Zare (tabla). Una preghiera buddista, “All Sentient Beings”, composta da Norbu Tsering,  diventa emblema di solidarietà e speranza, ed è il commiato interpretato da un’orchestra multiculturale comprendente Norbu Tsering (canto, dramyen, erhu, piwan)  Dolma Renqinqi (voce tibetana), Yeshi Norbu Paldon (voce inglese), Bassel Abu Fakher (voce araba), Asad Qizilbash (voce urdu), Aman Yusufi (voce dari), Yeshi  Wangyal (chitarra) e Simon Leleux (percussioni). “Refugees for Refugees” è un progetto che merita forte visibilità e promozione. Per contribuire acquistando il CD.  


Ciro De Rosa
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