Maria Brandon Albini, Viaggio Nel Salento – Edizioni Kurumuny, 2010, pp.70


Nota per essere una delle esponenti di maggior rilievo degli studi meridionalistici del secondo dopoguerra, Maria Brandon Albini nel corso di tutta la sua carriera ha cercato di far emergere una visione diversa del Sud Italia, cercando con tutte le sue forze di smentire quella che emergeva da Cristo Si è Fermato ad Eboli di Carlo Levi. Dai suoi scritti emerge infatti un ritratto sempre critico ed articolato che però era ben lungi tanto dall’essere condizionato dal fascino di quei luoghi che lei tanto amava, quanto piuttosto dallo stereotipo che voleva il meridione dimenticato, arretrato, ma soprattutto ancorato ad una ruralità gretta e priva di speranze. Dai suoi scritti emerge così, un sud diverso, capace di lottare per la terra, di scioperare per le condizioni delle tabacchine nel Salento, di organizzarsi contro i soprusi del potere, un sud in grado di perseverare con forza nella rincorsa ad una modernità sempre in ritardo. Un esempio dei suoi studi è Viaggio Nel Salento, il breve ma intensissimo libro curato da Sergio Torsello e edito da Kurumuny, nel quale si ha la possibilità di scoprire toccare con mano la passione con la quale la Albini approcciava i suoi studi, non restando mai confinata ad uno lavoro da biblioteca, ma cercando il contatto diretto con la gente, con il popolo. Ci troviamo così di fronte ad una serie di appunti di viaggio, tratteggiati con leggerezza, ma allo stesso tempo con grande partecipazione emotiva nella quale l’autrice si confronta con un mondo a lei estraneo ma del quale subisce un grande fascino. La Albini esplora un mondo che ha forti legami con un passato arcaico, dove si incontrano prefiche e maghe, si scorgono strane credenze e leggende che si mescolano con una religiosità forte, mentre sullo sfondo si muove la dura realtà del quotidiano, delle lotte sindacali, della difesa della classe operaia. Di particolare interesse è la parte dedicata alla descrizione della condizione delle donne nel Sud, nella quale si viene in contatto con tradizioni popolari come il tarantismo, la lingua grika e le lamentazioni funebri, ma soprattutto si scopre come fu la Albini a consigliare al fotografo francese Andrè Martin di visitare il meridione d’Italia, le cui foto diedero poi il la alle ricerche di Ernesto De martino. Viaggio Nel Salento è dunque il diario di un viaggio, visto attraverso gli occhi di una studiosa attenta, nelle cui riflessioni si mescolano cronaca, storia, politica e antropologia. Una testimonianza preziosa, insomma, che apre uno scenario inedito su un momento storico nel quale il Sud era ad un passo da una vera e propria rivoluzione, da quel momento in poi non sarebbe stato più lo stesso, e forse sarebbe per venuta meno per sempre l’innocenza.

Salvatore Esposito