Karine Polwart – Traces (Hegri)

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Già vocalist di Battlefield Band e Malinky, la scozzese Karine Polwart si è costruita un solido credito sia come songstress di talento, sia collaborando a progetti a tema (Burns Unit e Darwin Song Project). Quinto CD da solista, Traces la consacra come una delle voci di punta del panorama nu folk britannico. È un lavoro cinematico, maturo e profondo, dominato da una voce cristallina, calda, affilata ed emozionante, che procede con scrittura sicura, raccogliendo dieci storie in musica, pubbliche ed intime. Senza mai ridursi ai cliché folk, il disco rivela arrangiamenti minimali, sostanzialmente acustici (chitarra, fisarmonica, piano, armonium, percussioni ma anche sprazzi di elettronica, marimba, vibrafono, archi, fiati e cori). L’album si apre con “Cover Your Eyes”, ispirata dal docu-film di Anthony Baxter “You’ve Been Trumped”: una song sulla controversa costruzione da parte del supermiliardario statunitense Donald Trump di un campo da golf, con annessi hotel e aree residenziali, in una magnifica area di interesse naturalistico e scientifico dell’Aberdeenshire, caratterizzata da un prezioso quanto delicato sistema dunale. Si continua con “King of Birds”, in cui Karine dà il suo appoggio al movimento di protesta londinese Occupy St Paul. Invece, “Tears for Lot’s Wife” è l’adattamento di una poesia russa di Anna Akhmatova. Sceglie una vena più personale “Don’t worry”, mentre “We’re All Leaving”, proveniente dal progetto su Charles Darwin, prova ad immaginare quanto la scomparsa della primogenita del naturalista all’età di soli dieci anni abbia avuto risonanza sul Darwin scienziato e pensatore (per chi padroneggia l’inglese, una bella intervista alla cantante su genesi e contenuti del CD si trova al sito www.folkradio.co.uk/2012/08/karine-polwart-traces-review-interview/). Raccolgono memorie di infanzia “Tinsel Show”, racconto di fantasie ed impressioni esercitate dalla centrale petrolchimica che dominava il paesaggio di casa, a Grangemouth sul fiume Forth, e “Sticks ‘n’ Stones”. Ancora emozioni personali, ricordi di perdite in “Strange News”, “Salters Road” e nella conclusiva, tragica, toccante “Half A Mile”. Un disco da cinque stelle, ai vertici del critics poll 2012 del mensile britannico fRoots. 


Ciro De Rosa