BF-CHOICE: ZampogneriA - Fiumerapido

ZampogneriA è un progetto unico, che si articola lungo due assi: ricerca e liuteria. Parliamo di un lavoro di studio organologico e sui repertori che approda a un disco, testimonianza di sentieri migranti di uomini, strumenti, repertori e gusti musicali....

BF-CHOICE: Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro – Canti, Ballate e Ipocondrie d’Ammore

Canio Loguercio, Alessandro D’Alessandro, una chitarra, un organetto e qualche strategico giocattolo a molla da due anni sono in giro per l’Italia con un geniale spettacolo di Teatro Canzone: “Tragico Ammore”. Testo essenziale e in continua evoluzione...

BF-CHOICE: Foja - 'O Treno Che Va

A tre anni di distanza da "Dimane Torna 'O Sole", i Foja tornano con “’O Treno Che Va”, concept album sul tema del viaggio nel quale si intrecciano storie, sentimenti e passioni musicali tra rock, pop, blues e country, senza dimenticare le radici della tradizione partenopea...

BF-CHOICE: Francesco Benozzo, Fabio Bonvicini, Fratelli Mancuso – Un requiem laico

Canto e musiche seguono la via dell’accostamento di esperienze diverse: quattro strumentisti e cantori, il mondo appenninico e quello del canto mediterraneo dell’isola di Sicilia testimoniano con questo concerto-disco un incontra lungo trame della memoria in un luogo simbolo dell’Italia...

BF-CHOICE 2016: Daniele Sepe - Capitan Capitone e i Fratelli della Costa

Il compositore e trickster napoletano, abile nel mettere in moto imprevedibili cambiamenti nelle sue storie musicali, Daniele Sepe è diventato Capitan Capitone, bucaniere che si aggira al largo di Procida, sfoderando il suo sax insieme ad una ciurma di alcuni tra i giovani migliori della scena napoletana...

sabato 26 febbraio 2011

Indice 02/2011



Questo numero è dedicato alla memoria di Ernesto De Pascale


L’importanza di essere Ernesto.

Ho ancora in mente la prima volta che le nostre strade si incrociarono. Bastò una e.mail. Potere e magia della comunicazione. Poche parole per capire che chi avevo ammirato come vivace e brillante conduttore di Satisfaction su RaiSat, era una persona speciale. Entusiasmo e carisma magnetici, un’intelligenza vivace, travolgente come un blues forsennato o un crescendo soul. Una mia timida richiesta di intervista per Maggie’s Farm, e poi fu lui a coinvolgermi in quella splendida avventura che è Il Popolo del Blues. Quante lunghe chiacchierate al telefono, a parlare del mio lento scoprire prima il blues e poi il folk rock inglese, passioni che silenziosamente mi aveva trasmesso, consigliandomi questo o quel disco. E si andava avanti per ore mentre lui in bici girava per le vie di Firenze. Come poter dimenticare le sue riflessioni sempre acute, profonde, le sue analisi impietose ma dense di quella schiettezza che lui ti metteva sotto al naso, senza preoccuparsi di passare per il cattivo della situazione. Io imparavo l’arte, osservandolo silenziosamente. E lui maestro vero, non solo di giornalismo ma di vita, era un vero punto di riferimento. A me piace ricordarlo nella sua Firenze, mentre dalla sua casa in via Passavanti raggiunge il bar Giurovich, la sua sede operativa, il luogo di incontro con lui per eccellenza. Non un'altra parola, il silenzio e le note della sua Working Underground, là oltre l’arcobaleno, dove Ernesto è di nuovo al lavoro…

Caserta, Roma, Firenze 13-15.02.2011


I Personaggi del Folk: Intervista a Donatello Pisanello

Le foto dell'articolo sono di Gigi Garofalo per gentile concessione di Officina Zoè.


Nati nel 1993 dall’incontro tra vari musicisti locali, gli Officina Zoè, attraverso il loro lungo percorso di ricerca svolto sulla musica tradizionale salentina, sono diventati negl’anni uno dei principali punti di riferimento della musica di riproposta. Nel loro approccio con il materiale tradizionale emerge chiaramente come la loro indagine di riscoperta non si sia limitata solo alle sonorità locali, ma anzi si sia allargata a tutti quegli influssi e quelle contaminazioni che da secoli hanno pervaso i territori del Salento. Proprio in questo particolare intreccio tra le diverse culture Mediterranee, si è sviluppato il corpus di canti tradizionali che oggi tanti gruppi ripropongono, e di cui Officina Zoè è considerata caposcuola. Abbiamo incontrato Donatello Pisanello, uno dei fondatori del gruppo per parlare con lui del loro percorso, dei loro dischi e della loro collaborazione con il regista Edoardo Winspeare.

Partiamo da lontanissimo, come nasce Officina Zoè. Agli inizi la vostra storia si intreccia con quella degli Alla Bua?
Conoscevo Lamberto dai tempi delle scuole superiori, poi lui scelse di andare a Berlino e io rimasi nel Salento. Quando tornò da Berlino, sapendo del mio interesse per la musica tradizionale (suonavo in un gruppo di riproposta chiamato Radici), mi contattò per coinvolgermi in un nuovo progetto artistico e musicale sulla tradizione popolare della nostra terra. Fu allora che gli presentai Gigi Toma ed insieme lavorammo per costituire il gruppo che chiamammo Alla Bua. Officina Zoè era il nome che fu dato all'associazione culturale che emana questo fermento culturale che si occupava di ricerca, organizzazione di eventi, teatro, musica e tutto ciò che riguardava la tradizione popolare del Salento.

Nel 1993 avete iniziato la vostra collaborazione con Edoardo Winspeare, con il quale avete realizzato "Pizzicata" e successivamente "Sangue Vivo". Ci puoi parlare di questa collaborazione?
Intanto Edoardo Winpeare aveva contattato Lamberto per coinvolgerci nei suoi progetti cinematografici, primo fra tutti "Pizzicata". Questo contatto si rivelò importantissimo non solo per l'apporto di Lamberto che, attraverso l'organizzazione di una serie di feste popolari a Novaglie, coinvolse tutti gli artisti che, nel Salento, si erano occupati di musica tradizionale, ma anche perchè riuscì a risvegliare l'interesse per la Pizzica e la musica tradizionale in generale, interesse su cui nessuno più ci scommetteva niente. Tutti questi artisti ce li siamo ritrovati, in seguito, coinvolti nel film "Pizzicata".

Parallelamente alla vostra collaborazione con Winspeare è entrato nel gruppo Pino Zimba, quali ricordi ti legano a lui?
Il progetto musicale che poi diventò Officina Zoè prevedeva il coinvolgimento non solo di musicisti che si avvicinavano ancora timidamente alla musica tradizionale, ma anche personaggi della tradizione viva quale era lo stesso Pino Zimba che ci accompagnerà negli anni fino alla sua defezione avvenuta dopo il film "Sangue Vivo".

Zimba era nella formazione con la quale avete inciso lo splendido "Terra", ancora oggi considerato come uno dei dischi per eccellenza della musica di riproposta salentina. Ci puoi parlare di questo disco?
Il merito fondamentale di "Terra" è stato sostanzialmente quello di aver riproposto i più importanti classici della tradizione salentina sotto una luce nuova, moderna, che provocò un entusiasmo incredibile sulle nuove generazioni. I brani suonati in questo disco sono stati il punto di riferimento fondamentale per tutti coloro che cominciavano ad interessarsi di musica tradizionale. Fu registrato nel 1996 totalmente in analogico presso il Panpot studio di Antonio Bruno a Brindisi.

La cosa che più mi ha sorpreso, riascoltando "Terra" ed in particolare a brani come "Lu Rusciu De Lu Mare", "Lu Sule Calau Calau" e "Quannu Cammini Tie", è che questo disco suona incredibilmente attuale considerando quella che propone la scena musicale salentina e allo stesso tempo ha l'autorevolezza di una fonte tradizionale. Qual è il segreto che c'è dietro al suono di questo disco?
Hai citato tre brani i cui arrangiamenti derivavano da un gruppo nei quali militavo prima dell'esperienza Zoè e che Lamberto molto ammirava dal punto di vista artistico: Radici. Furono i componenti di questo gruppo, fondamentalmente nelle persone di Gigi Cardigliano, Bruno e Valerio Spennato a ri-arrangiare in questa veste più moderna i suddetti brani; e noi ne facemmo tesoro perchè per noi quella era un'esperienza interessante e non andava persa. Il ritmo di Lamberto e la voce di Cinzia, furono gli elementi che caratterizzarono ancora di più la nuova esperienza.

Con la colonna sonora di "Sangue Vivo" è avvenuta una piccola grande rivoluzione nella vostra carriera, ovvero siete passati dai brani tradizionali a composizioni originali...
Posso dire che la composizione di nuovi brani sia stata sempre un'esigenza sempre presente in Officina Zoè; tuttavia ci rendevamo conto che bisognava innanzitutto restituire al popolo la sua musica attraverso la riproposizione di alcuni classici fondamentali affinchè potessimo renderci conto di quello che stavamo facendo e verificarne un riscontro con il pubblico. Una volta che che constatammo positivamente l'interesse del pubblico capimmo che, come dice Lamberto, l'alfabeto era stato acquisito e quindi potevamo impegnarci su nuove composizioni. L'occasione ci venne offerta da Edoardo che ci volle protagonisti del suo nuovo film "Sangue Vivo" i cui interpreti principali sono Lamberto e Pino ma che coinvolse tutto il gruppo e principalmente me, Cinzia e Ambrogio De Nicola, nella composizione della colonna sonora.

Veniamo ora a "Crita" altro disco importantissimo nel vostro percorso, disco che segna l'uscita dalla formazione di Pino Zimba ma che allo stesso tempo rappresenta la nuova vita degli Zoè...
Fondamentalmente l'operare e il percorso dell' Officina avviene su due binari: uno di questi è il percorso che che avviene attraverso lo studio, l'arrangiamento e la riproposizione dei classici, esperienza che non riteniamo mai esaurita e che ci da sempre nuovi e interessanti stimoli; l'altro binario rappresenta il percorso che ci porta verso la composizione di nuove canzoni perchè comunque per noi la tradizione è sempre viva ed il nostro scopo è, fondamentalmente mantenerla viva: Sangue Vivo, appunto. Dopo "Terra", "Crita" è il secondo album dedicato alla riproposizione dei classici ma non, come riesumazione di cadaveri, ma come rinfrescamento della memoria. Anche questo album, ancora una volta, ha avuto l'effetto di interessare le nuove generazioni verso una visione più fresca e moderna di riproposizione della musica tradizionale. "Terra" nacque nel "deserto" e, per questo motivo, ebbe un effetto più forte; quando usci "Crita" trovò un terreno già preparato dal suo precedente, non era più un deserto ma un campo con piante più o meno rigogliose.

Nel 2007 avete dato alle stampe "Live in Japan", disco che documenta non solo il grande impatto live degli Zoè ma anche la fortunata tourneè in Oriente. Com'è stata questa esperienza?
Sembra che l' Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, uno dei più prestigiosi al mondo, avesse fatto un indagine per scegliere un gruppo di riproposta della musicale popolare italiana per far conoscere ai giapponesi questo aspetto della nostra tradizione. Bene, la scelta cadde su di noi e ci ritrovammo in Giappone a fare tre concerti a Tokyo, Kyoto e Nagoya. Le condizioni tecniche dei teatri che ci ospitavano insieme all'apporto del nostro del nostro fonico Carlo Gentiletti, crearono l'opportunità ideale di tentare delle registrazioni. A ciò si aggiunse l'entusiasmo del publico giapponese che caricò ulteriormente la nostra energia e, da qui, il "Live in Japan".

Avete girato il mondo molto prima che La Notte Della Taranta diventasse un fenomeno da importazione, qual è la percezione che si ha all'estero della musica popolare italiana in generale e di quella Salentina in particolare?
Per quanto riguarda la musica italiana non c'è da aggiungere tanto, si percepisce facilmente il rispetto che gli altri hanno verso la nostra sensibilità musicale al di là dei generi e dei livelli: un rispetto di cui non ci rendiamo conto facilmente. La musica tradizionale e in particolare quella salentina, negli ultimi anni ha avuto un riscontro positivo suscitando un interesse sempre più attento. Per quanto riguarda la nostra esperienza non possiamo che ritenerci molto soddisfatti. Il fatto che abbiamo comunque solcato palchi molto importanti, interessanti e difficili, ci ha permesso di valutare con estrema semplicità il livello di accoglienza e della nostra musica e l'apprezzamento del nostro lavoro, di cui siamo molto fieri.


Come si è evoluto il linguaggio musicale degli Zoè da "Terra" a "Maledetti Guai", cosa è cambiato nel vostro suono e nel modo di approcciare la tradizione?

Per risponderti a questa domanda dovrei raccontarti la vita quotidiana di ogni componente del gruppo e in particolare di me, Cinzia e Lamberto, che siamo i compositori e i responsabili principali di quello che succede nell'Officina. E' chiaro che trattiamo la nostra musica con la propria sensibilità non solo artistica, ma anche psicologica, morale e sociale, per cui ognuno di noi ha un proprio background culturale che influisce sul lavoro.

Parlando di "Maledetti Guai", i brani che più mi hanno sorpreso sono stati "Pizzica Mistica" e "Moira", entrambe tratte da testi di poeti anonimi in griko...
Abbiamo voluto rendere omaggio alla tradizione grica, che comunque è una componente importante della tradizione culturale salentina, attraverso questa azzeccata scelta che Cinzia ha fatto con questi versi cantati su musiche di nostra composizione.

Nel disco sono presenti anche alcuni brani in italiano e parlo delle iniziali "A Mammata" (dedicata inequivocabilmente a Berlusconi) e la title track, come mai questa scelta, per altro fortunata?
Ciò è stata una scelta di Cinzia per cercare di rendere più esplicito, al di là del Salento, il messaggio politico e sociale che portano queste canzoni.

Quali sono i progetti per il futuro di Officina Zoè?
I progetti sono diventati sempre più numerosi e impegnativi ma, grazie all'apporto degli altri componenti del gruppo (Luigi Panico, Rachele Andrioli, Giorgio Doveri e Danilo Andrioli) crediamo di raggiungere quanto prima dei risultati interessanti anche se non vogliamo pronunciarci ancora a proposito. Avrai notato che rispondo spesso al plurale, perché è come se avessi a fianco Cinzia e Lamberto insieme agli altri.




Officina Zoè – Terra – Canti e Danze del Salento (AnimaMundi)
Originariamente pubblicato nel 1995 e ristampato in una elegante versione digipack nel 2005 dall’etichetta saletina Anima Mundi, "Terra" non è solo e semplicemente il disco di debutto di Officina Zoè, ma piuttosto è uno dei dischi simbolo della musica di riproposta salentina, essendo nato qualche anno prima che esplodesse il fenomeno de La Notte della Taranta. Questo fu il disco che accese la miccia, una sorta di apripista che aprì la breccia verso ad una diffusione più estesa della musica tradizionale salentina. La ristampa curata da Anima Mundi, impreziosita dalla copertina curata dal pittore salentino Pasquale Pitardi, è corredata da un libretto composto da sedici pagine, contenenti tutti i testi (ma non le traduzioni a fronte) e una bellissima introduzione di Edoardo Winspeare, che ripercorre la storia del disco e soprattutto la loro collaborazione. Ascoltando il disco a sedici anni dalla sua pubblicazione, e alla luce dei tanti dischi di musica di riproposta che ormai affollano ed ingorgano la scena musicale della riproposta, la prima cosa che viene da pensare è che Terra è un miracolo, un disco che ha la forza e la potenza del capolavoro, la sua perfezione nell’imperfezione fa di questa raccolta di canzoni tradizionali un libro aperto sul passato, ma un passato che gli Officina Zoè riescono a rendere attuale al punto che basta chiudere gli occhi per vedere il gruppo materializzarsi di fronte e prendere a suonare al massimo della sua carica energetica. Ad aprire il disco è "Santu Paulu I", la pizzica salentina per eccellenza, suonata in un crescendo travolgente che ripercorre quello che era il morso della taranta, con la possessione, il ballo sfrenato e la guarigione catartica. L’Oud di Ruggero Inchignolo introduce e guida la splendida serenata di "Quannu Cammini Tie", ispirata ad un canto di corteggiamento tipico dei carrettieri, con la particolarità che in questa versione a cantare è la bravissima Cinzia Marzo, che con i suoi arabeschi richiama non solo le vocalità tradizionali ma riesce ad imprimere al brano una dimensione del tutto nuova. A Luigi Stifani è invece ispirata la "Pizzica Tarantata", nella quale Ruggiero Inchignolo al violino riesce a ricreare il mito del barbiere violinista, spinto dall’incessante ritmo dei tamburelli di Pino Zimba e di Lamberto Probo. La particolarità di questo brano consiste nel fatto che a differenza di tutte le altre versioni conosciute, questa è l’unica a riproporre un’intervallo di senconda aumentata, che Luigi Stifani eseguiva regolarmente. Ancora Cinzia Marzo è protagonista alla voce di "Nia Nia Nia", struggente brano in griko la cui melodia è ricamata dalla chitarra di Donatello Pisanello, una ninna nanna cantata da una madre ai figli nella quale si augura che abbiano una sorte migliore della sua. Quasi fosse una piccola enciclopedia della musica tradizionale salentina, il disco ci conduce prima a "Canuscu Na Carusa" cantata di Lamberto Probo, la cui voce è doppiata da quella di Cinzia Marzo e poi a "Sutt’Acqua e Sutta Jentu", cantata da Raffaella Aprile, una delle figure storiche degli Zoè e soprattutto una delle primissime a lasciare il gruppo, mentre l’oud e il mandolino tessono una preziosa trama sonora. Difficile scegliere quale sia il brano cardine di questo disco, ma almeno dal punto di vista della fama vale la pena sottolineare come "Lu Rusciu De Lu Mare", nella versione degli Zoè, sia senza dubbio il brano che meglio racchiuda la struggente poesia contenuta in alcuni canti d’amore del Salento, ed in particolare in questa versione questo aspetto è esaltato dallo splendido arrangiamento che nella prima parte evidenza i colori mediterranei del brano e nella seconda apre uno spaccato sulle sonorità salentine. Sul finale arrivano poi due splendidi canti di lavoro ovvero la famosa e ben nota "Fimmene Fimmene" e "Lu Sule Calau Calau", due fotografie delle condizioni dei contadini salentini, costretti a condizioni di lavoro precarie da padroni prepotenti e sfruttatori. Completano il disco "Santu Paulu II", che richiama la versione degli Ucci, "La Turtura" e soprattutto con l’omaggio alla Simpatichina, Niceta Petrachi con la sua "Pizzicarella", brano anche questo diventato famosissimo perché veicolato in versioni più o meno discutibili dalla Notte della Taranta. In una sola parola, Terra è un disco fondamentale, un disco di riferimento da quale chiunque volesse avvicinarsi alla musica salentina non può assolutamente prescindere. Un must have per conoscere un gruppo che ha fatto la storia della musica popolare italiana e soprattutto per comprendere il metodo di lavoro che dovrebbe essere alla base del recupero e della riproposta di materiale tradizionale.


Officina Zoè – Live in Japan (PoloSud Records)
Registrato nel mese di giugno del 2007 in Giappone tra Tokio e Kioto, "Live In Japan" è il disco che documenta non solo il lungo tour nella terra del Sol Levante dell’Officina Zoè ma soprattutto è la testimonianza di quello che sono i concerti del gruppo salentino nella sua più recente formazione nella quale ai tre fondatori del gruppo (Lamberto Probo, Donatello Pisanello e Cinzia Marzo), sono affiancati quattro giovani di belle speranze e sicuro talento come Luigi Panico (chitarre e armonica), Danilo Andrioli (tamburello), Giorgio Doveri (violino e mandola), Rachele Andrioli (voce) che contribuiscono non poco a rendere ancor più originale e coinvolgente il sound dell’Officina Zoè. Composto da tredici brani che ripercorrono e compendiano i primi dieci anni di attività del gruppo, "Live In Japan", presenta a sorpresa qualche inedito che testimonia come i concerti del gruppo salentino non siano focalizzati strettamente a riproporre i brani incisi su disco. Ad aprire le danze è "Santu Paulu I" in una versione ridotta rispetto all’originale ma non meno coinvolgente con l’organetto di Donatello Pisanello a cucire le varie strofe e a dialogare con il violino e la chitarra. Durante l’ascolto si passa poi da brani a cappella come l’impegnativa "La Carrozza", a strumentali travolgente come la "Pizzica Tarantata" di Luigi Stifani, fino a toccare brani inediti come la storica "Ijentu" e "Ulia Bessu", un brano originale su musica di Cinzia Marzo con l’adattamento di un testo poetico del poeta ottocentesco Giuseppe De Dominicis, passando per qualche pizzica di alto livello come "Don Pizzica" con tanto di monumentale assolo di organetto. Il canto d’amore "T’amai" riproposto nella versione documentata da Ernesto De Martino introduce ad un altro classico della tradizione salentina, ovvero il canto in griko "Kalinifta", riletta a tempo di sirtaki. I classici "Sale" e "Lu Rusciu De Lu Mare" ci conducono verso il finale dove brillano "Menevò" e "Santu Paulu II" in due versioni veramente memorabili. "Live in Japan" è la testimonianza viva della varietà sonora che è racchiusa nello stile di Officina Zoè.




Officina Zoè – Maledetti Guai (PoloSud Records)
Pubblicato nel 2010, "Maledetti Guai" è l’ultimo disco in studio di Officina Zoè, che arriva a quasi sei anni di distanza da "Crita", album che raccoglieva brani inediti e tradizionali. A differenza del passato questo nuovo album, rappresenta un capitolo nuovo della storia del gruppo salentino infatti presenta per la prima volta tutti brani inediti composti da Cinzia Marzo e Donatello Pisanello. Il disco è una sorta di concept album nel quale confluiscono incrociandosi le storie delle vite e dei popoli del mediterraneo, i problemi dell’esistenza, e la protesta sociale. Il titolo in bilico tra ironia e drammaticità riflette lo spirito delle canzoni che puntano a lasciare nell’ascoltatore non solo il ritmo travolgente della musica ma anche la forza dei temi denuciati e la speranza di un domani migliore. Inciso da Officina Zoè nella sua ultima formazione, ovvero quella che vede affiancarsi al nucleo storico la presenza dei tre giovani Rachela Andrioli (voce, tamburello), Giorgio Doveri ( violino, mandola), Danilo Andrioli (tamburello, tamborra, cupa cupa) e Luigi Panico (chitarre e armonica), il disco presenta nove brani che partendo dalle sonorità e dagli stilemi tradizionali allargano e rinnovano il repertorio della Pizzica salentina. Durante l’ascolto brillano brani come l’iniziale "A Mammata", la splendida "Pizzica Mistica" su un testo anonimo in griko, "Spattannu" ispirata da una poesia di Daniela Liviello ma soprattuto "Liknon", che rappresenta il vertice compositivo ed interpretativo del disco. La sensazione che si ha avvicinandosi a "Maledetti Guai" è che Officina Zoè con questo disco è riuscita ad arrivare laddove nessuno prima era riuscito ad approdare, ovvero a creare la tradizione, suonando antichi e moderni allo stesso tempo. Un opera di interiorizzazione delle radici, come canone e stilema espressivo, che riesce solo a coloro che sono riusciti ad fare proprio un bagaglio culturale preziosissimo come quello della voce del popolo.


Salvatore Esposito

Società del Chiassobujo – Jacopo Bordoni Muratore, Poeta, Ribelle (RadiciMusic)

CONSIGLIATO BLOGFOOLK!!!

L’ensamble musicale Società del Chiassobujo, nasce intorno ad un interessante progetto volto a celebrare il poeta Jacopo Bordoni, nato a Soci (AR) il 31 agosto del 1860 e vissuto a Poppi nel cuore del Casentino, in occasione del 150° anniversario dalla nascita. Egli amava definirsi poeta muratore, visto che nella vita faceva proprio questo, ma la sua figura è ancora oggi ricordata come quella di un uomo carismatico, un letterato autodidatta, un simbolo della capacità di volare alto nonostante non appartenesse ad un ceto alto della società di fine Ottocento. Bordoni fu anche un socialista convinto, e proprio il disagio delle classi povere fu da vera ispirazione e motivazione per la sua opera. Molto apprezzato in vita, lentamente la sua fama è scemata nel Novecento, sopraffatto dalla poesia “più nobile” dei tanti suoi contemporanei. A gettare nuova luce sulla sua opera è stato il disco Jacopo Bordoni, Muratore, Poeta, Ribelle, edito da Radici Music e finanziato dal Consorzio Sviluppo e Turismo del Casentino, che ha visto protagonisti due ottimi musicisti, Pietro Landini che ha musicato ed adattato dodici poesie e l’ex-Modena City Ramblers Massimo Giuntini, che si è fatto carico della produzione. L’ensamble vede inoltre protagonisti alcuni ottimi musicisti toscani come Sole Feltrinelli alla fisarmonica, Leonardo Bondi al basso, Edoardo Maugliani alla chitarra classica, Mauro Baldini alla chitarra elettrica e Vieri Bugli al violino. All’ascolto il disco si svela in tutto il suo fascino con il meltin’ pot sonoro che spazia dagli stilemi tipici della musica popolare toscana per toccare le atmosfare irish da sempre care a Giuntini. Il risultato non può che dirsi sorprendente, infatti per chi ha familiarità con gli splendidi paesaggi del Casentino, questo disco sarà come farvi ritorno accompagnati dalle splendide trame sonore create dalla Società del Chiassobujo, che fanno da sfondo alle splendide ed evocative liriche di Bordoni. A Pietro Lanini va senza dubbio riconosciuto il merito di aver dato un perfetto abito sonoro alle poesie del poeta casentinese, ma soprattutto di esserle riuscite a far proprie rendendole delle canzoni d’autore di grande spessore come nel caso dell’iniziale Il Casentino nell’antico e nel moderno che funge da overture per tutto il disco, o della splendida Fata o ancora della folk ballad Ideale. Dal punto di vista strettamente musicale piacciono le trascinanti melodie tradizionali de Il Fico di Buffon, Sopra Un Tumulo ma soprattutto La Sfida, nella quale Massimo Giuntini impreziosisce la melodia con le sue Uillean Pipes che imprimono al testo una grande suggestione. Jacopo Bordoni, Muratore, Poeta, Ribelle, è insomma un progetto interessantissimo a metà strada tra canzone d’autore e musica popolare, che non mancherà di raccogliere un corale apprezzamento da parte di tutti coloro che vi dedicheranno un ascolto appassionato. Assolutamente consigliato!

Salvatore Esposito

Anna Nacci – Jesce Fore (Tarantula Rubra) Euro 20,00 Libro+Cd+DVD

Musicista e sociologa di origini pugliesi, Anna Nacci, o meglio Tarantula Rubra, pseudonimo con cui conduce da tempo una nota trasmissione radiofonica sulle frequenze della radio romana Onda Rossa, è l’ideatrice dell’interessante progetto Jesce Fore, libro, cd e dvd che raccontano la storia di un laboratorio espressivo musicale nato tra le mura del Carcere di Rebibbia. Ad animare questo progetto è stata la stessa Nacci in prima persona, che insieme ai suoi collaboratori è riuscita a tracciare un nuovo e sorprendente percorso riabilitativo per i detenuti. L’esperimento, durato un anno, ha visto la Nacci impegnata ogni settimana a tenere il suo laboratorio all’interno del settore G8, riempiendo con la musica, le parole e le emozioni, le fredde mura del carcere romano. Per qualche ora ogni settimana a dettare il ritmo delle giornate dei detenuti non erano più i chiavistelli della Polizia Penitenziaria, ma piuttosto il ritmo dei tamburelli, i canti, la potenza catartica della pizzica, che arrivava a cancellare per un attimo la malinconia, la monotonia, arrivava a colorare le giornate di quegli uomini che vedono il cielo attraverso le sbarre. Il laboratorio è riuscito così ad avvicinare al mondo della musica a quello dei penitenziari, è riuscito per un attimo ad aprire le celle, a far ascoltare le voci dei detenuti anche all’esterno. a giornata comincia con i rumori metallici dei dieci cancelli, che si chiudono alle spalle all’ingresso del carcere romano di Rebibbia. Il risultato racchiuso nel libro, nel cd e nel dvd documentano un lavoro partito da lontano, nel quale la musica si è avvicinata a piccoli passi ai detenuti, fino a coinvolgerli e a condurli addirittura ad incidere con grandi musicisti. All’inizio protagoniste sono state le storie di ognuno, le loro paure, le loro nostalgie, poi lentamente la musica li ha trascinati, la pizzica, il ritmo incessante ha cancellato ogni loro titubanza. I dieci detenuti coinvolti nel progetto, grazie anche alla collaborazione della Polizia Penitenziaria, decidono di mettersi in gioco, di confrontarsi con la realtà che li attende fuori, e questo magari rinunciando alla preziosa ora d’aria o superando i pregiudizi e la paura di essere giudicati. Superate le prime titubanze, la musica ha conquistato la scena travolgendo tutto e tutti, al ritmo dei tamburelli e degli altri strumenti messi a disposizione della direzione del Carcere. Il settore G8 si trasforma così una volta a settimana in una sala prove, pervasa dai suoni del sud, della taranta, dalla tradizione salentina. Nasce così l’esigenza da parte dei detenuti di raccontarsi attraverso la musica, e così Jesce Fore diventa anche un cd, inciso insieme a musicisti di prestigio come Teresa De Sio, Rodolfo Maltese del Banco Mutuo Soccorso, i Sud Sound System, Luigi Cinque e Rocco Capri Chiummarulo. Senza contare i vari ospiti come Marcello Colasurdo, Gabin Dabirè o ancora Antonello Ricci e la sua magica Riturnella. Tra brani originali e nuove versioni di brani tradizionali, a commuovere in modo particolare sono lo splendido testo di Comme Jesce Jesce (‘O Penziere Sta Già Là) e la struggente versione di Wish You Were Here. A completare il progetto, c’è il Dvd allegato che documenta in modo sorprendente lo svolgimento di tutte le fasi del laboratorio di Jesce Fore e che nell’agosto del 2008 ha vinto il premio come miglior documentario all'Epizephiry Film Festival. Anna Nacci con questo progetto ha raggiunto non solo un obiettivo artistico, riuscendo a tradurre in musica il suo progetto educativo ma soprattutto ha svelato una sorprendente potenzialità della musica popolare come agile e coinvolgente strumento rieducativo per i detenuti.

Salvatore Esposito

OrchExtra Terrestre – Musiche dell’Altro Mondo (naturalMente)

Diretta da Corrado Bungaro e composta da quindici talentuosi musicisti provenienti da ogni angolo del mondo, OrchExtra Terrestre è un ensamble multietnico di base a Trento, nato per iniziativa dell’Assessorato alla cultura del Comune di Trento, con l’intento di creare un punto di contatto attraverso la musica tra le diverse presenze etnico-culturali presenti in Italia. Un progetto non solo degno di interesse musicale ma anche prettamente sociale, essendo la dimostrazione di come l’integrazione tra le varie culture in Italia sia un sogno possibile. Alla base di questo progetto c’è l’idea di creare un luogo ideale dove far incontrare i suoni, gli idiomi, i colori e i profumi dei diversi angoli della Terra, facendoli mescolare e confrontare, dando vita a quelle che loro hanno definito Musiche dell’Altro Mondo. Il vento della musica avvicina il Salento all’Africa, le Alpi ai Balcani, l’India all’Europa, le Americhe all’Asia, in un continuo dialogo tra voci, percussioni, strumenti che vede mescolarsi il ronga-shangaan, uno dei più diffusi idiomi di origine bantu del Mozambico con il serbo-croato, l’arabo con il bulgaro, le lingue zingare ròmanes e sinti con il portoghese, l’italiano con i dialetti siciliano, salentino, griko e garganico. L’OrchExtra Terrestre è così composta da Aleksej Asenov (Bulgaria) alla fisarmonica, Zaharina Asenova(Comunità Rom) alla voce, Vincente Cossa (Mozambico) alla chitarra, Helmi M’Hadhbi (Tunisia) all’oud e alle percussioni, Sara Giovinazzi (Italia) voce e percussioni, Irene Fornasa (Italia) contrabbasso e voce, John Salins (India) alle tablas, Kam Gabrieli (Comunità Sinti) alla chitarra e alla voce, Andrea Maia (Brasile) alla voce, Giordano Angeli (Italia) al sax e alle percussioni, Carlos Alvarado Rodriguez (Messico) alla tromba, Carlo La Manna (Italia) al violoncello, e ovviamente dal direttore, Corrado Bungaro, che dell'OrchExtra è anche il violinista. Il segreto di questo ensamble consiste nel’essere riuscito ad unire nella diversità, i vari generi musicali che appartengono alle tradizioni locali, infatti è proprio la varietà di stili che permette di andare oltre i confini degli stili e oltre quelli delle nazioni. Il risultato di questo grande progetto è Musiche dell’Altro Mondo, disco che raccoglie quindici brani di eccellente fattura che spaziano dai canti religiosi arabi a quelli popolari del sud Italia fino a toccare i canti ladini e quelli delle comunità africane, rom e sinti, il tutto caratterizzato da un suond originalissimo nel quale confluiscono generi musicali diversi, opposti eppure insieme armonicamente amalgamati. Il risultato complessivo è un disco che piace per la sua varietà stilistica, e per la capacità di spaziare in lungo ed in largo non solo nella nostra penisola ma in tutto il mondo, andando ben oltre i canoni imposti dalla World Music. Durante l’ascolto brillano così brani come Mama Afrika, il tradizionale salentino Klama, il canto della tradizione ladina Bal De La Strie, o ancora il travolgente Gypsy Swing che insieme a Magumba rappresenta uno dei vertici del disco. Insomma Musiche dell’Altro Mondo sistetizza bene la varietà di suoni e colori musicali espressa dall’OrchExtra Terrestre, un progetto senza dubbio degno di nota e di grande apprezzamento.

Salvatore Esposito

Sinenomine – Spartenza (Incipit Records)

Nato per iniziativa del chitarrista e compositore Alessandro Girotto, il progetto musicale Sinenomine, ha trovato due ulteriori punti di riferimento nella talentuosa cantante ed interprete Ilaria Patassini in arte Pilar e nel percussionista Fulvio Maras. Dal punto di vista prettamente stilistico, loro stessi hanno autodefinito il loro sound come “etnia immaginaria”, ovvero un percorso di ricerca sulle radici musicali tradizionali attraverso i suoni e le vocalità del Sud Italia, partendo dai canti dei carrettieri siciliani fino alla Puglia di Matteo Salvatore, passando attraverso le villanelle del 1500. Testimonianza fedele del loro articolato percorso musicale è Spartenza, disco inciso nel 2003 ma pubblicato solo nel 2009, che raccoglie tredici brani tra originali e tradizionali che l’ensamble romano ha riletto attraverso il filtro dell’improvvisazione jazz e la contaminazione sonora. A reggere il peso creativo è Alessandro Girotto, a cui va il merito di aver trovato il giusto equilibrio tra la matrice tradizionale e la sperimentazione, ma allo stesso modo il resto del gruppo contribuisce in modo determinante alla riuscita di ogni singolo brano con la voce di Pilar a dare anima ai vari brani e le percussioni di Maras a costruirne la struttura ritmica. Di ottimo livello sono anche gli altri musicisti che completano il gruppo ovvero Luca Casadei alla fisarmonica, Marco Ceccato al violoncello e alla viola da gamba e da Stefano Cesare al contrabbasso. Piace la scelta di utilizzare per lo più strumentazione acustica ma anche l’approccio alle parti solistiche proprio del jazz, con gli strumenti che dialogano tra loro in un interplay coinvolgente dal quale emergono le varie sfumature etniche del loro sound. L’ascolto rivela sin da subito come nel titolo del disco sia racchiuso lo spirito di questo lavoro, il termine siciliano Spartenza indica, infatti, il distaco doloroso da qualcosa o qualcuno, celando in se quella nostalgia che emerge da brani come la title track o Vulumbrella, entrambe orchestrate in modo elegante e raffinato. Nel disco trovano così posto atmosfere tenui e malinconiche come nel caso di Perduto o Rua De Saudade, che rimandano al cantautorato brasiliano, o ancora poetici chiaroscuri come nel caso di Lusitania dove emerge l’influenza del fado. Durante l’ascolto si spazia da sonorità più solari come nel caso di Solaria, alla new age di Camminante fino a toccare la splendida Tango De Esperanza, nel quale emerge a pieno tutto il lavoro corale dei Sinenomine. Non manca qualche bella sorpresa come nel caso della struggente versione di A Lu Bene Mie di Matteo Salvatore o ancora nella ripresa della villanella del Canto delle Lavandaie del Vomero, interpretato magistralmente da Pilar. I Sinenomine sono una realtà importante per la musica etnica italiana, per la loro capacità di creare acquerelli sonori di grande eleganza, attraverso i quali viaggiare nel tempo e nello spazio sulle ali della musica.

Salvatore Esposito

Mamud Band – Opposite People “The Music Of Fela Kuti” (Felmay)

Nato negl’anni novanta da un idea del percussionista Lorenzo Gasperoni, l’ensamble Mamud Band nei suoi vent’anni di attività ha attraversato diversi generi e stili musicali fino a trovare una propria dimensione abbracciando l’Afro-beat, una travolgente miscela sonora che spazia dal funk al soul passando per la tradizione africana. La Mamud Band nel suo percorso musicale ha già dato alle stampe due dischi ovvero La Vendetta di Grog nel 1996 e Amore Pirata nel 1998 che vanta la collaborazione del leggendario trombettista afroamericano Lester Bowie. La loro principale caratteristica consiste nel grande impatto sonoro, dato dall’intreccio strumentale tra i fiati, la chitarra e il piano, spinti dal travolgente ritmo delle percussioni, che rimandano alle sonorità tradizionali africane. Attualmente il gruppo è composto da nove musicisti ovvero la potente sezione di fiati, composta da Guglielmo Pagnozzi al sax contralto, Marco Motta al sax baritono, nonché dal cubano Gendrickson Mena alla tromba, Alberto N.A. Turra alla chitarra, Giovanni Venosta alle tastiere, e dalla incisiva sezione ritmica, cuore pulsante della band, guidata da Lorenzo Gasperoni e completata da Sergio Quagliarella voce e batteria, Jacopo Pellegrini alle percussioni e William Nicastro al basso. Proprio la sezione ritmica sorprende per la varietà e i colori che riescono a ricreare le percussioni che con i loro tamburi e i loro groove creano un meltin’ pot sonoro che spazia dall’Africa a Cuba fino a toccare le coste del Brasile. Con questa rinnovata formazione Gasperoni e soci hanno inciso il loro terzo disco, Opposite People, un intenso e sentito omaggio a Fela Kuti, musicista, intellettuale e politico nigeriano. Dal suo repertorio sono stati selezionati undici brani, e con la partecipazione speciale di Bunna, front-man e fondatore dello storico gruppo reggae Africa Unite, la Mamud Band li ha riletti attraverso il suo originale stile sonoro. Brillano così brani immortali come No Agreement, Who Are You, Colonial Mentality, ma soprattutto Egbe Mi O e Zombie, entrambe senza dubbio considerabili come i due vertici del disco. Durante l’ascolto sorprende e travolge il grande impatto sonoro della Mamud Band, che riesce in ogni brano a far emergere tutta la sua entusiasmante carica di energia. Dalla prima all’ultima nota, Opposite People, è un disco che coinvolge l’ascoltatore guidandolo in un viaggio musicale nel quale è difficile stare fermi.

Salvatore Esposito

Conqueror - Madame Zelle (Maracash Records)


I Conqueror sono una interessantissima band prog-rock messinese, con alle spalle una lunga gavetta spesa tra varie infatuazioni dal progressive italiano all’art rock floydiano fino al new prog-inglese, ma soprattutto tre dischi di ottima fattura che li hanno segnalati come una delle più apprezzate progressive band europee degli ultimi anni. Il loro ultimo lavoro discografico, il quarto in carriera, Madame Zelle, è un sofisticato concept-album dedicato a Margaretha Geertruida Zelle (1876 - 1917), meglio nota come Mata Hari, fascinosa danzatrice-agente segreto olandese, fucilata durante la Grande Guerra. La storia alla base del disco è dunque lo spunto per un viaggio nel rock romantico, caratterizzato da melodie sopraffine, inconfondibile peculiarità del prog-rock tipicamente italiano. Rispetto al passato I Conqueror hanno cercato di ripercorrere vie sonore classiche, come dimostra l’uso dell’Hammond, del piano elettrico ma sopratutto delle chitarre Rickenbacker dal suono inconfondibile. Sebbene le strutture rimandino al prog, il disco piace per la sua classicità, infatti rifugge gli effetti speciali, le sovrabbondanze elettroniche, a favore di un sound caldo ed avvolgente, dove il musicista è al centro dell’opera come una voce narrante. I nove capitol del concept raccontano la vicenda di Mata Hari in modo cronologico, si parte da Leerwadern nei Paesi Bassi, per poi trasferirsi sull'isola di Giava. Si ritorna in Europa, a Parigi, nel pieno della Belle Epoquè, dove Madame Zelle trova il suo successo internazionale come danzatrice esotica. Davanti a lei capitolano molti uomini in divisa, e quando scoppia la guerra decide di mettersi al servizio prima della Germania e poi della Francia come spia. Il gioco diventa più grande di lei, e dopo un processo sommario, viene fucilata dai Francesi. I Conqueror riescono nell’impresa di creare suggestioni sonore perfette per ambientare i singoli passaggi della storia, il tutto tenendo ben saldo il loro carico di melodia rock. Durante l’ascolto brillano l’iniziale Margarethe, la sinuosa Fascino Proibito, la divagazione melodica di Occhio dell’Alba, ma soprattutto il trascinante jazz rock di H21 che con Indonesia si contende la palma di miglior brano del disco. Madame Zelle è così un lavoro solido, equilibrato, nel quale si apprezza tutto il percorso di maturazione dei Conqueror, che sono riusciti a crescere seguendo con curiosità le proprie passioni musicali.

Salvatore Esposito

Cesare Carugi - Open 24 Hrs (Cesare Carugi)

Appassionato cultore della musica americana, nonché musicista dalla decennale esperienza, Cesare Carugi, ha di recente dato alle stampe Open 24 Hrs, il suo Ep di debutto, che lo proietta al fianco di quella schiera di musicisti toscani suoi conterranei guidata da Massimiliano Larocca e che da qualche anno si è fatta carico non solo di proporre la loro musica ma anche di divulgare il cantautorato americano di culto, ovvero quello che spazia da Springsteen fino al Tex Mex. Una missione coraggiosa, quella di cui si sono fatti carico questi ragazzi, che li ha condotti ad attraversare in lungo e in largo gli States, cercando di rubare il mestiere ai loro idoli americani ma anche trovando preziose ispirazioni attraverso le quali filtrare il loro songwriting. Un percorso di ricerca, di confronto e di crescita che piano piano sta dando i suoi frutti, e soprattutto sta portando una ventata di aria nuova nella nostra penisola. In particolare questo disco di debutto di Cesare Carugi, piace per la sincerità e la passione con la quale è stata incisa ogni singola nota. Ascoltandolo infatti si comprende chiaramente come il motore di tutto è quel misterioso potere che ha la musica di alleviare le frustrazioni quotidiane, e soprattutto di rendere meno duro il lavoro quotidiano. Questo Open 24 Hrs non è dunque un diversivo o una valvola di sfogo, ne tantomeno un disco pretenzioso, ma piuttosto un concentrato d’amore per la musica. Registrato praticamente in casa, ma con grande cura nei dettagli, il disco presenta sei brani (di cui Further On in una doppia versione acustica ed elettrica) originali, eccezion fatta per una bella versione di Open All Night di Bruce Springsteen. A differenza di molti suoi colleghi, Carugi ha scelto di comporre in inglese e il risultato alla luce anche della sua impeccabile pronuncia, è assolutamente sorprendente. Brillano infatti brani come la già citata Further On tanto nella versione acustica quanto nella versione elettrica dove si apprezza l’ottima chitarra di Gabriele Moretti, l’evocativa Carry The Wind Home, ma soprattutto la title track dove brilla un ottimo testo. Un discorso a parte lo meritano la bella cover di Open All Night che chiude il cerchio aperto nelle lunghe serate a suonare nei pub, e Boulevards che con il suo crescendo ci svela un lato interessante della creatività del cantautore di Cecina. Per essere un opera prima Open 24 Hrs è un ottimo disco, che pone una base piuttosto solida ad un futuro che si spera regali più di una soddisfazione al cantautore toscano.

Salvatore Esposito

Kenny White - Comfort In The Static (Wildflower)

Uomo di punta della Wildflower, la casa discografica di Judy Collins, Kenny White è un musicista e cantautore di talento con alle spalle alcuni dischi interessanti e la produzione di quel gioiellino che era Sleepless di Peter Wolf. Sebbene già da tempo gli addetti ai lavori parlino un gran bene di lui, nella sua carriera manca ancora un vero acuto, che riesca a proiettarlo verso il successo. Il suo nuovo album, Comfort In The Static, il quinto in carriera nasce come il suo lavoro discografico più ambizioso, e non è un caso che per la sua realizzazione ci siano voluti ben tre anni. Rispetto al passato il songwriting di White è senza dubbio più maturo, ma ciò che sorprende è la grande cura con la quale il disco è stato prodotto, infatti ogni arrangiamento, ogni nota, ogni passaggio è studiato con cura quasi maniacale, il tutto però senza mai cedere al perfezionismo fine a se stesso. La struttura delle canzoni si regge essenzialmente sul piano e sulla voce di Kenny White, mentre il contorno dato dagli arrangiamenti spazia da trame folk a divagazioni jazzy come nel caso di Gotta Sing High che sembra uscita da un disco di Joe Jackson. Non manca qualche rimando al pop inglese degli Style Council come nel caso di Carry You Home con il piano in gran spolvero, o al cantautorato più nobile con Last Night della quale brilla l’ottimo arrangiamento per archi, o ancora al rock con Please spinta da una travolgente sezione di fiati. Sebbene il disco presenti qualche caduta come nel caso della incolore Out Of My Element, non mancano momenti di puro godimento come nel caso di Useless Boy dove apprezziamo la chitarra di Duke Levine in tutto il suo splendore. Tra i brani migliori vanno segnalati senza dubbio She’s Coming On Saturday Night, nella quale White sembra ispirarsi al primo Tom Waits e la tenue folk song Who’s Gonna Be The One, un saggio di ottimo songwriting e di ispiratissima produzione. Sebbene anche Confort In The Static non sia il disco del grande salto, Kenny White è riuscito ad esprimere a pieno tutte le sue potenzialità non solo come produttore ma anche come cantautore. In futuro, siamo certi, ci saranno delle sorprese.

Salvatore Esposito