BF-CHOICE: ZampogneriA - Fiumerapido

ZampogneriA è un progetto unico, che si articola lungo due assi: ricerca e liuteria. Parliamo di un lavoro di studio organologico e sui repertori che approda a un disco, testimonianza di sentieri migranti di uomini, strumenti, repertori e gusti musicali....

BF-CHOICE: Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro – Canti, Ballate e Ipocondrie d’Ammore

Canio Loguercio, Alessandro D’Alessandro, una chitarra, un organetto e qualche strategico giocattolo a molla da due anni sono in giro per l’Italia con un geniale spettacolo di Teatro Canzone: “Tragico Ammore”. Testo essenziale e in continua evoluzione...

BF-CHOICE: Foja - 'O Treno Che Va

A tre anni di distanza da "Dimane Torna 'O Sole", i Foja tornano con “’O Treno Che Va”, concept album sul tema del viaggio nel quale si intrecciano storie, sentimenti e passioni musicali tra rock, pop, blues e country, senza dimenticare le radici della tradizione partenopea...

BF-CHOICE: Francesco Benozzo, Fabio Bonvicini, Fratelli Mancuso – Un requiem laico

Canto e musiche seguono la via dell’accostamento di esperienze diverse: quattro strumentisti e cantori, il mondo appenninico e quello del canto mediterraneo dell’isola di Sicilia testimoniano con questo concerto-disco un incontra lungo trame della memoria in un luogo simbolo dell’Italia...

BF-CHOICE 2016: Daniele Sepe - Capitan Capitone e i Fratelli della Costa

Il compositore e trickster napoletano, abile nel mettere in moto imprevedibili cambiamenti nelle sue storie musicali, Daniele Sepe è diventato Capitan Capitone, bucaniere che si aggira al largo di Procida, sfoderando il suo sax insieme ad una ciurma di alcuni tra i giovani migliori della scena napoletana...

domenica 21 agosto 2011

Mascarimirì da Muro Leccese al Gitanistan


B-CHOICE

Raccontare la vicenda artistica dei Mascarimirì è cosa assai affascinante e non priva di spunti di grande interesse per comprendere a pieno quello che è stato il movimento di rinascita della musica tradizionale salentina e dei suoi intrecci con la musica posse e con l'elettronica. Claudio "Cavallo" Giagnotti, il fratello Cosimo e Carlo "Calabrese" De Pascali, tra l'autunno del 1997 e gli inizi del 1998 decidono di mettere da parte l'esperienza con i "Terra de Menzu", una delle prime formazioni di recupero della musica tradizionale salentina e di dare vita ad un nuovo progetto musicale, i Mascarimirì. Mentre prende corpo il nuovo gruppo, i tre musicisti di Muro Leccese, continuano incessantemente a collaborare con cantori salentini quali gli Ucci (Uccio Bandello, Uccio Aloisi, Giovanni Avantaggiato), la famiglia Zimba, Luigi Chiriatti, Bruno Spennato ma sopratutto con i Sud Sound System con i quali collaborano alle registrazioni di Comu 'na Petra. Quest'ultima esperienza diventa la rampa di lancio per quel lavoro concettuale che definiscono "tradinnovazione", un melting pot sonoro in cui la tradizionale musica salentina è la base di partenza per un lavoro di ricerca, riproposta e sperimentazione, il tutto incrociando stili e canoni musicali diversi che spaziavano dal reggae al rock fino a toccare il dub e l'hard-core. 
Questa idea di base verrà in seguito sempre più affinata e raffinata nel corso dei vari dischi pubblicati e non è casuale che le prime due autoproduzioni (una musicassetta con dieci brani e il disco Li Mule De Li Gaggè) vantino ancora un forte debito con la tradizione, tanto è vero che nei numerosi concerti tenuti durante le feste di paese non mancano mai di suonare brani come Pizzicarella, Lu Rusciu De Lu Mare e Kalinifta. Tra la fine degli anni novanta e il 2003 i Mascarimirì vedono una crescita continua della loro proposta musicale con Claudio "Cavallo" Giagnotti ormai investito sul campo dei galloni da leader e il gruppo che si allarga con l'ingresso di Vito Giannone e del bassista Beppe Branca, il quale con l'introduzione del basso nei groove della pizzica aprirà la piena svolta verso la "tradinnovazione" teorizzata agli albori del gruppo. Comincia così una stagione fortunatissima ricca di tour nazionali ed europei, ma sopratutto di collaborazioni a tutto tondo soprattutto con musicisti francesi. E' di quel periodo il loro debutto nel giro del Mic Mac, dove hanno modo di confrontarsi con i Dupain, con i quali danno vita al progetto Occitanica Salentina, presentata nel corso dell'edizione 2001 de La Notte della Taranta e alla “Féte de la Plaine” a Marsiglia, e con Le Negresses Vetes con cui suonano al concerto-evento all'Hotel de Matigno. Nel corso del 2001 Claudio Cavallo e soci pubblicano il live Calabrisa Tour ma soprattutto Kaddè, disco prodotto da Radio Popolare, che raccoglie grandi consensi di pubblico e critica grazie all'ingresso in formazione di Sandro "Moviola" Dell'Anna, che caratterizzarà il sound per l'uso della sua etno-batteria. Il 2003 segna un ulteriore evoluzione del percorso artistico dei Mascarimirì sia per la pubblicazione di Tarantatrance, disco che raccoglie dodici brani remixati dal collettivo di dj Alpha Bass sia soprattutto per la sorprendente trovata di ricreare sul palco dei loro concerti l'atmosfera delle feste di piazza salentine con l'uso di una scenografia che rimanda alle luminarie tipiche delle ricorrenze dei Santi Patroni. 
Questa suggetiva ambientazione diventa lo stimolo per un'altro importante lavoro discografico, ovvero Festa nel quale la band allarga ancora la sua line-up con l'ingresso della chitarra elettrica, del synth e della batteria. Il risultato è un sound potente e coinvolgente, che mescola in modo eclettico elementi che spaziano dall'hard rock al dub, fino a toccare la dance, all'interno del quale si muove la voce "antica" di Mino Giagnotti e quella sorprendentemente travolgente di Claudio "Cavallo". Nasce in quel periodo l'idea dello spettacolo "Ballati !!!" che ancora oggi è un marchio di fabbrica dei Mascarmirì, ma soprattuto nel 2006 arriva uno dei dischi più belli di sempre del gruppo salentino, ovvero Triciu. Concepito ed inciso nei luoghi a loro più cari, come dimostra anche il titolo del disco che richiama il nome di un quartiere di Muro Leccese (Le), dove si trovano il Menhir Trice e una chiesetta del IX Sec. dedicata a Santa Marina, questo disco più dei precedenti compendia e riassume tutto il loro percorso artistico, essendo disseminato di tracce di musica tradizionale, rivestita, ma mai oscurata da sonorità nuove dove al tamburello, si accompagnano synth, batteria e chitarre elettriche.
A mantenere saldo il contatto con la tradizione è la magmatica voce di Mino Giagnotti che magicamente si sposa con le atmosfere trasversali del loro sound come dimostrano brani come l’iniziale Pizzica Rai, la splendida Pizzica d’Amore o ancora la travolgente Pizzica da Banda. Nel disco sono toccati anche temi forti come l’immigrazione nei brani Sule e Trainante o ancora quello della riscoperta dei luoghi più belli del Salento come Porto Badisco, a cui è dedicata Badisco. Piccola gemma del disco è Fontana Nova, brano composto da Carmela Rinaldi e qui riarrangiato in una scoppiettante chiave punk tarantolata. Insomma non resta che seguire uno dei loro concerti dove sfoggiano una scenografia da sagra di paese con tanto di luminarie, taralli salentini e vino, quasi a voler ribadire che la musica è soprattutto del popolo. Il tour promozionale, che segna l'ingresso nella band del talentuoso mandolinista Gianluca Longo, prosegue senza sosta anche l'anno successivo durante il quale pubblicano anche Triciu Remix, che contiene la rivisitazione in chiave più elettronica di alcuni brani del precedente disco. L'anno del decennale, il 2008, è caratterizzato dalla pubblicazione del film-documentario Mascarimirì - 10 anni La Storia nel quale viene raccontata la storia del gruppo, spaziando dagli esordi alle collaborazioni fino all'analisi del loro sound e del linguaggio musicale della tradinnovazione, il tutto seguendo un itinerario di viaggio che parte dalla natia Muro Leccese e approda a a Marsiglia. Nello stesso anno viene solidificata la collaborazione con il collettivo 11/8, guidatato dal musicista jazz Cesare Dell'Anna con il quale collaborano alla realizzazione di tre importanti progetti musicali ovvero Giro di Banda, Tarantavirus e Zina. Quasi in parallelo arrivano poi i dischi Mascarimirì - 10 Anni Live Tour e Mascarimirì Collection, che rappresentano in modo eccellente le due facce del gruppo quella sperimentale in studio e quella travolgente del palco. Gli anni più recenti hanno rappresentato la consacrazione dei Mascarimirì come una delle punte di diamante della new wave della musica salentina e questa non solo per le immancabili partecipazione alla Notte della Taranta di cui sono stati protagonisti in dieci su dodici edizioni, ma soprattutto per i dischi "TRADIZIONALE" Polifonia PACCIA Salentina e il fascinoso progetto Gitanistan, che li vede alle prese con un disco, un documentario e una splendida mostra fotografica presentata al Castello di Otranto con un travolgente concerto.



Medimex, Intervista a Claudio "Cavallo" Giagnotti dei Mascarimirì



Mascarimirì - 10 Anni Live Tour (Dilinò)

La dimensione live riveste per i Mascarimirì una importanza fondamentale nell'ambito della loro proposta musicale e questo non solo perchè negli anni hanno maturato un'esperienza enorme non solo in ambito nazionale ma soprattuto perchè è proprio dal vivo che nascono molte delle idee che poi Claudio Cavallo e soci riprendono su disco. 10 Anni Live Tour, disco registrato in presa diretta nel corso dei concerti tenuti tra giugno e ottobre del 2008 tra il Salento, l'Umbria e la Sicilia, documenta proprio questo particolarissimo processo creativo attraverso una selezione di quattordici brani che ripercorrono in parallelo anche tutta la loro discografia, una vera e propria antologia dal vivo in cui si assiste all'evoluzione del loro sound che prende le mosse dalla tradizione per indirizzarsi verso il dub, il rock e l'elettronica. Attraverso brani autografi come la splendida Sule e Bendirì, si scoprono tracce della tradizione, fino a giungere alla perfetta fusione di tradizione ed innovazione con Pizzica Dub, in cui i Mascarimirì dimostrano come la musica popolare possa essere la base di partenza per una ricerca sonora approfondita in cui le voci della terra di Cosimo Giagnotti e Vito Giannone, sperimentano e giocano con le creazioni sonore di Claudio “Cavallo” Giagnotti. I vertici del disco arrivano prima con la travolgente Pizzica Rai in cui si intrecciano le sonorità orientali con quelle della pizzica e poi con la splendida versione in crescendo de la Pizzica di Aradeo, che suggella un prezioso documento della eclettica creatività del gruppo salentino.



Mascarimirì - Tradizionale “Polifonia PACCIA Salentina” (Dilinò)

Il percorso di ricerca dei Mascarimirì non è limitato solo ed esclusivamente alle ricerca sonora sui vari intrecci tra la pizzica salentina e altre sonorità, ma si estende a tutto il complesso panorama della tradizione musicale del Tacco d'Italia. Tradizionale, Polifonia PACCIA Salentina, così potrebbe a prima vista essere considerato un episodio a se stante nella discografia del gruppo di Muro Leccese, ma al contrario si inserisce alla perfezione nel loro percorso artistico, essendo dedicato esclusivamente ai brani della tradizione salentina reinterpretati secondo la particole polifonia che caratterizzava i canti originali in cui le voci maschili si intrecciavano a quelle femminili. Dimessi così per un attimo gli strumenti elettrici e i campionatori, i Mascarmirì, Claudio “Cavallo” Giagnotti (Voce – Tamburreddhu, Tamburi a Cornice), Cosimo Giagnotti (Voce – Tamburreddhu) e Vito Giannone (Voce – Tamburreddhu) hanno accolto la "uce te fimmina" Anna Cinzia Villani per dare vita ad una inedita rilettura di alcuni dei più celebri brani tradizionali salentini, nei quali sulle strutture tipiche dei canti "alla stisa" viene unito alla tecnica del loop vocale polifonico e dai refrain vocali delle voci maschili, il tutto con il solo accompagnamento del tamburreddhu e dei tamburi a cornice. Il disco, nato con la supervisione di Manù Theron, voce tra le più autorevoli del canto tradizionale Occitano, ci permette di riscoprire la scarna e fascinosa bellezza originaria canti come Oriamu pisulina, Fimmene fimmene, Lu Rusciu de lu mare, Pizzicarella e Tre Sorelle, così come tornano alla luce perle dimenticate come Diu Quantu Sta Casa…, La Barca de Roma, Zumpa Chiricu e la splendida Cu Trenta Garrini. Durante l'ascolto si viene pervasi dall'atmosfera dei canti rurali che alleviavano il dolore, la fatica e il sacrificio delle famiglie salentine che lavoravano nei campi, l'energia che dava forza ai contadini torna a bruciare nelle voci dei Mascarimirì ed Anna Cinzia Villani, che dimostrano ancora una volta di essere tra i pochi a mantenere vivo il contatto con la tradizione, dando vita ad una carica sonora sperimentata prima con gli strumenti elettronici e rivissuta in questo disco attraverso una dimensione del tutto acustica. Tradizionale è uno dei più brillanti esempi di musica di riproposta, un disco dal grande impatto emotivo che unisce ricerca sulle fonti originarie e grande cura esecutiva.



Mascarimirì - Gitanistan (Dilinò)

Dopo il viaggio in dietro nel tempo alla riscoperta della polifonia dei canti "alla stisa", il 2011 si è aperto per i Mascarimirì con la pubblicazione di Gitanistan, un disco che parte da una ricerca personale dei fratelli Giagnotti, sulle origini Rom della propria famiglia e allargatosi ad un percorso di riscoperta delle radici culturali, artistiche e sociali delle famiglie rom salentine, nel quale hanno approfondito quel particolare rapporto intessuto con il territorio e di cui tracce vive sono rimaste intatte ancora oggi. L'idea nata nel 2009 sotto la spinta dell'amico Antonio De Marco, ha visto i Mascarimirì alle prese con una intensa attività di ricerca sul campo per comprendere come erano cambiati gli usi e i costumi di queste famiglie e che cosa era ancora rimasto in vita, il tutto documentando passo passo con interviste audio e video, girate tra i paesi del salento, durante le fiere e i mercati. Da questa indagine antropologica è nato il progetto Gitanistan, che vedrà affiancato al disco omonimo anche una mostra fotografica e un documentario, realizzato proprio durante le loro ricerche. In parallelo il gruppo salentino, seguendo il loro metodo di lavoro improntato alla tradinnovazion hannno ripercorso anche i sentieri musicali percorsi dalle carovane dei zingari, e seguendo anche l'approccio dei rom ungheresi e di quelli di Riace noti come suonatori della rota, hanno dato vita ad un disco composto da diciassette brani sche spaziano dalla pizzica ai suoni andalusi passando per l'occitania, la tammuriata, il flamenco e la musica balcanica. "Gitanistan è un disco nel senso che noi diamo al termine, capace, cioè, di parlare con gli strumenti tradizionali di oggi, come il computer, i distorsori e le effettistiche, perché qui la Tradizione è viva e ci permette ogni giorno di assaporare i suoni e i colori di una terra forte ed unica come il Salento", così i Mascarimirì illustrano il metodo di lavoro che ha condotto alla realizzazione di questo disco che apre un interessante spaccato di riflessione sull'influenza che la tradizione musicale rom ha avuto nell'ambito della musica da ballo del mediterraneo. Così farandole occitane, bourreè, accenni alla pizzica, diventano un tutt'uno grazie al punk-dub tarantolato dei Mascarimirì in cui i loop elettronici fanno da sfondo perfetto per le voci dei fratelli Giagnotti e quella di Vito Giannone. Soprendente è come in questo quadro così articolato dal punto di vista concettuale si inserisca alla perfezione anche la scelta di recuperare alcuni testi tradizionali riemersi dalle ricerche di Alan Lomax, Ernesto De Martino e Luigi Chiriatti. Al fianco del gruppo salentino troviamo una lunga lista di ospiti che spaziano dall'occitano Manù Theron al virtuoso di Espina, Jérémy Couraut che suona nella splendida Farandola De Muro Leccese su testo di Louis Pastorelli, Vincent Galassi e Jerome Fantino dei Nux Vomica, o ancora la voce e il clarinetto di Arnoud Fromont dei D'Aqui Dub che impreziosisce Bourrè de Lu 'ntonuccio, il tutto sena contare l'apporto dei vari musicisti che ruotano intorno al Dilinò, Centro di Musiche Alternative e del Mediterraneo, tra cui ricordiamo Dario Stefanizzi, Simone Stefanizzi che suona in Balkanica Pizzicata, Giuseppe Turco e Luigi De Pauli che colora di suoni irish la commovente Cecilia. Durante l'ascolto il disco non è mai avaro di emozioni, ed in particolare arriva a sorprenderci come nel caso di Zumpa Chiricu A San Franciscu, dove viene recuperato un loop vocale dal precedente disco Tradizionale che diventa la rampa di lancio per il canto da carcere Su rrivatu A San Franciscu, o come nel caso di Nnu Venia nella quale ritroviamo la voce della talentuosa Anna Cinzia Villani. Gitanistan come hanno precisato gli stessi Mascarimirì è un cammino nel quale riscoprire uno dei lati nascosti delle tante influenze che hanno caratterizzato la tradizione salentina.



Gitanistan - La Viaggiante Nazione, Castello di Otranto, Otranto (Le) 10 agosto 2011

Il progetto Gitanista non è limitato al solo disco ma prevede a suo compendio anche la mostra fotografica Gitanistan - La Viaggiante Nazione curata da Claudio "Cavallo" Giagnotti e Anna Maria Mangia, che si terrà dal 10 agosto al 4 settembre nella splendida cornice del Castello di Otranto, che attualmente ospita anche una mostra dedicata a Salvador Dalì. Il vernissage, tenutosi il 10 agosto, è stato ovviamente caratterizzato dal concerto dei Mascarimirì accompagnati per l'occasione dai musicisti arabo-andalusi Arnoud Fromont, Jagdish Kinnoo e Sylvain Bulher e dal sassofonista Raffaele Casarano, durante il quale hanno offerto una colonna sonora perfetta per la mostra fotografica suonando diversi brani tratti da Gitanistan.
Ad osservare il cortile del Castello di Otranto animato dalla musica travolgente dei Mascarimirì con il pubblico intento a ballare, ci è sembrato di essere stati trasportati in dietro nel tempo quando all'interno delle mura di quella rocca si danzava e si festeggiava magari per le vittorie riportate contro gli invasori saraceni. La carica energetica espressa dalla musica dei Mascarimirì ha significato per tutti gli spettatori un invito alla danza, al divertimento e allo stesso tempo alla riflessione, infatti i loro testi mai banali, e sempre caratterizzati da tematiche sociali hanno fatto da sfondo perfetto alla splendida mostra presentata prima del concerto. Insomma il concerto otrantino è stata una doppia occasione per viaggiare in lungo ed in largo attraverso il Gitanistan dei Mascarimirì.

Salvatore Esposito

Otello Profazio, L'Italia cantata dal Sud, SquiLibri 2011, Euro 18, pp.120 Libro con Cd

CONSIGLIATO BLOGFOOLK!!!

Otello Profazio è una delle voci più autorevoli del folk revival italiano, ben noto per essere aver scritto numerosi classici entrati nel repertorio della nuova musica popolare, in particolare della sua discografia è rimasto memorabile il disco L'Italia Cantata dal Sud, che conteneva brani ispirati al repertorio popolare e composizioni originali ispirate da Ignazio Buttitta e ripercorreva le vicende del Risorgimento secondo il sentire del popolo meridionale. A quarant'anni dalla sua pubblicazione, l'attivissima casa editrice romana SquiLibri, ristampa questo pezzo di storia della musica folk italiana unitamente ad un libro che presenta la presentazione originaria di Carlo Levi, con l'aggiunta di preziosi saggi di Domenico Ferraro e Giancarlo Governi, e un apparato fotografico tratto da un periodico di fine ottocento. Questa importante opera di ristampa ci consente di scoprire una vera gemma e di comprenderne passo passo la sua genesi, niente affatto semplice da comprendere se si considera come Profazio sia stato così abile ne mescolare canti di diversa estrazione facendo ricorso a registri espressivi differenti. Torna così alla luce un intreccio di tensioni ed emozioni che ci svela in modo disilluso le vicende storiche che diedero vita all'Unità d'Italia. Comprendiamo così come il cantastorie calabrese alternando intonazioni epiche a squarci di pungente ironia, abbandoni l'epica celebrativa per dare corpo ad una satira disincantata nella quale anche la speranza del cambiamento viene offuscata dalla dura realtà di essere stati conquistati. In particolare ci piace citare Giuseppe Emanuele, nella quale i due eroi dell'Unità della nostra nazione sembrano diventare una sola persona, deforme e scolorita, come l'immagine di un potere oscuro ed oppressivo, ed in questo senso vale la pena sottolineare come Profazio abbia cercato di tracciare un ritratto del popolo meridionale facendo emergere, il suo spirito di lotta per il riscatto anche se non c'è un oggi o non c'è un domani, come diceva Buttitta. Il disco si apre e si chiude con lo stesso stornello nel quale un siciliano si stupisce di essere italiano perchè il suo mondo è rimasto uguale anche dopo la liberazione da parte di Garibaldi. Era cambiato tutto affinchè non cambiasse niente, in ossequio all'uso italiota che da allora lentamente prese corpo sino a diventare quel mostro informe che si aggira tirannico ancora oggi. Sebbene legate ad eventi storici passati lo spirito che anima questi canti, sembra ancora tristemente attuale ed ascoltare canti che raccontano di emigrazione e di mafia lascia non poco l'amaro in bocca considerando che da allora sono trascorsi centocinquanta anni. Il Meridione d'Italia è da allora rimasto immobile, fermo con gli stessi problemi forse aggravati anche dall'incuria di uno stato che ha pensato a crescere come un Leviatano, senza guardare oltre le tende che oscurano le finestre del potere. Assume un valore importante anche la presenza alla fine del disco di due versioni di Parlamento, parlamento, e Guvernu ‘talianu eseguite da Daniele Sepe e l'Art Ensemble of Soccavo, che testimoniano come i canti di Profazio siano diventati la colonna sonora di un film tragico il cui finale sembra già scritto.

Salvatore Esposito

Liguriani - Liguriani (Felmay)

A dare uno sguardo alla formazione dei Liguriani, viene subito da pensare che siamo di fronte ad un supergruppo, infatti questo quintetto ligure mette insieme alcuni tra i più brillanti talenti del folk revival italiano ovvero il talentuoso Filippo Gambetta all'organetto, l'eccellente chitarrista fingerpicking Claudio De Angeli, il cantante e violinista Fabio Biale e due componenti dei Birkin Tree ovvero Michel Balatti (flauto traverso in legno) e Fabio Rinaudo (musette bourbonnaise a 16 e 14 pollici). Insomma un gruppo di primo livello, nato però non con lo scopo di asfaltare concorrenti o vendere montagne di dischi ma con lo scopo di dare vita ad un percorso di ricerca musicale che parte dalla tradizione musicale ligure per estendersi sino al Piemonte e alla Francia, un viaggio immaginario che ci conduce attraverso antichi sentieri che partono dalle montagne e raggiungono la costa, il tutto senza perdere di vista quei popoli che hanno raggiunto le coste del Ponente navigando attraverso le onde. Il loro repertorio è dunque molto vario, come varie sono le anime che lo influenzano, e non è casuale che nella loro proposta musicale confluiscano canti patriottici, malinconiche mazurche, vivaci monferrine piemontesi, ballate narrative, e languidi valzer. In questo senso importante è stata la collaborazione con l'attore Mauro Pirovano con il quale hanno realizzato diversi spettacoli a tema come Fischia Il Vento, Invexendo Di Natale, Vari(e)azioni Paganiniane e La Guerra del bersagliere Giromino, che hanno rappresentato la base di partenza per Liguriani, disco che mette in fila undici brani molti dei quali sono dei medley tra due tradizionali provenienti da zone diverse. L'ascolto svela a pieno tutta la capacità del gruppo di riuscire a ricreare un sound ligure in senso stretto nel quale convivono le diverse tradizioni della regione, una miscela sonora in cui confluiscono suggestioni diverse come nel caso dello splendido intreccio tra Alessandrina in Re e le Monferrine o lo splendido tradizionale genovese Sutta a Chi Tocca intrecciata con Severino. Non mancano alcuni brani che rimandano alla guerra come Stamattina Si Va All'Assalto e O Gorizia Tu Sei Maledetta, ma il vertice lo si tocca con Perigordino di Paganini nella quale viene riletto un classico del celebre violinista intrecciandolo con Giga di Gilli. Insomma Liguriani è un disco prezioso nel quale la ricerca musicale è la base per dare vita ad un percorso di grande spessore artistico.

Salvatore Esposito

Paolo Brancaleoni: Il Cantascrittore

Il titolo di cantascrittore se lo porta dietro sin da quando ha mosso i primi passi nel mondo della musica, infatti nella cifra artistica del cantautore umbro Paolo Brancaleoni convinvono armonicamente due anime, quella dello scrittore e quella del cantautore. Il suo percorso artistico è infatti imbevuto tanto della passione per la letteratura, quanto quella per la musica, e non è casuale che le sue prime canzoni sbocciarono sull'onda dell'entusiasmo, dopo aver assistito ad un concerto di Bob Dylan quando aveva sedici anni. Da quel momento è un crescendo continuo di esperienze musicali e non che arricchiscono il suo bagaglio artistico, spaziando da collaborazioni con poeti come Mario Luzi, Gary Snyder, Gary Lawless e Nanao Sakaki, a quelle con cantautori come Sergio Endrigo, Alberto Fortis ed Edoardo De Angelis, fino ad un viaggio che lo conduce per due mesi ad Oakland in California per approfondire la sua passione per la West Coast. Comicia così a prendere corpo l'idea che poesia, prosa e canzone possano vivere in un unico flusso emozionale fatto di suggestioni, suoni, parole e colori, e il suo debutto artistico arriva con Memorie di Fine Millennio, inciso insieme al gruppo Tajo Verticale e che sin da subito lo segnala come una promessa del cantautorato italiano. In parallelo il cantautore umbro, prosegue il suo percorso universitario laureandosi prima in sociologia e poi in scienze religiose ed in fine frequentando numerosi corsi di perfezionamento e specializzazione in musicologia e musicoterapia. 
A partire dal 2000 comincia una collaborazione con Editrice Zona, editore attento alla poesia quanto alla canzone d'autore, che ristampa il suo primo disco Memorie di Fine Millennio, nel 2002 e successivamente da alle stampe nel 2007 l'ottimo In Viaggio con la partecipazione di ospiti di riguardo come il percussionista Peppe Consolmagno, la cantante brasiliana Selma Hernandes, il poeta Gary Snyder, che oltre ad essere autore, ha anche messo la sua voce nel brano “Pioggia ad Alleghany” ed il poeta Mario Luzi autore del testo “Ad un compagno”. Il disco e il libro seguono il medesimo filo narrativo e compongono una sotta di viaggio introspettivo, nel quale paralleli e meridiani si incontrano disegnando un percorso personalissimo nel quale l'autore si diverte ad intercalare racconti e canzoni, che suonano come un invito a riflettere su noi stessi. Le canzoni brillano per una squisita ed artigianale eleganza, rimandando ora al Daniele Silvestri più sudamericano ora a De Gregori, il tutto senza perdere di vista i miti di sempre come Bob Dylan e James Taylor. Fondamentale in questo senso è la presenza del chitarrista Michele Rosati, che facendosi carico degli arrangiamenti riesce a confezionare un vestito perfetto per le canzoni di Brancaleoni. Sin dal primo brano, In Viaggio, ci porta ad esplorare luoghi lontani come in Pioggia Alleghany dove brilla la voce di Gary Snyder, ma allo stesso tempo posti a noi più vicini come nella suadente Il Pilota del Tram, il tutto senza risparmiare suggestioni poetiche come in Gitano Vagabondo, Capo Finisterre, L'Isola di Iona ma soprattuto nelle splendide Escursione Lunare e Ad un compagno, quest'ultima scritta in collaborazione con Mario Luzi. In Viaggio ha rappresentato dunque un punto di arrivo importantissimo per la cantautore umbro, da cui sono state gettate le basi per l'ottimo L'Avamposto pubblicato lo scorso anno.


Paolo Brancaleoni - L'Avamposto (Editrice Zona) Libro + Cd

A tre anni dall'ottimo secondo libro con cd, In Viaggio, Paolo Brancaleoni torna con un nuovo progetto artistico, L'Avamposto, ancora una volta autoprodotto e realizzato con la collaborazione di Editrice Zona. Rispetto al precedente lavoro, la formula è rimasta invariata, ovvero un disco più un libro, che si completano e compendiano a vicenda, una scelta soprendentemnte riuscita in un epoca in cui mp3 ed e-book sembrano ormai vicini a prendere il sopravvento sulla scia di una modernità a tutti i costi, una modernità che ci stà diventando nemica. E proprio contro questo nemico forte ed invisibile, pronto a colpire l'animo di ognuno di noi, privandoci della libertà, del diritto, dell'amore e della stessa vita, si erge la roccaforte de L'Avamposto, uno spazio dal quale osservare da lontano e prepararsi alla difesa, ma allo stesso tempo godendo della sua pace e dalla sua serenità, uno spazio che ci proteggerà dall'ignoranza. Ad aprire il disco è la title track che, con il suo sound americano guidato dal dialogo tra slide e pedal steel ci rimanda a Giovanni Drogo e Il Deserto De Tartari, ma è solo un attimo perchè il sound tra burlesque e charleston de La Battaglia del Moscerino ci regala uno splendido spaccato di riflessione sul coraggio di vivere. Si spazia così tra accenni al jazz ed incursioni nel folk e nella musica balcanica, attraverso splendidi brani come Pensieri alla deriva, Dentro l'anima, Ores Stultorum, fino a toccare la splendida Trocadero dove la scrittura quasi cinematografica si sposa alla perfezione con l'arrangiamento tenue dove una fisarmonica riempie di colori settembrini una storia d'amore non corrisposto. Chiudono il disco Sarebbe facile e Notturno, due brani molto intensi nei quali Brancaleoni riesce a far emergere tutta la forza della sua poesia.

Salvatore Esposito

Camillocromo - Rocambolesca (Autoproduzione)

Immaginate la colonna sonora e l'atmosfera de La Strada ricreate da un gruppo balkan folk in cui ottoni, fiati e tamburi danno vita ad un affresco musicale dove matrimoni e funerali, amore e guerra, vita e morte si confondono tra realtà e finzione. Immaginate anche un circo, una banda che suona in una festa di paese, un film muto di Buster Keaton, aggiungete a questo un po' di fantasia, un pizzico di follia e un tanta genialità e vi troverete di fronte i fiorentini Camillocromo, gruppo composto da Alberto Becucci (Fisarmonica), Enrico Chiarini (Clarinetto), Giordano Geroni (Susafono & Basso Tuba), Francesco Masi (Tromba & Flicorno), Rodolfo Sarli (Trombone & Basso Tuba) e Gabriele Stoppa (Batteria), ovvero sei musicisti funambolici, in grado di dare vita ad un sound che mescola swing, gipsy, tango e ritmi sudamericani, il tutto con l'aggiunta di una buona dose di musica balcanica. Già vincitori della prima edizione di Suonare a Folkest, il gruppo toscano negli anni ha accumulato una grande esperienza non solo esibendosi dal vivo sui palchi italiani ed europei ma anche curando le musiche per varie produzioni cinematografiche e spettacoli teatrali tra cui I Musicanti di Brema (Catalyst), Raschmunzel con il Circus Bone Idle e numerose collaborazioni con il Teatro Viaggiante, ciò ha consentito di affinare sempre di più la loro proposta musicale che loro stessi definiscono come "musica onirica per film immaginari", una sorta di opera di ingegneria musical-teatrale che con Rocambolesca, il loro quarto album trova la sua più alta rappresentazione. Il disco presenta quattordici brani nei quali i Camillocromo ci concedono un lasciapassare per un entrare nel set di un film surreale nel quale follia, allegria, gioia e dolore, ci conducono per mano in un viaggio senza sosta che parte dai Balcani, attraversa prima le feste di paese dell'Appennino Tosco-Emiliano tra valzer e tanghi, poi ci fa scoprire l'abilità di un giocoliere in un circo fino a raggiungere una balera di provincia tra swing e balli d'epoca. Insomma Rocambolesca è un esempio di come si possa attraverso la musica dare vita ad un percorso cinematografico ed immaginifico, dove le scenografie sono dipinte dall'emozioni e gli strumenti musicali dettano la sceneggiatura.

Salvatore Esposito

Vincio Capossela, 9 Agosto 2011, Parco della Masseria di Torcito, Cannole (Le)

"Buonasera a tutti, figli, nipoti e pronipoti di quei farabutti di Adamo e di Eva", così Vinicio Capossela, salutando il numeroso pubblico giunto nella splendida cornice dell'immenso parco che circonda la masseria fortificata di Torcito, lo ha accolto nel suo vascello guidandolo in un viaggio attraverso una Ciclopedica Marina Commedia in cui il mare con la sua mitologia, le sue canzoni di gesta e le sue avventura, è stato il protagonista. Per quanto con il cantautore di origine irpina è sempre difficile fare previsioni, quello che doveva essere un semplice concerto incentrato sui brani del nuovo album, Marinai, Profeti e Balene, pubblicato lo scorso aprile, si è trasformato in un onirico viaggio, in un attimo il palco allestito con una scenografia che ricorda ora il ventre di una balena, ora aprendosi il ponte di una nave, si è trasformato prendendo il largo come un vascello.
Intorno a Capossela, la sua ciurma, ovvero una band eccezionale composta da Mauro Ottolini (Trombone, Conchiglie, Ottoni, Flauti, Kalimba, Temporale), Achille Succi (Ance, Flauti, Shakuhachi, Shehnai, Tin Whistle), Alessandro “Asso” Stefana (Chitarre, Banjo, Baglama), Glauco Zuppiroli (Contrabbasso), Zeno De Rossi (Batteria, Conga,Gong delle Nuvole, Teste di Morto), Francesco Arcuri (Sega Musicale, Campionatore, Steel Drum, Saz, Santoor), Vincenzo Vasi (Theremin, Campionatore, Marimba, Voce, Glockenspiel).  Il cantautore, vestendo i panni del capitano della nave, nella prima parte del concerto dedicata all'ultimo disco, ha raccontato al suo pubblico del Grande Leviatano, dell'Oceano, dei mostri marini, delle Pleiadi, dei marinai e dei naufragi ma anche della speranza di rivedere la terra, finchè la nave è approdata al porto e con la seconda parte è iniziata la festa, 
con non solo con la riprosizioni di alcuni brani storici come Che cos'è l'Amor e il Ballo di San Vito o composizioni più recenti come La Medusa Cha Cha e L'Uomo Vivo ma anche con un assaggio di quello che è un progetto folk che sta meditando con la bella versione de Le Chiacchiere de Lu Paese di Matteo Salvatore, di un tradizionale irpino e soprattutto di una versione in italiano di un classico dei Los Lobos. Un concerto superbo, insomma, nel quale Vinicio Capossella ha dimostrato ancora una volta di essere un grande cantautore in grado non solo di regalare al suo pubblico delle ottime canzoni ma soprattuto di tesservi intorno un intreccio di storie che compongono uno spettacolo a metà strada tra la canzone d'autore ed il teatro.

Salvatore Esposito


Foto: Blogshoots


Piedmont Brothers Band - Lights Of Your Party (Flyin’ Cloud Records/Tempi)

Tre anni fa avevamo salutato con grande piacere il disco di debutto della Piedmont Brothers Band, progetto artistico nato dall'incontro tra il musicista americano Ron Martin e l'italiano Marco Zanzi. Il loro primo album, Bordertown nel quale il gruppo italiano aveva arricchito con grande entusiasmo diverse composizioni di Martin, ha rappresentato la base di partenza per quello che è diventata una vera e propria Open Surce Band, basata su un solido gruppo di musicisti, composto da Marco Zanzi (Chitarra Acustica, 5-String Banjo, Mandolino, Voce solista e cori), Cecilia Zanzi (Voce solista e cori), Rosella Cellamaro (Voce solista e cori), Chicco Comolli (Chitarra Acustica, Chitarra Elettrica, Slide), Stefano Zanrosso (Basso), Franco Svanoni (Batteria e Percussioni), Francesco De Chiara (Mandolino e Flauti Irlandesi) e Anna Satta (Violino), aperto però alle diverse collaborazioni esterne. Sebbene in Italia il gruppo si esibisca senza Ron Martin, la loro attività live è stata molto intensa in questi anni e tra un concerto e l'altro ha preso lentamente vita, Lights Of Your Party, disco che mette in fila tredici brani che spaziano dal country al bluegrass passando per la west-coast, incisi con la collaborazione, fra gli altri, degli “Out Of Size”, di Carlo Pastori, Marcello Colò e Walter Muto della “Signora Stracciona”, del talentuoso contrabbassista Stefano Dall’Ora, del chitarrista tedesco Horst-Peter Schmidt, dei bassissti americani Mike Gallivan e Mike Gallimore. Questo nuovo album non solo conferma quanto di buono era emerso nel disco di debutto ma la formula artistica sembra essersi affinata puntando maggiormente verso la dimensione folk, e non è casuale che di tanto in tanto facciano capolino influenze irish e accenni al gospel come nel caso della splendida Down In The River To Pray cantata a cappella da un coro di bambini. La scrittura dei brani originale è brillante come dimostra la splendida title track imbevuta di sapori border-country o la bellissima ballad Springtime Flowers di cui si apprezza lo splendido testo. Eccellenti sono anche gli strumentali composti da Zanzi ovvero Acousticharmonies e la giga irlandese Bob's Spot con whistles e cornamuse che dialogano con grande eleganza. Non mancano alcune ottime cover come la bellissima resa di A Child’s Claim To Fame dei Buffalo Springfield o il Dylan di One More Night ma soprattutto una incantevole Love Hurts in cui duettano le voci di Ron Martin e Rosella Cellamaro. Il vertice del disco risiede però nel medley composto da Blue Ridge Mountain Blues/Flint Hill Special, un tributo al bluegrass in cui viene reso omaggio ad Earl Scruggs. Insomma se volete un eccellente esempio di come l'incontro tra musicisti di nazionalità diverse possa dare vita ad un piccolo miracolo la Piedmont Brothers Band fa al caso vostro, in particolare se amate il folk americano.

Salvatore Esposito

Lino Davide & Viamedina - Uno, Luna e Monte (Folkclub Ethnosuoni)

Il progetto musicale Viamedina è una sorta di open-band nata nel 1996 ad opera del musicista Lino Davide, con l'intento di trovare una fusione tra canzone popolare, folk d'autore e world music. Inizialmente l'idea era quella di creare una sorta di laboratorio sperimentale ma negli anni, il gruppo è riuscito a guadagnarsi stima e consensi sia da parte della critica sia da parte del pubblico arrivando a varcare anche i confini nazionali, grazie al successo raccolto con la pubblicazione del primo disco Viamedina. A cinque anni di distanza dall'esordio, arriva Uno, Luna e Monte, disco realizzato con la collaborazione di alcuni fra i più importanti musicisti della scena musicale, il tutto condito da una felice verve creativa e caratterizzato da una elegante atmosfera acustica dove tra plettri, fiati ed archi, brilla la voce di Lino Davide. Proprio la scelta di interpretare in prima persona i vari brani, rappresenta una importante novità in questo disco, infatti il musicista napoletano vestendo i panni del cantastorie ci racconta di guerre dimenticate, di emigrazione, della difficoltà di vivere in un terra matoriata come quella del Meridione d'Italia dove nonstante tutte le difficoltà si continua a fare musica. Il titolo, ispirato ad un antico gioco estivo, conosciuto in altre zone d'Italia come saltacavallina o saltarello, suona come il ricordo dell'età dell'innocenza, un'età in cui le estati profumavano di solo e di frutta, e il gioco era accompagnato da strofette e scioglilingua. Di tutto ciò oggi si è persa anche il dolce ricordo ed ciò diventa l'occasione per Lino Davide di aprire uno spaccato nel quale il ricordo lenisce il dolore per ciò che ci circonda. L'ascolto rivela un sound corale, nel quale le tipiche sonorità partenopee sono contaminate da colori multietnici proprio come quella Viamedina, che dà il nome al gruppo e che rappresentava un punto d'arrivo importante per tutti coloro che dal mare approdavano a Napoli. I brani, tutti scritti dallo stesso musicista napoletano, compongono un affresco molto disilluso di quella che è la realtà napoletana di questi giorni, come dimostrano le amare Nient’e nuovo sott’ ’o sole, Sott’o stess’ sole o ancora A sud d’’o munn’ nella quale lo sguardo si allarga alle tante guerra che affliggono il sud del mondo. Esiste però una speranza ed è quella che nasce dal ricordo di una filastrocca Canto Dei Mesi, e che ci conduce ad aspettare che il sole torni di nuovo a splendere su Napoli, come in Chiove e gghiesce ‘o sole. Uno, Luna e Monte è così un disco che nasce come una raccolta di canzoni d'autore in chiave folk ma diventa un lavoro corale, una preghiera laica che nasce dal popolo e al popolo ritorna esortandolo al cambiamento.

Salvatore Esposito

Autori Vari - Note per la Notte (SquiLibri)

In due anni di vita il concorso Note per la Notte ha rappresentato l'apertura de La Notte della Taranta verso la creatività musicale dei giovani ed in particolare verso quei gruppi che partendo dalle radici tradizionali hanno sviluppato un proprio stile musicale. Insomma non solo un concorso, i cui vincitori hanno avuto modo di esibirsi in apertura del Concertone che annualmente si tiene a Melpignano ma sopratutto un indagine che ha permesso ad una selezionata giuria, composta da Sergio Blasi (Fondazione Notte della Taranta), Sergio Torsello (Istituto Diego Carpitella), Vincenzo Santoro (ufficio cultura ANCI), Nando Popu (voce dei Sud Sound Sistem), Osvaldo Piliego (direttore CoolClub.it), Francesco Farina (Corriere del Mezzogiorno) e Giordano Sangiorgi (direttore MEI), di dare vita ad una vera e propria indagine attraverso la nuova scena musicale italia della riproposta di musiche tradizionali. L'idea, dunque, di produrre un disco che mettesse in fila i principali lavori delle giovani band che hanno partecipato al concorso rappresenta così l'occasione per avere una panoramica di come la musica tradizionale viene riletta dalle nuove generazioni. Si spazia così dal dub de La Legge degli Ucci di Dario aka Dj Bellezza, alla travolgente Pizzica Tarantata di Li Strittuli passando per Figlia Figlia di Rione Junno, fino a toccare l'ethno-rock di Vesuvius di Joe Petrosino & Rockammorra Band. Non mancano tradizionali provenienti da paesi a noi vicini come Usti Baba di Kachupa Fol Band o divagazioni nel folk del nord Italia con la splendida Albeena Delight degli Abnoba, o ancora con La Ballata di Roberto dei valdostani Iubal Collettivo Musicale. Il risultato è una fotografia abbastanza nitida di alcune delle più interessanti giovani band italiane, che si battono non poco per dare mantenere in vita la musica tradizionale italiana, senza lasciarsi andare alle mode o alle mire commerciali.

Salvatore Esposito