Sergio Cammariere - Mano Nella Mano (Sony Music, 2014)

Dal punto di vista musicale, nel disco sono presenti alcuni dei principali musicisti jazz italiani… 
Al disco hanno collaborato Fabrizio Bosso, Alfredo Paixao al basso, Roberto Taufic alla chitarra, il grande Antonello Salis la cui fisarmonica è presente un po’ in tutto l’album. “Pangea” il brano che chiude il disco racconta la terra primordiale, senza confini, l’unico continente bagnato da un solo mare, e in questo abbiamo evocato la sua Sardegna che è una delle primissime terre emerse. Oltre a questi ospiti c’è anche la mia famiglia musicale solita, ovvero Amedeo Ariano alla batteria e Luca Bulgarelli al contrabbasso, con l’arricchimento dato da un generoso Bruno Marcozzi a percussioni, batteria. La cosa più bella è stata però la gioia di stare insieme, di incontrarsi e suonare queste canzoni. Alle registrazioni che si sono svolte in una atmosfera molto bella, è seguito l’editing su cui abbiamo lavorato moltissimo con Eugenio Vatta che segue i miei dischi dal 1999. 

Mi ha colpito molto il brano “Era Ora” ispirato alla musica gnawa…. 
Il brano è nato da un riff che ho ascoltato dai maestri della musica gnawa del Sahara, ad Essaouria, piccolo porto spagnolo sull’oceano a due ore di distanza da Marrakesh, dove vado spesso e che mi ha sempre affascinato per la sua bellezza fonte continua di ispirazione e per la presenza di una comunità rasta. Non è un caso che grandi musicisti come Led Zeppelin, Bob Marley e Jimi Hendrix abbiano passato del tempo in questa città. Dopo il terzo anno che mi recavo lì ho trovato questa congiunzione astrale, scoprendo un vecchio liutaio costruttore di bendrì. Sono andato a cercarlo, ho fatto delle riprese con la telecamera ma soprattutto abbiamo suonato insieme, e lui mi fece ascoltare questa melodia tradizionale della musica gnawa, e da lì è nata l’ispirazione per “Era Ora”. Chiaramente a Roberto dissi che quello era un inno di libertà che potevano cantare anche i bambini e abbiamo trovato poi il senso. Paolo La Rosa che suona le percussioni porta però il brano verso il centro America come idea, ma il suo DNA nasce in Africa. 

“Mano Nella Mano” è il tuo disco della maturità, cosa è cambiato rispetto al passato? 
In ogni disco c’è sempre una crescita, un miglioramento, ma la cosa più importante è quella di aver trovato un suono a me confacente, che fosse leggero e pervaso di serenità, ma anche elegante. Mi sento più un compositore che un cantautore. Con Roberto è un lavoro di squadra come quello che faceva Lucio Battisti con Mogol, o Giorgio Gaber che cantava i versi di Luporini. Nel nostro piccolo abbiamo composto oltre centocinquanta canzoni, e ne abbiamo pubblicato una settantina, ma c’è tanto materiale ancora rimasto negli archivi ma che non abbiamo mai cestinato. 

Come saranno i concerti del tour di “Mano Nella Mano”…. 
Sul palco con me ci saranno i miei musicisti, con i quali si sviluppa un interplay unico che ci permette di proporre i brani sempre in modo nuovo. Molti dei miei fan arrivano anche da oltreoceano, dal Giappone perché sanno che ogni concerto è un esperienza nuova. Sul palco è un work in progress continuo dettato però non dalla tecnica ma dal cuore, tra noi si crea una congiunzione quasi mistica. Quando il pubblico ti abbraccia e ti applaude si crea una condizione unica che fa sì che l’artista diventi l’anello di congiunzione con qualcosa di ultraterreno. 

Concludendo, tra i tuoi brani del passato mi ha colpito molto “Cantautore Piccolino”, il tuo personale omaggio alla canzone d’autore italiana… 
“Cantautore Piccolino” è nata nel 2001 per il disco “Della Pace Del Mare Lontano” con il pretesto di suonare dello swing, qualcosa di nuovo per la canzone italiana. Roberto aveva scritto questo testo in modo circolare, quasi fosse un gioco, e poi piano piano vi ho adattato la melodia swing. I miei amici Bruno Lauzi e Sergio Endrigo furono molto contenti di essere citati nella canzone, anche perché venivano citati insieme nel verso “Bruno Lauzi un po’ in disparte gioca a scacchi con Endrigo”. Il testo rifletteva molto la situazione che la canzone d’autore stava vivendo agli inizi del nuovo millennio, con i grandi cantautori come Umberto Bindi, Bruno Lauzi e Sergio Endrigo che erano stati un po’ dimenticati, messi da parte. 



Sergio Cammariere - Mano Nella Mano (Sony Music, 2014) 
Sono passati due anni dall'apprezzato disco omonimo del 2012, e Sergio Cammariere torna "Mano Nella Mano", nuovo album di inediti che nasce dalle ispirazioni scaturite da un viaggio in Andalusia, e rinnova l'ormai consolidato sodalizio artistico con Roberto Kunstler. Raccogliendo l’eredità della grande scuola della Canzone d’Autore latino americana, francese, e genovese, il cantautore calabrese con questi nuovi undici brani prende per mano l’ascoltatore, spalancandogli le porte della sua ispirazione che anela ad una serenità possibile in un mondo dominato da dolore, indifferenza e conflitti. Cammariere scava nel profondo del senso della vita tra spaccati poetici e momenti di riflessiva introspezione dando vita ad una serie di racconti in musica di grande suggestione. Al fianco del cantautore calabrese, oltre al già citato Roberto Kunstler, nelle vesti di coautore troviamo anche Giulio Casale, mentre tra gli ospiti spiccano l’eclettico Antonello Salis alla fisarmonica, Fabrizio Bosso alla tromba e flicorno, Roberto Taufic alla chitarra e Alfredo Paixao al basso, l’impeccabile sezione ritmica composta da Amedeo Ariano alla batteria e Luca Bulgarelli al contrabbasso, con l’aggiunta di Bruno Marcozzi alle percussioni, e l’incursione vocale di Gegè Telesforo. Ad aprire il disco è la splendida title-track, cuore ispirativo del disco in cui spicca l’elegante interplay tra il pianoforte di Cammariere, la fisarmonica di Antonello Salis e la chitarra di Roberto Taufic. Le articolate geometrie sonore della bossa nova “L’Amore Trovato”, in cui brillano Alfredo Paixao al basso e Roberto Taufic alla chitarra, ci conducono al canto di libertà e speranza “Era Ora, il cui refrain rimanda alla musica gnawa e su cui si innesta la fisarmonica di Antonello Salis e l'espressivo scat finale di Gegè Telesforo, in cui la voce si libera spontanea e si fa suono. Si prosegue con la poetica “Le Incertezze di Marzo” in cui brilla la tromba di Fabrizio Bosso, mentre “Io Senza Te” è un personalissimo omaggio al grande Bruno Lauzi, da sempre uno dei riferimenti di Cammariere. L’introspezione fa poi capolino ne “La Vita Ci Vuole” in cui protagonista è ancora la fisarmonica di Antonello Salis, ma è solo un momento perché subito dopo arriva un’altra bossa nova con “Ancora Non Mi Stanco”, cantata in modo quasi sussurrato, e magnificamente impreziosita dal filicorno di Fabrizio Bosso. Le suggestioni sonore si spostano verso i ritmi cubani con “Siedimi Accanto”, mentre “Così Solare” è un esempio di come si possa fare canzoni con semplicità, arrivando a toccare le corde del cuore. Sul finale arrivano poi il racconto in musica “Quel Tipo Strano”, ma soprattutto lo strumentale “Pangea”, vero vertice del disco, che in modo quasi circolare evoca le tematica della title-track, nel dialogo tra il pianoforte di Cammariere e la fisarmonica di Antonello Salis. “Mano Nella Mano” è dunque l’opera più intensa e matura del cantautore calabrese, un disco da ascoltare con grande attenzione, cogliendone ogni sfumatura poetica e ogni dettaglio musicale. 



Salvatore Esposito

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