Gera Bertolone – La Sicilienne (Sonora Recordings, 2015)

Originaria di una cittadina medievale della Sicilia - ma trapiantata in Francia da cui fa spesso ritorno in patria - giovane, bella, mora, visceralmente legata alla sua terra e in particolare alla plurisecolare cultura musicale siciliana. Descritta così, Gera Bertolone potrebbe tranquillamente sembrare la protagonista femminile di un caso del Commissario Montalbano, fortunatissima creatura uscita dalla penna di Andrea Camilleri, che ha rilanciato internazionalmente le ambientazioni e le atmosfere della nostra isola maggiore. Anche la cantante e clarinettista di Mussomeli (CL), indubbiamente ispirata dagli studi di Musicologia e Etnomusicologia compiuti all'Università di Palermo, si impegna da anni nella divulgazione all’estero delle antiche melodie dell’isola da cui proviene. In quest’ottica va anche la sua prima uscita discografica “La Sicilienne”, uscita lo scorso ottobre per l’etichetta legata all’agenzia di management artistico “Sonora” da lei fondata. Al suo fianco l’internazionalmente noto e apprezzato Rares Morarescu. Il suo violino - ma a lui vanno attribuiti anche arrangiamenti, chitarra e mandolino - duetta magnificamente già nella traccia di apertura, “A Virrimedda”, con il canto della Bertolone al punto da sembrare quasi due voci in crescente sintonia. Sorta di nume tutelare del disco è Rosa Balistreri che di questo repertorio è stata storica interprete. Alla cantautrice e “voce di Sicilia” morta nel 1990, appartiene fra le altre “L’Amuri Ca V’Haju”, una delle più belle canzoni d’amore (ma anche di rabbia, di tormento e di speranza) siciliane, riarrangiata per l’occasione da Morarescu. Negli ultimi anni, infatti, le canzoni della tradizione popolare siciliana, eseguite dalla Bertolone e Morarescu, sono state accolte con favore dal pubblico francese e belga. Questo forte legame con l’ambiente transalpino giustifica la presenza nel booklet, a fronte dei testi in lingua siciliana, della traduzione esclusivamente in francese. Un limite per la comprensione (e forse anche l’apprezzamento) da parte del pubblico della nostra penisola? Si potrebbe ipotizzare un po’ malignamente che all’origine ci siano valutazioni “tecnico - discografiche”; ma non bisogna assolutamente dimenticare la preminenza della duplice anima franco-siciliana della Bertolone che il titolo dell’album incarna mirabilmente. Per non tacere poi le caratteristiche comuni della canzone siciliana e della chanson francese, come la lieve malinconia e l’uso frequente del ritmo tripartito del valzer. Le possiamo apprezzare, ad esempio, nel dolce e struggente lamento d’amore della title track “La Sicilienne (Oh Nici, Oh Nici!)” o nell’allegro e leggero stornello “Levatillu Stu’ Cappeddu”. Da segnalare la romantica ballata “Si Diu Pisci Finu Mi Facissi”, che nell’andamento melodico (e forse anche nelle note) ricorda “La canzone di Marinella” di Fabrizio De Andrè. E d’altronde sembrano facce di una stessa medaglia la sfortunata vicenda della fanciulla caduta nel fiume e separata così per sempre dall’amato, e quella della donna che prega al contriario di essere tramutata in un pesce per gettarsi in acqua essere pescata e comprata al mercato dall’amato. Oltre che ben registrato il disco punta su una ricetta che non può non conquistare il palato musicale del pubblico. Un’artista entusiasta (qualità che traspare nel suo cantare) e talentuosa, che si fa voce, anzi per meglio dire canto, di una terra dal fascino secolare e dalle altrettante profonde ferite. Si sente spesso parlare del profumo della Sicilia e dei suoi sapori, ma anche il suo canto (preghiere, ninne nanne, rime d’amore) merita di conoscere e farsi conoscere al di là del mare, tanto più che certi brani si dimostrano molto affini ad alcune culture del Mediterraneo. La Siciliana di Francia, si fa entusiasticamente carico di questo importante fardello, buon lavoro! 


Guido De Rosa
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