Khun Narin - Khun Narin’s Electic Phin Band (Innovative Leisure, 2014)

“Khun Narin’s Electic Phin Band”, della band tailandese Khun Narin, è un disco che potremmo definire “casuale”, per quanto possa rappresentare un piccolo passo avanti della produzione discografica di area “world” (che, in questo caso, potrebbe caratterizzarsi secondo pochi ma forti elementi: produzione indie, nessuna epurazione dettata dall’estetica discografica internazionale, poca pubblicità, approfondimenti e curiosità sul “caso” musicale - che, come può capitare e come è capitato qui - non richiama chiaramente una categoria o un genere conosciuto, tradizionale o “adottato” dalla tradizione musicale internazionale -, riflessioni sui moduli e sulle combinazioni musicali, così come su quelle sociali entro cui prendono forma, narrazioni sullo stesso processo di produzione che ha decontestualizzato e “alzato” quell’espressione sul piano dell’attenzione internazionale). Un disco “casuale” per i modi in cui è stato registrato - modi che sono legati a doppio filo a come è stata scoperta la formazione e alla sua stessa struttura, “natura” di band da festa, da cerimonia contemporanea, da strada, da corteo, da parata, composta da un suonatore di phin (cordofono tradizionale a tre corde), amplificato e supportato da riverberi e overdrive, un bassista e diversi percussionisti (tra i quali si distinguono suonatori di piatti di varia misura, un suonatore di grancassa, uno di tom e uno di un piccolo drum-set composto da un piatto e due piccoli tamburi suonati con i pistilli. Un disco “casuale” anche per la quadratura che deriva dal procedimento di “fissazione” di un suono così etereo, sfuggevole e “isolato” (nonostante l’uso estroso e apparentemente ingenuo, bambinesco, di un’effettistica riconoscibile, ma che assume un profilo estremamente incoerente) su un supporto come il cd: un supporto che “è” un corpo - e, vi assicuro, niente può essere percepito più lontano dal suono acido, improvvisato, rurale ed elastico di questo ensemble della provincia di Phetcuban, nel nord della Tailandia - ed è commerciale, cioè assume una funzione in un contesto sociale che, specialmente oggi, si configura come transnazionale, globale. La casualità di questo disco - prodotto dalla Innovative Leisure, label di base a Los Angeles - prende forma principalmente su Youtube e nel quadro di un’interazione in buona parte accidentale tra la piattaforma web e Josh Marcy, produttore e ingegnere del suono in forze alla Apple’s Media Arts Lab. Marcy ha approfondito le sue ricerche dopo aver incontrato un video dei Khun Narin e da lì in poi ha fatto di tutto (compreso il coinvolgimento della Innovative Leisure, che ha finanziato anche i suoi spostamenti) per raggiungerli in Tailandia. A convincerlo definitivamente nell’impresa di produrre un loro lavoro discografico sembra siano stati pochi ma irresistibili fattori. I quali, per concludere, corrispondono a quelli che chi ascolterà il disco troverà, in larga misura, più interessanti e affascinanti: il carattere estemporaneo e, allo stesso tempo, inverosimile, “ludico” e quasi farsesco delle performance. L’estemporaneità è una prerogativa delle tradizioni orali, come sappiamo. Ma qui siamo in uno spazio di raccordo, di passaggio, nel quale l’elemento trainante non è il repertorio e la “tradizione”, ma il processo interpretativo e l’esecuzione. Tutti elementi che definiscono questa musica come performativa e che si legano all’immagine inverosimilmente zingara, circense, revivalistica di una formazione che sostanzialmente percuote tamburi “occidentali” (parti di batteria), segue i fraseggi melismatici del suonatore di phin (l’unico strumento non ritmico) e si trascina dietro un carrello dove sono impiantati gli effetti e gli altoparlanti. Insomma da ascoltare e da vedere. 


Daniele Cestellini