The Green Man Festival 2010, Parco nazionale del Galles, Breacon' s Beacons 20-23 Agosto 2010

ESCLUSIVO!!

Blogfoolk ha il privilegio nonchè l'onore di presentare uno splendido articolo di Ernesto De Pascale, prestigiosa firma del giornalismo musicale in Italia e nostra Spiritual Guidance...

Aria di cambiamenti alla settima edizione del The Green Man Festival, il festival boutique gallese che dal 2004 si è andato imponendo come trend setter della nuova scena alternative folk e psichedelica. Il cambiamento sta proprio nei generi : si perdono le istanze più intime e - nonostante le limitazioni che il parco che ospita l’evento impone ( solo 11 mila biglietti, solo prevenduti, fra i mille e i duemila teenagers sotto i dodici anni,80 giornalisti, servizio volontari di portata simile alle mobilatazioni per eventi bellici, donazioni a sfare e se non doni sei guardato male) - viene alla luce un festival più indie e più aggressivo. Gli organizzatori - già dal 2009 - lavorano prevalentemente con le etichette e non più con gli agenti, per evitare intermediazioni : jugjugawar, secretely indian, domino, static caravan, sub pop e altre per i nomi che più “tirano” ( a cui viene pagato un fee “da festival“ mentre ai nomi minori solo un rimborso spese “ se c‘è “) mentre per i più interessanti palchi e proposte in fieri si va a braccio, senza mai dimenticare la deriva locale e aprendozi quest‘anno a comicità, film - l‘anteprima di Bird on A Wire di Cohen - e altro. Comunque sia chiaro che al The Green Man Festival ci si va per prima cosa per vivere “l’esperienza”: quindi, tutti allegri ( loro ) a smerdarsi nel fango e nelle tende che non tengono i colpi sferzati dal vento che arriva dall‘oceano, gente che esce fuori solo all’ora degli zombi per i dj trance underground, pranzi e cene di vari gusti e tipi, mille intossicazioni alimentari e mille alternative, canti pagani. Tanta fica. Stabilito il paradigma dell’evento tutto è più facile: il parco era stato attrezzato con raziocinio e il battagilone di volontari ha reso tutto semplice nonostante l condizioni disastrate per 3 giorni di misera pioggia. iente avviene in un solo posto al The Green Man Festival e questo è il vero problema, o il grande divertimento !. Mentre segui la presentazione del giornalista Rob Young del suo seminale Electric Eden (600 pagine, 18 £ ) ti stai perdendo i Besnard Lakes sul palco centrale di cui acciuffi solo gli ultimi due pezzi e capisci che dall’Italia sarà sempre dura comprendere la loro solidità e autorevolezza. Per vedere Fionn Regan sullo steso palco - acclamatissimo da un pubblico molto giovane mai visto prima al GMF - sei consapevole di perderti una ( mi diranno altri) bella conversazione con il collega Stuart Maconie, il giornaliste fra gli artefici del recupero di BBC 6 Music che al pub della stampa mi dirà che la PFM è il suo gruppo del momento e candidamente mi chiede “ perché non sono qui a
suonare oggi ? “… Amenità a parte l’attenzione di questo recensore era attirata soprattutto da alcuni set impossibili a vedersi in Italia : il grandissimo scozzese Alisdair Roberts che sul main stage presentava con la sua nuova band di trentenni il bellissimo nuovo disco, “ Too Long In This Condition “; un set profondo, intenso, ricco di sfumature originali ma sempre minimale e conciso ha riscosso una vera e propria ovazione per i migliaia accorsi trattenendo il respiro. Avi Buffalo, forse i più attesi dell’intero Green Man festival sull’onda del nuovo disco, nella tenda Far Out ( nome omen ) hanno fatto il pieno come tutti attendevamo. I californiani hanno confermato il potenziale riscontrato nel disco; se ne sono andati fra molti applausi lasciando però insoluto il dubbio sullo spessore della band ( o per meglio dire di Avi Zanne - Insenberg che E’ la band ) che da qui a qualche anno dovrà rassicurarci sul valore in prospettiva. Come altri gruppi californiani qui precedentemente visti (Skygreen Leopards ad esempio ) non siamo lontani dalla trilogia sacra Love, Byrds, Dead plus sunshine pop revisited. La lezione più dura degli ottanta e la onda lunga del paisley undeground, che già aveva fatto sorridere Sid Griffin quando commentammo insieme l’album, è ben presente in un set che oggi, comunque, convince. La esile voce di Avi blocca una promozione sul campo a pieni voti ma induce a tenere il gruppo sotto osservazione. Ultimi ma non ultimi in una scaletta personale di priorità da ricordare il set di The Voice of The Seven Thunders versione elettrica di The Voice of The Seven Woods. Band dal sapore kraut rock oggi con loro siamo nello spaziale più free form senza biglietto per il ritorno dopo un incipit solo 3 anni fa di acid folk convincente e drastico. Drasticità che il quintetto ripropone oggi in versione elettrica. Sicuramente per il più mainstream pubblico indie del festival gli interessi di questa edizione del GMF erano ben altri: dalla supe hype Joanna Newsom, beniamina sin dalla prima eizione a The Flaming Lips oppure i magici Field Music, impossibile definirli!, o, ancora - per la prima volta - la deriva giovanile che vedeva il proprio apice nella sequenza Johnny Flyyn, Laura Marling, Munford & sons, Fionn Regan, Doves a dimostrazione che il festival guarda altrove. Basta però estraniarsi e andare alla ricerca di qualcosa di più puro che le scoperte non mancano neanche in questa piovosa edizione 2010. Si parte scoprendo quasi per caso il duo femminile Smoke Fairies, ventenni fra McGarrigle, Simon & Garfunkul e The Watersons senza la paranoia né il terrore di lanciarsi in sconosciuti territori elettrici. Attenzione al loro album, Ghosts che vi avvincerà con
pocchi suoni come nel brano che dà il titolo all’album, incisivo, sensuale, aereo ma dotato di una qualità blues che porta dritti al primo John Martyn e che vede Katheryne e Jessica armonizzare secondo una declinazione conosciuta anche ai più maturi nuovi fan. Altra strada tangenziale che ha reso contenti i suoi fan è il set da solista di Simone Felice, tornato dal vivo ( tornato vivo…) dopo la pericolosa operazione a cuore aperto del 3 giugno scorso ( sostituzione di una valvola ortica per malformazione congenita ). Simone, che si esibirà come ospite nella serata finale della XVesima edizione del Premio Ciampi il prossimo 16 ottobre al Teatro Goldoni di Livorno , è ora un “giovane indiano navaho che cavalca per la prima volta la prateria della vita”( parole di Simone). Il più giovane dei Felice, sprizza energia ed intensità da ogni poro ed ha riunito i fan dei fratelli e di The Duke & The King, un album che i fan di Simone sanno praticamente a memoria, per una set di chiusura festival memorabile mentre sul palco centrale si esibivano i grandissimi Tindersticks. Prima di congedare l’evento e sperare di ritrovarlo nel 2011 non troppo differente da questa più efficiente edizione una ultima segnalazione. Scrivetevi questo nome: Georgia Ruth Williams http://www.myspace.com/breatheandstopmanagement ; ventitre annì, senza contratto, scrive e canta canzoni sulla falsariga di Phoebe Snow, Paul Simon, Libby Titus, Suzanne Vega suonandole con l’arpa ma è quanto di più diametralmente opposto alla presunzione della Newsome. Andatevela ad ascoltare ! Music Will Keep us together!


Ernesto De Pascale

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