Agnes Obel - Aventine (Play It Again Sam, 2013)

Agnes Obel è una giovane cantautrice e pianista, che dalla Danimarca si è trasferita nella Berlino, che guida le sorti dell’Europa dei giorni nostri. Lei ha un suono personalissimo, e una bella voce, che stende sopra a un mondo di canzoni, fatto di echi classicheggianti, perfetta musica dall’estetica secca, e in bianco e nero, proprio quella musica che ti aspetti a fare da sottofondo per una pubblicità di auto tedesche. Quelle pubblicità che fanno chiedere al maestro domandatore Angelo, mio figlio : “Ma perché le pubblicità delle auto sono sempre drammatiche?”. Bella domanda vero? La musica di Agnes è legata a un sentire decisamente europeo, lei è una musicista, che cura le registrazioni ed amplificazioni del suo strumento con cura maniacale e si sente. C’è una idea di freddezza ricercata, di distanza, di oniricità, d’altronde il pianoforte è uno strumento, che sta lontano da chi lo suona. L’avete mai pensato? Una chitarra, o meglio ancora un bel bassone ti scaricano addosso vere vibrazioni, che cantano dentro al corpo, mentre i musicisti come la Obel fanno vibrare il cervello prima che il corpo. Qualche eco di musica e atmosfere già sentite, forse una eco della Enya più da classifica, forse è la voce che ci porta lì. Ascoltai e mi piacque molto il primo album della Obel, dopo aver sentito una sua precisa, pignola ed interessante intervista alla radio. Il mio parametro è che se qualcosa ti colpisce alla radio e ti fa andare a cercare notizie, allora c’è qualcosa. Il primo disco “Philarmonics”, ha portato molta fortuna alla Agnes, 450.000 copie vendute, roba che in Italia fanno il tour negli stadi. Questo mi sembra un pelo fuori focus, alcuni episodi sono interessanti ma l’insieme è più frammentario, meno magico e coeso. Agnes dice che le parole sono morte, finite, meglio la musica. Io non lo so, la musica fatta di vuoti di Agnes è molto evocativa e cresce ascolto dopo ascolto. Forse bisogna fermarsi un attimo e pensare con decisione. Forse sono dischi che vanno lasciati sedimentare.


Antonio "Rigo" Righetti