giovedì 27 maggio 2010
Indice 5/2010
Opa Cupa - Centro Di Permanenza Temporanea (11/8 Records/Felmay/Egea) CONSIGLIATO BLOGFOOLK
InSintesi - Salento In Dub (AnimaMundi)
"Musica dal Cuore" racconti musica e canzoni della spiritualità Ebraica 14 Aprile 2009 Otranto, Castello Aragonese.
Gianni Bosio Clara Longini - 1968 Una Ricerca In Salento, Kurumuny, 2007, pp 348, Euro 25,00
Claudia Bombardella Ensemble - Un Mondo Fra Le Mani (Suoni e Armonie)
Pìvaritrio + Compagnia del Maggio di Frassinoro - E ghè pü temp che vitta/C’è più tempo che vita (Tutl/Comune di Frassinoro)
The Waifs - Live From The Union of Soul (Compass/Jarrah/MGM)
Speciale: Michele Gazich e La Nave dei Folli

Il primo disco de La Nave dei Folli nasceva sulla scia di una certa urgenza creativa, Dieci Esercizi sebbene abbia avuto una gestazione simile, cioè on the road, sembra più studiato, più meditato…
A breve distanza dall'uscita di Dieci Esercizi Per Volare, Michele Gazich e La Nave dei Folli hanno dato alle stampe Collemaggio, splendido cd singolo (contenente la canzone omonima ed altre due canzoni) e nato per finanziare il restauro la chiesa di Santa Maria Degli Angeli a L'Aquila a cui il terremoto ha inferto gravi lesioni interne e ne ha danneggiato la facciata medievale e l’antico rosone. Ad aprire il disco è title track è un brano di struggente bellezza e a riguardo Gazich scrive: “la canzone è stata scritta grazie alla conoscenza con Giuseppe Dell’Orso, Professore di Liceo a L’Aquila, che mi ha fatto vedere cosa succedeva nella sua città dopo il 6 aprile 2009, senza che ne venisse data testimonianza significativa dai media". Il brano si muove su una linea melodica tesa ed evocativa che si sposa alla perfezione con il testo nel quale Gazich non risparmia critiche sulla gestione della ricostruzione, dopo il terremoto che ha colpito la città abruzzese lo scorso anno. Brilla per l'eccellente interpretazione la voce di Anna Petracca, da poco entrata in pianta stabile nella Nave Dei Folli, e di cui si apprezza una grande versatilità vocale, perfetta per l'eclettismo musicale di Gazich e del suo collettivo. A seguire c'è la ben nota Guerra Civile, già presentata nel primo disco, mentre nuova di zecca è anche Il Mio Mattino, una ballata pianistica caratterizzata da un testo denso di poesia, nel quale il nuovo mattino diventa metafora della speranza di rinascita per L'Aquila e la sua gente. Collemaggio è un atto d'amore per una città bellissima e piena di storia, il cui cuore non ha smesso mai di battere nonostante tutto il dolore che l'ha colpita.Opa Cupa - Centro Di Permanenza Temporanea (11/8 Records/Felmay/Egea)
InSintesi - Salento In Dub (AnimaMundi)

Gli InSintesi, ovvero Alessandro Lorusso e Francesco Andriani de Vito, un duo di dj e musicisti leccesi da un decennio impegnati nella rilettura della musica etnica attraverso l’elettronica e il dub. A tre anni di distanza da Subterranea, tornano con un nuovo album, Salento in Dub con il quale si misurano con alcuni interessanti remix tratti dalle più recenti produzioni dell’etichetta salentina AnimaMundi con l’aggiunta di alcuni preziosi inediti. Un lavoro insomma dedicato al Salento , alla sua musica, alle sue traduzioni, e non è un caso che per l’occasione si sia mobilitato il meglio della scena reggae, popolare ed etnica, concedendo a questo duo, canzoni da remixare e voci per poter dar vita a brani nuovi. In questo senso vale la pena citare anche la partecipazione di alcuni ospiti come I-dren Marco dei Black star line (dub siren), MissMykela (cori), Andrea Presa dei Transalento (mantra), Gianluca Milanese (flauto traverso). A fare da trait d’union tra la musica tradizionale e quella elettronica è il dub, con i suoi suoni in levare, che i sposa con campionamenti bucolici, controre elettroniche, canti alla stisa, ritornelli tradizionali. Nel corso delle dodici tracce si spazia dal suoni mediterranei della Salentorkestra al reggae di Apres La Classe e Sud Sound System fino a toccare i ritmi balcanici degli Opa Cupa. Il risultato è un disco illuminante, prezioso, divertente, che affascina anche l’ascoltatore occasionale e magari non particolarmente ferrato in tema di musica popolare. Certo i puristi, i talebani del folk, saranno pronti a criticare ogni singola nota di questo disco, ma è bene sottolineare che il lavoro degli InSintesi non è stato di mera riproposta ma di re-invenzione, di ri-lettura. Il vestito ritmico cucito a brani come Centeuna della Salentorkestra o Nazzu Nazzu di Nidi D’Arac, è significativo in questo senso. Se la musica popolare salentina gioca spesso per sottrazione, gli InSintesi riempiono i suoi vuoti, ne arricchiscono le ritmiche rendendole più accattivanti all’orecchio meno attento. Il vestito dub certamente calza a pennello, viceversa, a Lu Salentu Brucia dei Sud Sound System o a Marie degli Apres La Classe che per l’occasione ospitano anche Terron Fabio, o ancora agli Opa Cupa la cui Sotu e Sotu vive una nuova vita. Non mancano le voci femminili di Raffaella Aprile la cui Fei? viene remixata in chiave ska, di Alessia Tondo che brilla in una versione inedita di Pizzica di Aradeo, ma soprattutto di Anna Cinzia Villani che suggella il brano migliore del disco ovvero Mamma La Luna, a cui gli In Sintesi regalano un particolarissimo arrangiamento sperimentale. Tra i brani inediti segnaliamo in fine Alla Ricerca di Te interpretata da Papa Gianni e la sua versione dub, Alla Ricerca del Dub. Il progetto Salento è un esperimento che può dirsi certamente riuscito non solo per la qualità del lavoro degli InSintesi ma anche per la lungimiranza di AnimaMundi che ha messo a disposizione il meglio delle sue produzioni artistiche.
Salvatore Esposito
"Musica dal Cuore" racconti musica e canzoni della spiritualità Ebraica 14 Aprile 2009 Otranto, Castello Aragonese.

La terra d'Otranto ha un legame molto forte con la tradizione ebraica, non solo perchè nello splendido mosaico di Pantaleone, che copre il pavimento del Duomo, è raffigurato l'albero della vita della Sephirot, elemento fondamentale della Kabbalà ebraica, ma anche e sopratutto perchè è un dato storico acclarato che nel 1480 all'epoca del massacro degli Ottocento Martiri, nella città idruntina fossero ancora attive alcune scuole talmudiche. Ecco, cosi, si comprende facilmente lo spirito che ha animato AnimaMundi e il Nigunim Trio Italià, nell'organizzazione di questa serata di musiche e racconti della spiritualità Ebraica in occasione della Pasqua Cristiana e della Pesach Ebraica, con la quale hanno voluto celebrare entrambe le importanti ricorrenze religiose. L'evento realizzato in collaborazione tra l'etichetta AnimaMundi e l'amministrazione comunale di Otranto, si è tenuto nella Sala Triangolare del Castello Aragonese, e ha visto protagonisti sul palco il Nigunim Trio Italyà, formazione locale composta da Renato Grilli, Rocco Nigro e Nadia Martina. Ad introdurre la serata è stato Giuseppe Conoci il quale dopo i ringraziamenti di rito, ha sottolineato non solo il valore storico e culturale dell’attività del Nigunim Trio, volto alla riscoperta della musica della tradizione klezmer e sefardita, ma ha anche posto l'accento sull'importanza del dialogo interreligioso tra ebrei e cristiani, due religioni accomunate da un forte di biosogno di unione con Dio ma divise per anni da incomprensioni e ghettizzazioni reciproche. Iniziato lo spettacolo, grazie alla forte presenza scenica e istrionica dell'attore Renato Grilli, si viene lettalmente trascinati attraverso un fluire di musiche e racconti che hanno fatto immergere letteralmente il folto pubblico presente in un atmosfera senza tempo, fatta non solo di grande spiritualità ma anche di scoperta di un mondo a molti del tutto ignoto ma assolutamente non privo di fascino, ovvero quello della tradizione ebraica. Eccellente è stata anche la resa scenica dello spettacolo-concerto, con l’ottima Nadia Martina che spesso si è anche abbandonata al ballo trascinata dalla fisarmonica di Rocco Nigro. Insomma una serata piena di magia e di grande fascino, da cui certamente tutti coloro che vi hanno preso parte sono usciti arricchiti, non solo per aver scoperto la tradizione spirituale ebraica ma anche per aver avuto modo di conoscere le qualità artistiche del Nigunim Trio.
Salvatore Esposito
Gianni Bosio Clara Longini - 1968 Una Ricerca In Salento, Kurumuny, 2007, pp 348, Euro 25,00 (Allegati tre cd audio)

Claudia Bombardella Ensemble - Un Mondo Fra Le Mani (Suoni e Armonie)

Claudia Bombardella è un talento naturale e questo lo aveva ampiamente già dimostrato con il live Paesaggi Lontani, tuttavia questo suo nuovo album Un Mondo Fra Le Mani ha tutta l’aria di essere il suo disco della piena maturità artistica. La bravissima polistrumentista (suona infatti clarinetto, fisarmonica e sax baritono) si è fatta affiancare per l’occasione da una band di ottimi musicisti tra cui spicca l’eccellente Silvio Trotta (mandolino, bouzouki, chitarra battente, tamburello) già con Musicanti del Piccolo Borgo e Trio Tresca, ed inoltre Gloria Merani (violino e voce), Filippo Burchietti (violoncello e voce), Massimo Pinca (contrabbasso e voce). Insomma tutti questi ingredienti contribuiscono a fare di Un Mondo Fra Le Mani, un disco prezioso nel quale si rincorrono poesia e suggestioni folk. Rispetto al passato Claudia Bombardella sembra più attenta ai particolari a livello di produzione e come lei stessa scrive nelle note di copertina questo lavoro “è uno sguardo meravigliato sul mondo evocativo dei suoni, in cui si intrecciano momenti riflessivi, ricordi di antiche tradizioni, il tutto speziato di ironia”. Così attraverso atmosfere sonore apparentemente lontane tra loro, si compie un vero e proprio viaggio in un atmosfera senza tempo, quasi stessimo cavalcando le ali di un sogno in cui suggestioni, ricordi e misteri si ricorrono e si confondono. I diciassette brani di Un Mondo Fra Le Mani, rappresentano una sorta di caleidoscopio sonoro nel quale si confondono e si mescolano le tradizioni più disparate, si va dall’oriente di Bardesum, splendido canto tradizionale armeno a Silentium, nata su un testo de poeta russo Tiutjev fino a toccare la il nord Europa con Heimo kva, un canto tradizionale norvegese musicato dalla Bombardella. Ciò che però sorprende è la capacità di creare magicamente qualcosa di nuovo partendo dalla tradizione italiana come accade in brani come l’iniziale Tarantorta o la conclusiva Il Naso/Tarantulla. Nelle pieghe del disco stanno i brani più densi di poesia come nella splendida Il Canto delle Braci o l’evocativa Luna Nera/Antico Richiamo, un brano dai toni quasi mistici e dal testo che sembra venire da una tradizione rurale senza tempo. Difficile scegliere quale brano sia migliore dell’altro, resta un disco splendido frutto di un lavoro di ricerca rigoroso ed unico nel suo genere che speriamo valga alla Bombardella tutti i giusti riconoscimenti che ha dimostrato di meritare nel corso della sua carriera.
Salvatore Esposito
Pìvaritrio + Compagnia del Maggio di Frassinoro - E ghè pü temp che vitta/C’è più tempo che vita (Tutl/Comune di Frassinoro)

The Waifs - Live From The Union of Soul (Compass/Jarrah/MGM)

sabato 22 maggio 2010
Indice Numero 04/2010
Kamafei - Spitte De Focu (Sud Ethnic) CONSIGLIATO BLOGFOOLK
Tarantavirus – Cesare Dell’Anna - Lu_ragno arricchito (11/8 Records/Felmay/Egea)
Notte Della Taranta, Concertone Finale - 22 Agosto 2009, Piazzale Ex Convento degli Agostiniani, Melpignano (Le)
Dario Muci, Sorelle Gaballo - Canti Polivocali del Salento (Nardò/Arneo), Calimera (Le), Kurumuny, 2008, pp.96, Euro 14.00
Les Troublamours: Gitani in Salento
Paolo Giorgi - The Stage (Abraxas)
Woolly Wolstenholme – Maestoso (Eclectic Disc/Audioglobe)
Intervista a Roberta Alloisio

La pubblicazione di Lengua Serpentina, che gli ha fruttato il premio Viarengo, è l’occasione giusta per intervistare Roberta Alloisio. Con lei abbiamo ripercorso tutta la sua carriera dagli esordi fino al disco più recente di cui ce ne svela segreti, ispirazioni e suggestioni…
E sempre citando l’Anonimo Genovese:
Tanto numerose sono le persone straniere
sia in città sia lungo la costa
con navi piccole e grandi
che giungono piene di mercanzie
che tutti i giorni, mattina e sera
le strade sono molto affollate…
Addirittura lui dice “troppo affollate” pensa che casino doveva essere….
Ci puoi parlare del lavoro di ricerca compiuto sulle fonti tradizionali, visto che nel disco spesso ricorrono brani risalenti addirittura al Medio-Evo?
Come ho già detto, conoscevo l’esistenza di materiale “importante” già da diverso tempo, la cosa che mi colpiva anzi era che nessuno ne avesse ancora fatto niente. Perché De Andrè ha lavorato da autore, ricreandolo quasi il dialetto, rievocandolo, anche se qualcosa ha preso dalla tradizione, come poi ho scoperto, ad esempio il ritornello di “A Cimma”, è una formula magica che i cuochi usavano per curare le bruciature, e anche l’inizio di “Creuza De Ma”, se ci fai caso, è un omaggio proprio a “Lengua Serpentina” di Ceriana (Imperia). Comunque io ero incuriosita dal fatto che nessuno avesse ancora usato tutto ‘sto ben di Dio, anzi devo dirti che ho spinto per fare il disco velocemente perchè mi sembrava anche strano che nessuna voce femminile l’avesse affrontato. Ascoltavo fado, flamenco, morna, canti siciliani e canti sardi, la grande Elena Ledda e Yasmine Levy, Maria del Mar Bonet e Dulce Pontes e pensavo “ma perché io non posso cantare qualcosa di altrettanto “emotivo” nella mia lingua?” E’ così che è nato “Lengua Serpentina”, come una sorta di “falso storico” ricreato però rigorosamente su testi originali, era quello che secondo me costruiva le fondamenta del progetto, il fatto di avere in bocca “pietra”, parole antiche che davvero rappresentavano da secoli il nostro vivere. E poi come si dice in dialetto “raccatto” tutto quello che trovo nelle biblioteche, sulle bancarelle, e ho anche scoperto, nelle carte di mio padre, che è mancato prima che uscisse il disco, che anche lui aveva raccolto molto materiale sulla tradizione popolare genovese e del basso Piemonte, e pensa che senza sapere nulla a volte ho scelto le stesse cose.
Sarebbe interessante per i nostri lettori conoscere qualcosa di più di Soffio brano ispirato alla Divina Commedia e alla Bibbia...
Questo è un miracolo di Franco Minelli, è lui che ha curato gli arrangiamenti, anche se io ho voluto nel disco altre cose, tipo “Amor non ti partire” o i brani di Edmondo Romano, perché avevo voglia di “isole”, di avere ogni tanto un clima più largo, evocativo… Però ripeto, riguardo al suono e agli arrangiamenti grazie Franco! Grazie Orchestra Bailam! Tutti musicisti strepitosi con un’energia straordinaria! E poi sono anche belli…
Da amante della storia Medioevale mi ha colpito molto Il Santo Graal, brano scritto da te e senza dubbio uno dei più riusciti del disco, ci puoi raccontare qualcosa a riguardo?
E’ un brano nato per uno spettacolo teatrale. La moglie di Giampiero, Simonetta Cerrini, filologa, ha scritto un bellissimo libro sui templari “la Rivoluzione dei Templari” appunto, edito in Italia da Mondadori. Da questo libro tempo fa avevamo tratto spunto per uno spettacolo di massa (spettacoli ideati da Giampiero dove i professionisti si mescolano con decine, a volte centinaia, di cittadini-artisti, un po’ sulla falsariga dei Sacri Misteri). Nello spettacolo però aveva una ritmica totalmente differente, sarebbe stato difficile inserirlo così com’era. Allora ho chiesto a Franco di stravolgerlo, e lui, grande cultore della muisca mediorientale, ha ideato questa specie di “taxim”, dove la voce e l’oud dialogano…
Ho debuttato qualche sera fa con la nuova formazione composta da Fabio Vernizzi al piano, Marco Fadda alle percussioni e Riccardo Barbera al contrabbasso. E entro pochi giorni entreremo in sala. Certamente altre sonorità per il nuovo disco, dove affronterò anche qualche tradizionale vero questa volta, ma sto ancora “partorendo”. E’ difficile anticipare, come avrai capito, lavoro sempre con un misto di volontà, caso, fiducia, destino, accoglienza. Wna “visione”, in qualche modo precisa, che intuitivamente controllo, che però si arricchisce continuamente e costantemente dell’apporto dei generosi compagni di viaggio che incontro. Quindi per scaramanzia preferirei non parlarne troppo!
Kamafei - Spitte De Focu (Sud Ethnic)

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"Se te vite lu labbru rrusicatu, dinne ca è stata na spitta de focu", nelle parole di questo tradizionale è racchiusa tutta l’energia, i colori e la forza della musica dei Kamafei, band di riproposta salentina che con Spitte de Focu, giunge al suo secondo album, che rappresenta il completamento del lavoro cominciato con il loro debutto Il Caldo Che Scorre. A differenza dei tanti gruppi che negli ultimi anni si sono affacciati sulla scena musicale salentina alle prese con la riproposta, i Kamafei, hanno cercato di rileggere la tradizione attraverso un più coinvolgente eclettismo musicale che spazia parte dalle loro radici musicali per toccare ora il rock, ora il reggae, ora il dub, il tutto senza mai tralasciare una particolare attenzione tanto per l’uso del dialetto, quanto per le forme e le strutture musicali. Ascoltando questo nuovo album si ha la sensazione di ascoltare qualcosa di veramente nuovo rispetto anche a quanto proposto negli ultimi anni da Sud Sound System e Après la Classe, che parimenti hanno compiuto un percorso similare. Nelle tracce di Spitte de Focu si ha la sensazione che tutti gli elementi siano in perfetto equilibrio, le sonorità tradizionali salentine di cui si fa portatore Antonio Melegari (voce, fisarmonica, tastiere), si amalgamano alla perfezione con il basso elettrico dub di Marco Santoro Verri, con il reggae di Matteo Manni (voce, percussioni, tamburello), e la passione per il flamenco del chitarrista Stefano Calò. In quest’ottica va letto anche l’utilizzo di strumenti aticipi per la tradizione come campionatori e batterie elettroniche, che risultano sempre misurati e mai eccessivi o invadenti. Non ci sembra dunque tanto strano che un mostro sacro della riproposta come Luigi Chiriatti, abbia benedetto questo disco, esaltando nelle note di copertina, la bravura di questi ragazzi che sono riusciti a re-inventare la tradizione arrivando ad integrare ed arricchire la tradizione con istanze moderne, come dimostrano anche i testi che spaziano da tematiche sociali a problematiche tipicamente locali come l’immigrazione. A dare man forte ai Kamafei troviamo anche un importante cast di collaboratori, dalla splendida voce di Alessia Tondo a quelle di Puccia e Cesko degli Après la Classe, passando per il sax di Alessio Così alle chitarra di Franco Viva, fino al piano di Luigi Russo e i fiati di La Jambre. Per comprendere anche lo spirito che anima questo disco vale la pena riportare quanto dice il bassista Marco Santoro Verri: “Più che un progetto, spitte de focu è la felicità di fare musica, la stessa che prova un bimbo nel guardare i fuochi pirotecnici o quella velata da malinconia di uno sguardo anziano che osserva il passare del tempo attraverso lo scoppiettio del fuoco”. A fargli eco è anche Antonio Melegari che aggiunge: “Con Spitte de Focu, un altro traguardo è stato raggiunto, la tradizione e le idee tradizionali non bisogna mai perderle o trascurarle, ecco perché cerco di difendere ciò che mi è stato insegnato…ma questo non significa, che la contaminazione non fa bene….anzi, forse…si crea una nuova tradizione….”. Durante l’ascolto del disco emergono diversi brani interessanti, su tutti vale la pena citare i tradizionali la Caddhrina, riletta in una travolgente chiave folk-reggae, la splendida Fimmene Fimmene in duetto con Alessia Tondo e la Pizzica di Cutrofiano con ospite il grande Uccio Aloisi. Tra i brani migliori vanno segnalati la trascinante rilettura di De Sira, l’intenso canto delle carceri Ceserina in cui sono ospiti Francolino Viva e Alessia Tondo. Chiudono il disco le parole sagge di Uccio Aloisi, quasi a chiudere un cerchio tra innovazione e tradizione. Assolutamente consigliato!
Salvatore Esposito
Tarantavirus – Cesare Dell’Anna - Lu_ragno arricchito (11/8 Records/Felmay/Egea)

Già leader degli Opa Cupa ed ideatore del progetto Girodibanda con cui si è esibito nel corso del passato Concertone de La Notte della Taranta, Cesare Dell’Anna, è uno dei musicisti salentini più apprezzati in Italia e questo per il suo eclettismo, la sua capacità di osare, di sorprendere, e di re-inventare la tradizione. Partendo dalla sua formazione jazz, Lu Cesare come lo chiamano gli amici, ha costruito un personalissimo percorso musicale che parte dalla tradizione balcanica degli Opa Cupa per toccare quella bandistica tipica dell’Italia Meridionale fino a sfociare nello sperimentalismo di Tarantavirus, nel quale la tradizione salentina incontra la musica elettronica in un connubio tanto riuscito quanto sorprendente. Lu_ragno arricchito, inciso dal vivo nel 2006 a Soleto nel corso del Festival della Notte della Taranta, è il secondo capitolo di Tarantavirus, un progetto che vede la percussività tipica della tradizione salentina mescolarsi e confondersi non solo con i beat tipici della musica elettronica ma arricchirsi addirittura di altri suoni, colori, voci e ritmi che Dell’Anna estrae magicamente dal suo cappello a cilindro. La musica popolare, rurale, si veste di sonorità urbane, la pizzica pizzica, diventa techno pizzica e si arricchisce di sfumature, diventa megafono di disagio sociale, espressione di una socialità necessaria. Ascoltando Lu_ragno arricchito si comprende come il lavoro di Dell’Anna non sia stato finalizzato alla creazione di un prodotto da suonare nei rave, ma piuttosto sia un lavoro di ricerca, che rimanda per certi versi a quanto fatto da un grande gruppo come la Cinematic Orchestra o per rimanere nel Salento, al lavoro di Lapassade. Tarantavirus è visionaria, incarna i ritmi ossessivi della ritualità salentina, recuperando l’aspetto imprescindibile della ritualità della trance, e in questo fondamentale è stato il coinvolgimento in questo lavoro dei cantori della tradizione. Al fianco di Dell’Anna troviamo così, alcuni eccellenti musicisti jazz come il sassofonista Raffaele Casarano, i pianisti Mirko Signorile, Mauro Tre e Marco Rollo; i fiati di Giancarlo Dell’Anna, Davide Arena, Luca Manno e Claudio Cavallo; Stefano Valenzano al Basso, Egidio Rondinone alla batteria e Marcello Zappatore alla chitarra, ma soprattutto le voci salentine dei Menamenamò, Vito Giannone, Enza Pagliara, Claudio Cavallo ed Emanuele Licci a cui si aggiunge la presenza di Said Tibari che accompagna con le sue melodie magrebine alcuni brani tradizionali. Ad aprire il disco è Arranenè virus nella quale l’elettronica ci introduce in una pizzica travolgente condotta dalla voce di Enza Pagliara, si passa poi alle sonorità magrebine di Lecce/Casablanca fino a toccare i ritmi balkan de La Notte dell’Atalanta. La Notte Nera, dedicata all’Albania Hotel e al drammatico problema dell’immigrazione, è una sorta di spooken word in cui emergono le contraddizioni di una terra di frontiera come il Salento. Spettacolare sono poi prima la Pizzica alla Giannone con protagonista Vito Giannone e poi Kalinifta, il tradizionale griko qui riletto in una sorprendente versione jazz. In Normali o Anormali è protagonista la voce di Tibari che impreziosisce un brano dalle sonorità eclettiche che vedono mescolarsi pizzica, jazz e ritmi techno dance. Sul finale arrivano poi i brani più belli overo Lu ragnu arrichitu,un incessante techno jazz dal grande fascino in cui si apprezza un eccellente improvvisazione al piano, la trascinante Cavallo vincente ma soprattutto una strabordante Menamenamò riproposta in una versione affine all’arrangiamento di Stewart Copeland ma con l’aggiunta di una inedita veste techno che rende molto più fantasiosa e accattivante la parte ritmica. Tarantavirus è un disco unico, un progetto pieno di fascino che non mancherà di sorprendere e di far discutere, e questo in barba ai puristi a tutti i costi.
Salvatore Esposito

