Dall'Organetto Alla Fisarmonica e Gli Altri Strumenti Nella Tradizione Musicale Delle Valli Occitane del Piemonte.

Territorio 
Per valli occitane del Piemonte si intendono 14 valli comprese tra le province di Cuneo (10) e Torino (4) nelle quali, soprattutto nei comuni più in alto, si parla ancora la lingua d'oc. In effetti quest'area è stata riconosciuta nell'ambito della legge 482 del '99 che tutela le minoranze linguistiche in Italia. La lingua d'oc è una lingua neolatina nata intorno al X° secolo e diffusasi in tutta la Francia del sud fin verso il centro Francia (Auvergne, Limousin). Divenne la lingua ufficiale di quest'area e conosciuta nelle corti di tutta Europa grazie ai componimenti trobadorici che rappresentarono in generale un'importante avanguardia letteraria nel periodo compreso tra la fine dell'XI° e l'inizio del XIV° secolo e influenzarono molte correnti letterarie dei secoli successivi. 

Un Po’ di Storia della Fisarmonica Nelle Valli Occitane d’Italia 
Il percorso della fisarmonica nelle Valli Occitane del Piemonte non si discosta molto da quello della sua storia in generale. Difficile però datarne l'arrivo in qualche nostro paese. Probabilmente le prime fisarmoniche diatoniche o organetti compaiono intorno al 1880. Sicuramente, in base a vecchie foto e testimonianze orali, tra la fine dell' '800 e gli inizi del '900 l’organetto è già uno strumento popolare, conosciuto un po' in tutte le nostre valli. Numerose sono le testimonianze della presenza di organetti, normalmente a otto bassi e due file per la melodia. In Val Vermenagna, ad esempio, vi sono ancora alcune persone che sono riuscite a conservare il vecchio organetto che veniva suonato in passato da qualche parente.  Batista Countavech (Battista Viale) di Limone Piemonte (Cn), suonatore di semitoun nato nel 1912, ricorda di aver iniziato a suonare all'età di 14 anni circa utilizzando un organetto, probabilmente di soli quattro bassi. Ma ben presto l'organetto verrà sostituito dalla fisarmonica semidiatonica o semitonata dalla quale nasce il termine semitoun. Questo tipo di fisarmonica si diffuse in tutte le valli e fu il protagonista delle feste a cavallo delle due guerre mondiali. Essendo un tipo di fisarmonica attualmente poco conosciuto, è bene precisare che si tratta di un modello intermedio, di passaggio dalla fisarmonica diatonica a quella cromatica.
In effetti per la mano destra, nel suonare la melodia, funziona esattamente come un organetto, mentre per quanto riguarda i bassi è come suonare una fisarmonica cromatica in quanto i bottoni, disposti in diagonale, producono ognuno lo stesso suono, sia che si apra o si chiuda il mantice. Ha tre file di bottoni per la melodia: le prime due impostate su scala diatonica con i tasti bitonici e la successione delle note come nell'organetto, ed una terza, sempre bitonica, formata normalmente da semitoni (da qui semitoun) collocati in modo diverso a seconda dei modelli. I bassi possono variare da un numero di 12 a 120. Curiosità legata al semitoun era l’utilizzo generalizzato, per quanto più possibile, della tecnica cosiddetta incrociata tra la prima e la seconda fila che permetteva di “smanticiare” il meno possibile, viste anche le dimensioni ed il peso dello strumento rispetto all’organetto. Altro aneddoto è legato ad un utilizzo particolare dei bassi che caratterizzava lo stile di alcuni suonatori, primo fra tutti Jouann Bernardi, che consisteva nell'eseguire la battuta di 2/4 con una successione di basso e tre accordi invece del classico basso accordo-basso accordo. Alcuni nomi di suonatori che hanno animato in passato le feste con il proprio semitoun: Jan 'd Servelh (Giovanni Barral 1893-1962) di Rodoretto (To) in Val Germanasca, Jouann Bernardi (Giovanni Bernardi 1904-1979) di Sampeyre (Cn) in Val Varaita, ed in Val Vermenagna Titin (Giovan Battista Marro 1908-1982) e Letou di Fase (Nicolao Giordanengo 1915-1987) di Vernante (Cn), Toni Roumana (Antonio Romana 1910-1990) e Notou Sounadour (Giuseppe Vallauri 1896-1984) di Robilante (Cn). Da segnalare la presenza sporadica di uno strumento affine, con una certa diffusione nelle valli Chisone e Germanasca, l’armonica a bocca, per la quale il suonatore più conosciuto era Mlinot 'd Coustan (Bartolomeo Civalleri) della Borgata Grande di Frassino (Cn) in Val Varaita grazie alla sua Countrodanso e balet, la più eseguita dai gruppi di riproposta di musica occitana.
Proseguendo nella storia, anche nelle Valli Occitane arrivano le fisarmoniche cromatiche. Già presenti prima della seconda guerra mondiale, si diffusero soprattutto dopo di questa, sostituendo in buona parte il semitoun. Sicuramente la cromatica a bottoni è stata, ed è ancor oggi, la più utilizzata nella nostra tradizione musicale, anche se ad esempio in Val Varaita si suona quasi esclusivamente la cromatica a piano. 
Interessante come con l'avvento della cromatica a bottoni nasca, in valli molto lontane fra loro quali la Vermenagna e le Valli Chisone e Germanasca, l'abbinamento con il clarinetto per l'esecuzione delle danze tradizionali. In precedenza il semitoun suonava prevalentemente da solo o insieme ad un altro semitoun. La Vermenagna è sicuramente la valle dove la fisarmonica cromatica (è presente solo quella a bottoni) viene maggiormente suonata, grazie alla passione dei suoi abitanti verso i propri balli tradizionali, la courenta ed il balet, sempre presenti nelle innumerevoli occasioni di festa. Tra i suonatori di fisarmonica cromatica di epoca più recente, da segnalare Guido Lageard di Perosa Argentina (To), Francis Sanmartino di Prali (To) e Remigio Breuza di Salza di Pinerolo (To) per quanto riguarda le valli Chisone e Germanasca, i tre fratelli Pettinotti e Meo dal Chuchèis (Bartolomeo Brochiero), i primi della fraz. Becetto ed il secondo della fraz. Calchesio di Sampeyre (Cn), rispetto alla Val Varaita, Trumlin (Bartolomeo Marchetti) di Sanfront (Cn) in Val Po, i fratelli Franco e Giovanni Romana, Manuel Aime, Sergio Vallauri di Robilante (Cn), Tounioun (Franco Giordano) di Roccavione (Cn) e Severin (Severino Giordano), Gianni Macario, Lele (Raffaele Astegiano), Pietro Giordano di Vernante (Cn) per quanto riguarda la Val Vermenagna. 

La Rinascita Dell’Organetto 
La fisarmonica semitonata (semitoun) è ormai quasi inutilizzata nelle nostre valli ed è, in assoluto, un genere di fisarmonica destinata a scomparire. Sarei curioso a questo proposito di sapere se, e dove, sia ancora suonata in Italia. Per contro, invece, c'è stata negli ultimi vent’anni una grossa rinascita della fisarmonica diatonica o organetto (per la quale viene utilizzato, anche se impropriamente, il termine semitoun). Era praticamente scomparsa dalle nostre valli, e addirittura quasi dalla memoria dei nostri valligiani, in quanto soppiantata molto tempo fa dal semitoun. Il ritorno dell'organetto, del tipo otto bassi e due file per la melodia, è iniziato, in seguito alla nascita dell'occitanismo, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80 con i primi gruppi di riproposta di musica occitana quali Li Troubaires de Coumboscuro, Sounaires Ousitan, La Cantarana, Artezin, Lou Dalfin, Trambalier d'Estrop, La Sourcino, Esquiarzée…, ed ha coinciso con la rinascita di questo strumento in generale nel folk revival, soprattutto in Francia e Italia. L'organetto è sempre presente nei numerosi gruppi di musica occitana sorti recentemente nel nostro territorio, e moltissime sono le persone che negli ultimi vent’anni hanno iniziato a suonarlo. Negli ultimi anni poi, si è alzata notevolmente la percentuale di giovanissimi che si avvicinano all'apprendimento di questo strumento. Quest'ultimo è un dato che fa sicuramente ben sperare per il futuro dell'organetto, ma anche, di conseguenza, della musica popolare nelle valli occitane italiane. 

Il Repertorio 
E' molto probabile che i primi suonatori di organetto eseguissero esclusivamente danze tradizionali locali, mentre ad esempio i suonatori di semitoun ancora viventi negli anni ’70 suonavano anche brani di cosiddetto “liscio popolare” e cioè valzer, mazurche, polche e marce semplici, a due parti e in maggiore arrivati in buona parte dalla pianura probabilmente verso gli inizi del novecento. Un esempio classico di questo genere è rappresentato dal Valzer di Jouann Bernardi che ha avuto una certa diffusione nell’ambito dei balli folk anche fuori dalla nostra zona. Per quanto riguarda la fisarmonica cromatica, i balli tradizionali hanno subito un’evoluzione soprattutto per ciò che concerne la velocità di esecuzione e l’elaborazione melodica, mentre il “liscio” è sempre più diventato quello dei “classici” per fisarmonica. A Sampeyre è in uso da tempo durante i balli alternare questi alle danze tradizionali. 

Un Personaggio, Notou Sounadour 
Interessante a livello locale la storia di Notou Sounadour (Giuseppe Vallauri, 1896-1984) di Robilante (Cn), suonatore, ma soprattutto costruttore, riparatore ed accordatore di semitoun e fisarmoniche cromatiche a bottoni. Uomo con particolari abilità pratiche e forte capacità e volontà di imparare, utilizzò le sue doti in vari campi: oltre al contadino, sapeva all'occorrenza essere un ottimo calzolaio, falegname, muratore, piastrellista… Leggendario era il suo orecchio musicale, in grado di percepire differenze tonali minime e di classificare qualsiasi suono con la nota corrispondente: il fischio di una sirena, un canto di uccello, il clacson di un'automobile erano immediatamente identificati con una nota del pentagramma. Iniziò a costruire completamente a mano le fisarmoniche, facendo da sé addirittura le ance ritagliando pezzi di acciaio che limava con pazienza certosina fino a raggiungere il suono voluto.
Anche le soniere erano fatte a mano, ritagliando con un delicato lavoro di traforo tutte le sedi sulle quali applicare le piastrine fissate ognuna con tre chiodini. Inizialmente anche la costruzione delle casse e della meccanica era fatta in casa: legno di faggio massello locale per le prime e fili di ferro curvati ed adattati uno per uno per i movimenti dei bottoni. Molte sue conoscenze sulle tecniche di costruzione erano state acquisite in frequenti viaggi, fatti in gran parte a piedi, a Vercelli, dove sovente si soffermava giorni e giorni presso una ditta costruttrice di fisarmoniche a lavorare e ad imparare i segreti del mestiere. Ancora oggi Notou è ricordato da costruttori e riparatori di Vercelli come personaggio di grandi doti. Fisarmoniche da lui costruite si trovano nella vicina Provenza, dove Notou si recava sovente, per lunghi periodi in inverno, a riparare ed accordare semitoun e fisarmoniche. Alcune fisarmoniche "Vallauri" suonano tutt'oggi nei festin della Val Vermenagna e parecchie sono le famiglie, soprattutto a Robilante, che ne possiedono una. A Notou Sounadour è intitolato il corso di organetto per bambini e ragazzi che tengo annualmente a Robilante, ideato e patrocinato dalla Biblioteca comunale. 

Gli Altri Strumenti Tradizionali 
Prima dell’avvento della fisarmonica nei suoi vari generi, lo strumento più utilizzato era il violino, con un' importante presenza in Val Varaita e utilizzato con tecniche e caratteristiche tipiche del violino popolare, ben diverse dal violino classico. Il passaggio ha determinato un cambiamento profondo in senso strettamente musicale. Dal punto di vista ritmico i bassi degli strumenti a mantice hanno offerto nuovi impulsi alle danze, mentre dal punto di vista melodico si è perso molto delle caratteristiche presenti nelle musiche suonate dal violino. Basti pensare alla scomparsa delle musiche modali presenti nella musica dell’Alta Val Varaita come nel vasto repertorio del violinista Juzep da' Rous (Giuseppe Galliano, 1888-1980) di Sampeyre. Inoltre c’è stata una certa “quadratura” di alcune danze e del ritmo in generale. Numerose sono le testimonianze relative alla ghironda, soprattutto in Val Maira dove sono stati censiti una dozzina di suonatori, l'ultimo dei quali morto nel 1947. Una particolarità sta nel fatto che si trattava soprattutto di suonatori ambulanti che girovagavano per la Francia in alternativa al misero inverno nel proprio paese. Quello di cui si sono trovate più testimonianze è Giovanni Conte (1850-1933), detto Briga, di Lottulo (Cn) grazie al ritrovamento di un "carnet de route" con le autorizzazioni rilasciate dai Comuni francesi nei quali si fermava a suonare. Per quanto riguarda gli strumenti a fiato, da segnalare la presenza in alcune valli del cosiddetto pifre, piccolo flauto traverso a sei buchi in legno duro come il bosso o in canna. Significativa l'unica testimonianza di uno strumento ad ancia doppia detto pinfër e presente, insieme a suonatori di ocarina, in una foto scattata nel 1902 a Martiniana (Cn) in Val Po. 
Questo strumento è molto somigliante al piffero ancora ben presente nella zona delle cosiddette 4 province come ad altri oboi popolari di alcune regioni dell'Occitania francese. Si è anche risaliti al pifferaio in questione che si chiamava Barba Iot (Chiaffredo Bernardi, 1872 - 1959), ed il nipote ricorda di averlo sentito suonare fin verso gli anni 1940 - '45, accompagnato da una fisarmonica. Non si sono trovate testimonianze di strumenti a sacca quali cornamuse o simili. Per concludere il discorso sugli strumenti a fiato è fondamentale citare ancora il clarinetto, introdotto in epoche recenti e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale. Curioso come questi sia stato in qualche modo estrapolato dalle bande, in quanto rispetto agli altri strumenti bandistici si è rivelato particolarmente adatto nell'esecuzione delle danze tradizionali in coppia con la fisarmonica cromatica. Un altro strumento che si ritrovava qua e là per le valli è lo scacciapensieri, chiamato in occitano arbebo o champornho e normalmente chi lo utilizzava suonava anche l'armonica a bocca. Rari e specifici gli esempi riguardanti strumenti a percussione tipo i tamburi che accompagnano il corteo della Baio a Sampeyre (Cn) in Val Varaita o danze rituali quali il Bal du Sabre di Fenestrelle (To) in Val Chisone. Da segnalare infine l'utilizzo della voce quale alternativa ad uno strumento musicale in funzione del ballo: è largamente testimoniato in alta Val Varaita il ballare al suono della voce (balar a la chantarelo) normalmente in situazioni informali come ad esempio durante le veglie nelle stalle dove non sempre c'era un suonatore. Sta di fatto che insieme alle musiche di molte danze ritrovate in questa zona, grazie alla puntigliosa ricerca effettuata negli anni '70 da Gianpiero Boschero, si sia ritrovato un testo abbinato. Si trattava normalmente di un'unica strofa il cui contenuto era il più delle volte frivolo, scherzoso o con doppi sensi allo scopo di avere un qualunque testo da cantare e da ripetere più volte per far ballare. 

Silvio Peron