Makardìa – occhioperocchiodentroperdentro (Autoprodotto, 2014)

I Makardìa (nel dialetto di Aquilonia vuol dire “Magari a Dio!”) sono un gruppo dell’Alta Irpinia nato nel 2011 dall’incontro tra la cantautrice venticinquenne Filomena D’Andrea (voce, fisarmonica e chitarra classica), Virgilio Tenore (voce, cajon, e tammorre) e Enzo Perna (chitarra elettrica, cori), tre giovani musicisti accomunati dal desiderio di proporre brani originali che affondassero le radici nella tradizione musicale campana, aprendosi alle sonorità dell’est Europa e dei paesi latini. Dopo aver maturato una solida esperienza dal vivo suonando canti popolari dell’Italia meridionale, della tradizione russa e dell’America Latina, pian piano hanno cominciato a prendere forma i primi brani originali, firmati da Filomena D’Andrea, e così ha preso forma il loro disco di debutto “occhioperocchiodentroperdentro”, che raccoglie otto brani originali, e una rilettura del tradizionale russo “Oči Čërnye”. Significativo a comprendere lo spirito che anima i Makardìa è già il titolo del disco, che evoca l’esigenza di rompere l’abitudine della gente ad unirsi contro qualcosa e non per costruire insieme. Un messaggio chiaro e forte, insomma, che si riflette tanto nella scelta di usare lingue e dialetti differenti, quanto nelle tematiche sociali che spesso ricorrono nei testi, emergendo tra filastrocche, leggende, e spezzoni recitati. La voce della D’Andrea affascinante nella sua acerbità, si inserisce perfettamente nelle essenziali costruzioni melodiche dei brani, in cui la chitarra o la fisarmonica sono accompagnate semplicemente dalle percussioni. “O into pe into, tratturi pe tratturi, oppure te ne vai pe fuori”, è un altro modo di dire irpino, ma che anche in questo caso sembra catturare alla perfezione un’altra caratteristica dei Makardìa, ovvero la loro capacità di percorre sentieri in cui è più facile imbattersi nell’altro, sia esso un camminatore solitario, o un viandante in cerca di fortuna. Ad aprire il disco è la cantilenante “Parole”, a cui segue prima il recitativo “Liberiamoci”, e poi i ritmi processionali di “Santu Vitu” nella quale si intrecciano antiche filastrocche. La storia di “Nunzia”, una zingara d’acqua, figura leggendaria tra la Mefite e l’Ofanto, ci conduce alle visioni oniriche sospese tra sogno e fantasia di “Viaggio”, ma il vertice del disco arriva “Armando” canzone denuncia contro il caporalato, scelta dal regista Luca Minieri per il corto “ Il sogno di Armando”. Le atmosfere notturne del recitato poetico “La Poddola” in cui a parlare in prima persona è una falena, ci conducono verso il finale in cui incontriamo prima il siciliano della trascinante “Lupinari”, poi la struggente canzone d’amore “Angelina”, e “Occhi Neri” rilettura in russo ed italiano del tradizionale “Oči Čërnye”, che rappresenta l’altra perla di questa opera prima da ascoltare con attenzione, nella certezza che i Makardìa hanno tutte le potenzialità per ritagliarsi un ruolo di primo piano nella scena musicale italiana. 


Salvatore Esposito