Gipsy Burek Orkestar – Gipsy Burek Orkestar (Innacor, 2014)

La platea internazionale li ha conosciuti al Womex 2013, ma occhio che questo mese sono in cartellone anche allo Sziget Festival 2014! Per chi non è stanco di apprezzare la benefica e traboccante vitalità delle fanfare rom, il funambolismo dei fiati che giocano con i tempi dipari e gli assolo spericolati e sperticati, eccovi servita un’orchestra che possiede una sua singolarità. Fanch Martres, altosassofonista capobanda della fanfara Burek di Brest, in Bretagna, decide di andare direttamente alla fonte del suono, trasferendosi in quel di Koçani, Macedonia orientale. Insomma, diventa un musicista che si muove tra due culture che privilegiano gli aerofoni. Dalla sua esperienza diretta nasce il germe di questo nuovo capitolo di collisioni soniche, che non poteva che essere realizzato sotto l’ala protettiva della piccola etichetta nata nel cuore della penisola bretone, con la benedizione di Erik Marchand e di Jacky Molard. Se la baldanzosa “Mali Poni”, che apre il disco, si inscrive pienamente in quella tradizione di canzoni tsiganesche amate in tutti i paesi della ex-Jugoslavia, l’acuto timbro della bombarda che incrocia legni e ottoni in “Gavotenn Koçani” ci fa capire che questa confluenza la danza bretone si trova a suo agio con gli giochi ritmici della geografia balcanica e gli intarsi romanes. Ma non di soli fiati (tuba, tromba, sax baritono e contralto, clarinetto, bombarda) si tratta, perché percussioni (tapan, riq, darbouka) e corde (basso, chitarra e saz) ampliano la tavolozza timbrica dell’orchestra di dieci elementi. Si passa dalla fastosità di “Kaj Stole” alla sinuosità orientale di “Gabiski Pesma”, stilemi jazz si insinuano nei traboccanti cambi di tempo del “Fićo Kolo” e “Ali Kolo”, due danze serbe. Diventa irresistibile la tenzone tra i balli dell’area di Vannes e il čoček in “Burek Arabski Čoček” e nella suite di ridée a sei tempi intitolata “Quand Le Saules Pleureurs Feront Du Raisin”. Invece, fanno tappa in Egeo “Daj Me Benzin” e “O Galazios Dromos”, la seconda dalla marcata pronuncia jazz. Si finisce con “Gde Si?”, invischiati in variazioni orientali, drive rock e ruggente čoček. 


Ciro De Rosa