Gabriele Coen Jewishexperience – Golem (Alfa Music)


Apprezzato sassofonista, clarinettista e compositore, Gabriele Cohen, è ben noto per essere stato non solo uno dei membri fondatori dei KlezRoym, storico gruppo klezmer italiano, ma anche un profondo conoscitore della musica ebraica, alla quale qualche anno fa ha dedicato uno splendido libro edito da Castelvecchi. Dopo essersi concentrato per alcuni anni sulla fortunata esperienza con gli Atlante Sonoro (riascoltate lo splendido Alhambra di qualche tempo fa), ensamble composto da musicisti di diversa estrazione ma dalla comune passione per il jazz, il musicista romano ha deciso di fare ritorno alla musica ebraica e per l’occasione ha ribattezzato il suo gruppo Gabriele Coen Jewish Experience e con loro ha inciso Golem. Il disco, pur ponendosi sulla scia di quanto fatto da musicisti del calibro di Don Byron o David Krakauer, è una sorta di viaggio nella musica klezmer vista attraverso la lente del jazz, il tutto con senza mai cadere in interpretazione letterarie ne esasperatamente sperimentali. Una giusta via di mezzo, un alchimia sonora che pervade i dieci brani del disco, attraverso il quali veniamo in contatto con l’originalità della riproposta di Coen, e il rispetto per la matrice tradizionale dei singoli brani. Nella raccolta trovano così posto alcuni tradizionali ebraici, due brani di Mickey Katz, uno di John Zorn ma soprattutto due eccellenti composizioni originali che mettono in luce la capacità di filtrare il suono tradizionale attraverso la sensibilità e il desiderio di sperimentare re-inventando. L’ascolto non è mai privo di emozioni, ma anzi si viene letteralmente catturati dalla creatività e dalla perizia con cui i singoli musicisti approcciano i vari brani, intendendosi alla perfezione attraverso un serrato interplay, nel quale giganteggiano Gabriele Coen al sax soprano o al clarinetto, Marco Loddo al contrabbasso e l’eccellente Lutte Berg alla chitarra, che regala momenti di grande musica, non suonando mai scontato ma anzi proponendo sonorità dense di inventiva e genio creativo. Ad aprire il disco sono due tradizionali Glik e Quando El Rey Nimrod, due brani differenti tra loro ma legati dallo stesso andamento malinconico dove a svettare è il sax soprano di Cohen che ricama eccellenti passaggi sonori. Segue poi la struggente Dona Dona, in una rilettura strumentale più veloce, rispetto alla versione cantata da Joan Baez , nella quale però resta integro il significato originario, quasi gli strumenti avessero il potere di ricreare le parole del testo. Si passa così prima alle sonorità arabeggianti di Miseriou, poi alla più sperimentale Mashav che ci porta all’epoca contemporanea con Lutte Berg che rilegge magistralmente John Zorn reinventandolo con maestria ed eleganza. Ottimi sono anche i due omaggi a Mickey Katz, prima con Dance Of The Souls e poi con Come In Peace, entrambe caratterizzate da riletture particolarmente riuscite dal punto di vista sonoro. Il meglio arriva però con i due brani originali ovvero la cinematografica The Very Last Waltz che rimanda a certe melodie tradizionali russe, e la conclusiva Cuban Shalom, un brano dal sapore del divertissment, ma che altro non è se non una preghiera di pace e di amore. Un ultimo messaggio di speranza per un popolo dilaniato dalla guerra. Golem è dunque un disco fatto con passione ma anche acuta progettualità, che non mancherà di sorprendere gli amanti della musica klezmer ma soprattutto i cultori di quel jazz di matrice ebraica che in Don Byron ha visto la sua massima espressione.
Salvatore Esposito