Numero 247 del 16 Marzo 2016

Gli archivi non sono un lusso, ma una necessità, non soltanto per esplorare il passato, ma per illuminare il futuro. Lo scorso 12 marzo, nello storico palazzo dell’Archivio di Stato di Napoli, è stato finalmente inaugurato l’Archivio sonoro della Campania, promosso da Altrosud, il cui presidente è Domenico Ferraro (responsabile anche delle edizioni Squilibri), e con il sostegno della Regione Campania. Curato dall’etnomusicologo Raffaele Di Mauro, che ha coordinato un team di collaboratori che ha lavorato per oltre quattro anni per la realizzazione esecutiva,l’archivio sonoro raccoglie allo stato attuale oltre cinquemila documenti (sonori, fotografici e audiovisivi), tra cuimolte rarità. I materiali potranno essere fruiti mediante postazioni informatiche presso l’Archivio di Stato di Napoli o in remoto (www.archiviosonoro.org/campania), ma qui la consultazione sarà limitata a 40 secondi, ai sensi della normativa sul diritto d’autore).Quello campano è un ulteriore tassello che va ad arricchire la rete di archivi del patrimonio orale promossi dal Mibact. Gli altri già realizzati sono: Marche, Umbria, Abruzzo, Puglia e Basilicata. Alla sua realizzazione hanno collaborato, tra gli altri, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Centro di Dialettologia e Antropologia di Bellinzona, il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma e le Teche Rai. Il lavoro di digitalizzazione non è ultimato e ancora tanti sono i documenti da inserire, così come si auspica che sul piano etno-coreutico e delle tecniche strumentali, ma anche a proposito di aree poco battute in passato (penso al beneventano) possano arrivare contributi da cultori, ricercatori, studiosi e musicisti, anche non accademici, che non mancano in Campania. Sarà necessaria anche la sinergia con altre istituzioni come, per esempio, il Museo Civico Etnomusicale Coscia/Bocchino di Montemarano o il costituendo archivio di tradizione orale della cattedra di Antropologia Culturale federiciana, di cui ha detto Alberto Baldi in sede di presentazione dell’Archivio. La documentazione presente dà la possibilità di ascoltare le rilevazioni di Alan Lomax, le ricerche sui carnevali coordinate da Annabella Rossi e Roberto De Simone (quello del maestro della Pignasecca è il piatto forte dell’archivio, ma non l’unico tesoro accessibile), le registrazioni di Roberto Leydi, ma anche il lavoro sul Cilento del Teatrogruppo di Salerno, fondato da Carlo Vassallo, e rarità provenienti dal Museo di Arti e Tradizioni Popolari di Roma, come le ricerche della Rossi sul tarantismo in Campania, e ancora le registrazioni del drammaturgo Annibale Ruccello. Dunque, emozioni infinite nell’ascoltare una cilentana alla chitarra battente degli anni ’70, ma anche un senso di insofferenza e perfino di indignazione, in accordo con quanto osservato da Paolo Apolito in merito al micidiale ritardo istituzionale con cui questo patrimonio inestimabile è stato restituito alle comunità (speriamo davvero sia fruibile e di questo vi daremo conto recandoci all’Archivio) e messo a disposizione di studiosi e musicisti, non dimenticando che molto è andato distrutto in passato per miopia culturale di quelle stesse istituzioni pubbliche. Sull’eccezionalità di tali beni storici e documentari, in prevalenza inediti e voce delle “periferie sonore”, si è soffermato Maurizio Agamennone, che ha presentato uno dei gruppi intervenuti dal vivo, i cantori della confraternita cilentana del SS. Rosario di Montecorice. Altri musicisti che si sono esibiti sono stati i protagonisti (tromba e tamburo) dei rituali della Settimana Santa di Procida (una mostra di scatti di Paolo Pisano ha fissato momenti significativi delle processioni devozionali isolane) e la paranza di Giuseppe Di Febbraio. Per un archivio che nasce uno che, paradossalmente e colpevolmente, emigra: perché a Napoli da tempo l’Archivio sonoro della canzone napoletana non c’è più! Sfrattati dal Centro di Produzione Rai,circa settantamila file sono stati trasferiti a Milano, ancora per colpa di burocrazia e istituzioni incapaci.Si dice che l’Archivio ritornerà: lo speriamo. Per finire, c’è ancora un archivio da costruire in una città sonora e plurale: che dire di quella Napoli che “non canta”, che dire delle avanguardie musicali, delle sperimentazioni? La loro centralità, il loro riconoscimento sono necessari, accanto a quelli di altre forme ed espressioni, E che dire ancora dei tanti manoscritti e spartiti custoditi a Napoli in vari luoghi, celebrati o meno, impossibili da analizzare e studiare perché non fruibili e che una volta messi a disposizione dei ricercatori potrebbero svelare i nessi tra composizione e rielaborazione orale? E tutto questo ci riporta all’archivio delle tradizioni popolari da cui siamo partiti. Ad ogni modo, ne riparleremo su queste pagine. Ora partiamo con il n.247 di “Blogfoolk”,che vi porta subito in Salento con la voce intensa di Dario Muci, il quale ha recentemente pubblicato “Barberia e canti del Salento Vol.2”, a tre anni di distanza da “Rutulì”. Abbiamo intervistato il musicista e ricercatore salentino per approfondire insieme a lui questo secondo lavoro dedicato al repertorio delle barberìe, scoperto grazie all’incontro con il mandolinista Antonio Calsolaro. Proseguiamo verso la Calabria con l’antologia The Best Of Quartaumentata. Sul versante world ci occupiamo dell’incanto mediterraneo di "Cafè Loti", progetto nato dall’incontro tra Nando Citarella, Stefano Saletti e Pejman Tadayon. Ancora da Sud, le voci del quintetto francese Vox Bigerri (“Ligams”); dall’Africa sahariana arriva il nostro disco consigliato della settimana, che è “Abbar El Hamada” di Aziza Brahim, voce del popolo saharawi. Torniamo in Italia, per presentarvi “Love Is The Only Law” di Daniele Tenca. Invece, Paolo Mercurio ci porta in Sardegna per la rassegna “La Musica nel cinema sardo d’ambiente”, curata da Gianni Olla. Si parla ancora dell’isola con “Sardegna nelle Ardeatine”, libro dedicato ai martiri sardi delle Fosse Ardeatine (24 marzo 1944). Parte centrale di questo “lavoro dinamico” (Portelli) che è l’esercizio della memoria, è il CD contenente un estratto dall’opera folk “Est Torrende Su Beranu”, ideata e realizzata da Clara Farina (canto e voce recitante) e da Elva Lutza. Aggiungiamo che l’opera di ricordo attivo sarà rappresentata a Roma sabato 19 marzo alla Città dell’Altra Economia alle ore 18.00. Da ultimo, non manca il nostro sguardo sul jazz con il progetto “Double Vibes”, nato dall’incontro tra il vibrafonista Giovanni Perin e il contrabbassista Riccardo Di Vinci.

Ciro De Rosa
Direttore Responsabile di www.blogfoolk.com


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L'immagine di copertina è un opera di Donatello Pisanello (per gentile concessione)